Sapete qual è una delle paure dell’uomo?
Da quando abita il mondo, l’essere umano si interroga su come lasciare una traccia del proprio passaggio. I modi per farlo sono molti: attraverso la scrittura, la musica, la pittura, il cibo, la moda… Tutte le forme d’arte possono diventare un modo per lasciare un segno nel mondo. Così come la cura degli altri, la medicina e tante altre attività che, in modi diversi, raccontano il nostro passaggio. La vita è come un disco di vinile: bisogna lasciare una traccia per poterla ascoltare.
E sapete qual è il mio modo di lasciare una traccia? Ovviamente, dopo le relazioni con le persone, ho scelto la scrittura. Scrivere articoli e libri è il mio modo di lasciare segni, pensieri e parole. Recentemente, al Social Hub di Bologna, si è svolto l’incontro di presentazione del mio libro Scritti Imprudenti, pubblicato dalle edizioni la meridiana. Si è parlato dell’importanza dello stare insieme, di quanto tutti abbiamo bisogno dell’altro per poter vivere, raccontarci e, in qualche modo, definirci. Perché senza qualcuno accanto, ognuno di noi rischia di vivere con qualcosa in meno.
Il giornalista Nicola Rabbi ha sostituito degnamente Federico Taddia, che all’ultimo momento era impegnato in una registrazione con Fiorello. Nicola ha condotto la discussione, ripercorrendo la storia di come, nel tempo, la disabilità è stata vissuta dalla/nella società. Si è parlato di inserimento, integrazione e, infine, di inclusione delle persone con disabilità all’interno dei diversi contesti sociali. Inoltre, si è affrontato il tema dei mass media e di come questi siano in grado di cambiare l’immagine collettiva della disabilità attraverso ciò che viene rappresentato. Soprattutto, attraverso quello che si sceglie di mostrare e raccontare.
Riprendendo la storia del Centro Documentazione Handicap (CDH) e della Cooperativa Accaparlante, è riemerso il concetto di un’“Acca” parlante, per l’appunto: un’Acca, quella di Handicap, non più muta, ma in grado di parlare, raccontare e relazionarsi ad altro, se unita a un’altra lettera. Se uniamo l’Acca a una lettera, nuove parole prendono forma e significato. Allo stesso modo, quando una persona con disabilità viene unita, associata a qualcun altro o a qualcos’altro, nuove relazioni prendono vita.
Hanno preso la parola anche Lucia Cominoli, ufficio stampa della Coop. Accaparlante, e Marco Sarti, educatore del Progetto Calamaio che hanno raccontato, a partire dalla loro esperienza di collaborazione, come si costruiscono un articolo e un incontro di formazione quando si ha un modo di comunicare alternativo. In questi casi, ciò che si produce è un articolo o un momento condiviso, un progetto in comune frutto del dialogo tra due persone.
A concludere l’incontro c’è stata poi una riflessione sul termine “bisogno”. Un bisogno non è solo una necessità: se scomponiamo la parola, ci troveremo davanti un bi-sogno, un doppio sogno, qualcosa da condividere. Perché anche sognare è qualcosa che può essere condiviso. E forse, proprio per questo, bisogna imparare a sognare.
E voi avete dei sogni o solo dei bisogni? Scrivetemi a





