Edizione straordinaria! Arriva il docente di inclusione
Da adesso in avanti non si chiama più insegnante di sostegno, si chiama docente di inclusione!
Ascoltate gente! (Questo poteva dirlo uno strillone di un tempo, quando non c’erano i telegiornali).
La notizia è vera, il governo ha cambiato la terminologia, quando l’ho sentita non ci potevo credere. La mia bocca di solito è sempre aperta, ma questa volta si è spalancata!
Subito ho iniziato a farmi delle domande, del tipo: cosa cambierà concretamente? Quale sarà il ruolo dell’insegnante per l’inclusione? Di chi e di cosa si occuperà? Avremo davvero una scuola più inclusiva?
Non sapevo più dove andare a cercare una risposta, quando, per fortuna, mi sono imbattuto in un'intervista sul web di Dario Ianes, professore ordinario di Pedagogia dell'Inclusione e Presidente della Fondazione Scuola e Ricerca, nonché direttore della casa editrice Erickson, che mi ha schiarito un po’ le idee.
Intanto sostiene che dell’inclusione non debba occuparsi solo questo docente e che quindi gli altri insegnanti se ne possano disinteressare, perché l’inclusione è una materia che riguarda tutta la scuola. Questo insegnante, infatti, dovrebbe implementare le competenze di tutti.
Bella Dario!
Ma la mia curiosità è andata oltre. Mi sono chiesto cosa avrebbe detto il nostro caro Andrea Canevaro rispetto a questo cambio di denominazione e Andrea probabilmente avrebbe reagito ponendo l’accento sulla necessità di “abilitare i contesti”, dato che i contesti di un alunno o un’alunna nella scuola sono tutti i suoi docenti e i suoi compagni.
Abilitare significa perciò “renderli consapevoli, attenti e metodologicamente competenti”.
Come non dare ragione a Canevaro!
Qui ci vogliono risorse da investire sulla scuola, prosegue Ianes, mentre la destra, continua a dire, non vuole investire nella scuola per evitare che i cittadini siano consapevoli e possibilmente non usufruiscano nemmeno del loro diritto di voto, esattamente come fanno nei paesi autoritari.
Il docente di inclusione dovrebbe diventare un insegnante curricolare a tutti gli effetti, come gli altri, per formare e informare tutti i docenti della sua scuola in merito alla cultura dell’inclusione.
Il problema non è “insegnante di sostegno” o “docente di inclusione”, bisogna cambiare la solita vocale, la “o” e mettere la “e” magari accentata, che diventa l’insegnante di sostegno è docente d’inclusione. O no?
Vi lascio con questa riflessione: se una scuola non fosse inclusiva che scuola sarebbe?
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