Un documentario per cambiare i pregiudizi

di Anna Contardi, assistente sociale, coordinatrice dell'Associazione Italiana Persone Down di Roma

“Le chiavi in tasca” è il primo filmato che abbiamo prodotto nel 1985. Molta gente non conosce le persone con la sindrome di down e parlare di loro senza farli parlare direttamente ci sembrava una cosa che non riuscisse a comunicare in modo adeguato chi fossero le persone down e anche la loro diversità e la loro molteplicità. Per cui partimmo all’inizio casualmente con un regista (Roberto Capanna) che collaborava con noi. Iniziammo con un film in cui volutamente non parlano mai gli esperti; in quel film parlavano molto le famiglie e molto le persone down stesse. Il tema del film era chi fossero le persone down, in tutte le loro fasce di età, partendo dalla comunicazione della diagnosi fino agli adulti che lavoravano.
L’informazione è una delle linee guida della nostra associazione - l’Associazione Italiana Persone Down -, per questo abbiamo fatto una serie di documentari. I più recenti e significativi sono “Ragazzi in gamba” che è dell’86, un documentario che era nato per aiutare le persone ad essere autonome e aveva espressamente uno scopo didattico.

L’affettività per le persone down
Ma la sfida più alta sul documentario è stata “A proposito di sentimenti”, un film girato da Daniele Segre a cui proponemmo di fare un’opera sull’amore dato che ci sembrava che valesse la pena di far conoscere questo argomento. Abbiamo avuto la fortuna di vendere il soggetto alla RAI e questo ci ha permesso di avere i finanziamenti necessari. Il film prendeva spunto da alcune storie di coppie che decisero di raccontare la loro esperienza. Presentammo il film al festival di Venezia che entrò quindi in un circuito normale, non speciale. Il film è passato anche su Rai 3 in seconda serata ed è circolato all’estero sottotitolato, approdando infine in un festival di film d’amore a Parigi. In Italia è stato utilizzato con le famiglie o con un pubblico normale come momento di riflessione sui sentimenti, sulla molteplicità dei caratteri delle persone down: lo usiamo anche in attività di formazione per operatori e anche con gli studenti nelle scuole superiori.
Non si tratta di una fiction; il film è girato con una tecnica da film e non tanto con quella del documentario classico. Abbiamo costruito infatti un set dove la gente si raccontava e le loro storie venivano intervallate da immagini quotidiane; la struttura è dunque filmica, però è un film verità.
In questo caso il soggetto del film è stato scritto direttamente da me. Abbiamo scelto i temi che volevamo affrontare, ovvero cosa vuol dire essere fidanzati per due persone down, il tema della sessualità, della gelosia… poi il film è stato realizzato con un lavoro di squadra. La tecnica che abbiamo adottato consisteva nel far partire la conversazione con i ragazzi; ponevamo loro alcune domande poi lasciavamo che i discorsi cominciassero a svilupparsi senza interruzioni da parte nostra.

Far “vedere” l’autonomia e il lavoro
Abbiamo fatto un film dedicato ai temi del lavoro “Lavoratori in corso” con un altro regista -Cristian Angeli - lo stesso che aveva curato “Ragazzi in gamba”, il nostro secondo film.
“Lavoratori in corso” ha una struttura più classica dato che è un film ad episodi, dove alcune persone down lavorano o stanno cercando un lavoro.
Con Segre abbiamo fatto il nostro ultimo film nel 2006 che è “Futuro presente” che tratta i temi dell’autonomia e dell’uscita dalla casa dei genitori; abbiamo raccontato la storia di persone down di età differenti, dall’adolescenza all’età adulta. Il filmato è stato montato seguendo cronologicamente una normale giornata a Roma, dalla mattina alla sera, in cui incontriamo tante persone down che fanno cose diverse. L’idea delle storie è mia, il montaggio è opera di Segre. Abbiamo prima documentato tutto quello che volevamo raccontare e poi abbiamo trovato un filo logico che potesse aiutare lo spettatore nella comprensione dei temi.
Come associazione usiamo molto il video amatoriale ma per questi documentari ci affidiamo a mezzi più professionali visto che sono rivolti ad un pubblico più ampio e cerchiamo di trasmetterli in televisione. Noi usiamo comunque molto l’immagine anche per il lavoro interno dell’associazione, per lavorare con i ragazzi, con le famiglie, con gli educatori.
Tutti i protagonisti dei nostri film erano molto consapevoli di quello che stavano facendo dato non c’era una telecamera nascosta, i patti erano chiari; nella lavorazione tutte le volte che qualche persona down ha manifestato dei disagi, quelle parti sono state eliminate. Per alcune persone il film è stata un’occasione di riflessione, come è il caso del film “A proposito di sentimenti”. Abbiamo coinvolto anche protagonisti differenti per ogni film.
L’effetto che questi video hanno avuto sul pubblico non so valutarlo, forse lo possiamo misurare nel ritorno avuto sui mass media in certe occasioni come a Venezia. Questi film però sono utili a cambiare una certa mentalità ma l’effetto più importante di cambiamento è causato dall’incontro diretto.
Prossimamente vorremmo fare un film sulla scuola ma non sappiamo quando, non abbiamo ancora un finanziatore, queste cose costano, dato che per un film professionale occorrono circa 50 mila euro.

Tv, film e disabilità
Fino a 20 anni fa si parlava in televisione di persone con handicap intellettivo soltanto per fatti di cronaca negativi o in termini pietistici e questo è il motivo per cui ci siamo messi a raccontare in un altro modo la disabilità. Ma in questi ultimi anni ci sono stati dei cambiamenti, le persone con la sindrome di down sono “passati” in televisione in modo diverso; cominciamo a vederli nei film di fiction, la prima volta in “Johnny Stecchino” che è del 1991, poi c’è stato “L’Ottavo giorno”, che ha avuto la Palma d’oro a Cannes nel 1996 e altri ancora (ricordo “Ti voglio bene Eugenio”); di tutti questi il più geniale è “Johnny Stecchino” dove il disabile diventa un personaggio fra tanti altri. Negli ultimi anni questo cambiamento è avvenuto anche nei telefilm nostrani. Questo tipo di presenze di disabili nei film sono molto positive perché cominciano a far vedere che le persone down sono persone come le altre.
Per quanto riguarda l’informazione ci sono state esperienze interessanti come “Racconti di vita”, sono però esperienze di nicchia. Sull’intrattenimento televisivo, ci sarebbe molto da dire, sto pensando ai talk show, alle trasmissioni di Maurizio Costanzo, ad “Amici”, alle “Iene”… da una parte è utile il fatto che i disabili “entrino” anche li ma il problema è quello di non sostituire vecchi stereotipi con nuovi. Ad esempio Maurizio Costanzo Show è una trasmissione che tende a creare nuovi stereotipi; altre trasmissioni tipo “C’è posta per te” corrono il rischio invece della caricatura. Se una persona down viene ridicolizzata in una trasmissione il rischio è che questa immagine venga trasferita a chi vede questa trasmissione. Perché questo non accada i curatori dei programmi devono imparare a trattare gli adulti da adulti, a non avere atteggiamenti infantilizzanti e così via.
L’esperienza dell’”Iene” invece è stata buona e ha affrontato il problema in modo corretto.

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