Professioni socio-educative

L'educatore disabile

01/01/1997 - Roberto Ghezzo

Riportiamo di seguito un capitolo tratto da Progetto Calamaio, la cultura della diversità a scuola, a cura di Sonia Pergolesi e Claudio Imprudente, UTET Editore, TO, 1997.

Dagli atzechi ai sioux

01/01/1987 - Daniele Chitti

Una storia dei servizi sociali

Proposta degli operatori dell'handicap adulto

01/01/1988 - Collettivo Centro Diurno Handicappati USL n. 27

Proliferano da qualche tempo documenti e riflessioni sugli handicappati “gravi”; in età adulta e sulle possibili risposte. non a caso i primi
centri risalgono a 20 anni fa e quindi, i bambini di allora sono diventati
grandi, i loro genitori sono invecchiati, le possibilità di inserimento nel
mondo del lavoro sono inesistenti, la riabilitazione viene sostituita dal
“mantenimento”
dall'altra parte ci sono le persone che lavorano nei centri per
“gravi”: qualcuno di loro non si rassegna alla logica
dell'assistenzialismo, non ingurgita acriticamente i progetti degli enti locali,
non si lascia andare alla ruotine. Anzi, qualcuno pensa, produce, propone: ecco ad
esempio qualche spunto teorico sull'handicap in età adulta, uno stralcio della
relazione annuale del centro diurno di via tovaglie, un centro per gravi,
appunto!

Il luogo comune dell'handicap psichico

01/01/1988 - Stefano Cifiello

Questo contributo vuole toccare un aspetto del “problema” handicap a
cui credo, per una serie di cause che cercheremo di esaminare, non si è ma
prestato sufficiente attenzione. Cercheremo di domandarci, infatti, attraverso quale
storia quale percorso persone che non presentano né menomazioni
genetiche, fisiche o sensoriali neppure apparenti, i cosiddetti
“handicappati psichici”, possono approdare a questo ruolo. perché,
dunque se un bambino presenta una serie d sintomi psichici, è più spesso
considerato handicappato che non ossessivo psicotico, fobico ecc.

Un centro per autolesionisti?

01/01/1990 - Cristina Bollini

E' abbastanza raro che sulle pagine di Accaparlante siano apparse riflessioni sulla vita dei centri per handicappati, sulle persone che ci "vivono", sulle loro dinamiche, i problemi e le conquiste. Alla fine si ha l'impressione che siano ambiti chiusi in se stessi, che si vivono la contraddizione tra il bisogno di dire e l'incapacità a fare i primi passi.
Questo articolo di Cristina Bollini, educatrice professionale presso il centro diurno per handicappati gravi "Casa Gialla" di Bologna, vuole essere anche uno stimolo per avviare finalmente la discussione su queste realtà.

Curiosa professione: far star bene!

01/01/1990 - Adriana Mari

Nove anni di lavoro nel sociale di cui gli ultimi cinque presso il centro diurno per handicappati gravi "Nelda Zanichelli" di San Lazzaro.
Questo in estrema sintesi il percorso di Adriana Mari, educatrice, che è approdata a questa professione spinta da una motivazione di fondo: "credere alla solidarietà in quanto pratica di vita, solidarietà vissuta con spirito laico e con un certo disincanto". A partire da questo "sfondo", ma astraendo dalla dimensione individuale, Adriana Mari cerca di rintracciare in questo articolo i contenuti comuni che condivide con i suoi colleghi, cosciente comunque della parzialità di qualsiasi interpretazione: "quali sono le motivazioni profonde che portano una persona non tanto ad iniziare quanto a continuare a fare l'educatore? A riconoscersi in una professione che coinvolge l'individuo nelle sue totalità, che non offre grosse gratificazioni né dal punto di vista economico ne da quello dell'immagine sociale?".

Educativo è lo stile di un servizio

01/01/2002 - Davide Rambaldi

Questo numero di HP si occuperà del lavoro educativo nell'ambito delle tossicodipendenze, o come meglio si usa dire oggi, delle dipendenze patologiche. Non ha alcuna pretesa esaustiva né

Editoriale

01/01/2002 - Davide Rambaldi

Cosa troverete in questo numero di HP.
Troverete pensieri, esperienze, voci attorno al problema della tossicodipendenza.
Voci di chi vi lavora, voci di chi ne vive o ne ha vissuto in prima

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