La storia del Seneca Caffé

2009-2014: Seneca, un caffè itinerante per un percorso di integrazione

di Davide Ognibene (*)

Il Seneca Caffè ha sempre cercato di caratterizzarsi come un luogo di accoglienza non solo per gli anziani individuati come target di riferimento specifico o per i parenti e le persone che si occupano della loro assistenza quotidiana, ma anche come luogo rivolto verso tutti i cittadini e le risorse del territorio che possono in vario modo fornire un contributo per favorire una maggiore integrazione di questo spazio nel territorio.

La peculiarità di questa esperienza sta proprio nel tentativo di integrarsi il più possibile nella comunità locale. Ricollocare la persona con demenza al centro della vita della città, significa romperne l’isolamento, stimolare le relazioni, superare lo stigma, favorire la coesione sociale e la “presa in carico” collettiva della malattia. Nella progettazione, tutto questo si traduce in un percorso d’integrazione fatto di occasioni nuove, collegamenti inaspettati. Il nostro è un “caffè itinerante”, che si sposta dove la comunità s’incontra e vive: nei bar pubblici, nei centri sociali, nelle piazze e nei giardini pubblici.
Un percorso caratterizzato da nuovi momenti d’incontro e dal “vivere” la comunità a volte in maniera anche inattesa.

Come tutte le novità o i progetti sperimentali, anche il Seneca Caffè ha riscontrato agli inizi del suo percorso alcune difficoltà, in particolare nel farsi riconoscere e nel riuscire a integrarsi nel territorio.
Originariamente, infatti, il Seneca ha mosso i suoi primi passi in un luogo defilato dal centro del paese ma individuato come spazio ideale per una maggior visibilità del progetto ed effettiva integrazione con un centro di aggregazione frequentato da possibili fruitori del Seneca Caffè.

Analizzando i dati emersi nei primi due anni di vita del Seneca, si è riflettuto su come la posizione di uno spazio di questo tipo rispetto alla città e il suo setting, fosse un fattore importante per permettere di stabilire quale sarebbe stata la tipologia di utenti e in quale numero, quali le attività da proporre e quali, per mancanza di spazio, sarebbe stato opportuno evitare.
Partendo da queste considerazioni, a partire dal 2010, come sede principale del Seneca Caffè, pur mantenendo la sua caratteristica di percorso itinerante, è stato individuato il Centro Diurno di Crevalcore, uno spazio conosciuto e ben accessibile essendo situato nel centro del paese.

I clienti del caffé

Tutto questo perché si è ritenuto importante come l’individuazione di uno spazio di questo tipo all’interno di un ambito sociale, avrebbe potuto favorire il coinvolgimento di un numero maggiore di utenti. Questa posizione nel tempo ha sicuramente garantito una maggiore considerazione e visibilità da parte di tutti i cittadini, fruitori o possibili fruitori del Seneca Caffè, portando a un significativo aumento del numero di partecipanti a questo servizio da una media di 2 anziani nel 2009 per arrivare a una media di 10 anziani nel 2014 (senza considerare parenti, volontari e cittadini comuni).

Complessivamente nel periodo di osservazione dal 2009 fino a giugno 2014, sono 36 in totale gli anziani che hanno usufruito di questo luogo frequentando almeno tre incontri nel corso dell’anno, a queste vanno aggiunti i parenti e chi si occupa della loro assistenza quotidiana, oltre ai volontari e a chi a vario titolo ha contribuito alla promozione e all’organizzazione di questo spazio d’incontro (si parla della partecipazione di ulteriori 46 persone in totale).

Cosa si fa li?

L’inizio delle attività del Seneca Caffè generalmente avviene nel mese di ottobre, per concludersi a giugno dell’anno successivo, per un totale di 18 incontri all’anno, che si realizzano di sabato pomeriggio con cadenza bisettimanale.
La durata di ogni incontro è di circa tre ore, durante il quale l’operatore e i volontari preparano la sala circa mezz’ora prima dell’arrivo degli ospiti, organizzando la loro accoglienza, momento importante per creare il clima giusto nella gestione del gruppo e che deve essere molto curata e a forte intensità umana per evitare all’anziano lo stress indotto dal cambiamento di ambiente. Fondamentalmente ogni incontro è suddiviso in tre momenti principali: l’accoglienza come detto, il momento dell’attività e il saluto finale, durante il quale viene sempre offerto ai partecipanti un piccolo rinfresco con dolci e bevande, particolarmente gradito e che favorisce un ulteriore momento di socializzazione, in particolare tra i parenti e gli accompagnatori degli anziani al Seneca.

Le attività svolte nei Caffè sono le più svariate e legate alla presenza di competenze e sensibilità locali. Si deve però sottolineare che le varie attività devono essere strettamente cadenzate, per prevenire l’ansia e la frustrazione dell’attesa da parte degli ospiti e le incertezze del parenti e partecipanti, che rischiano di produrre risposte banali.
Nello specifico si organizzano attività di tipo ludico-relazionale che stimolano le capacità residue e favoriscano la socializzazione (come la tombola o il gioco delle parole scappate), attività di tipo ricreativo e di socializzazione centrata sulla necessità e l’efficacia del mantenere un contatto con la realtà esterna (nel corso degli anni diversi sono stati i momenti organizzati in cui i partecipanti al Seneca Caffè erano accolti come ospiti in diverse realtà del territorio come la Casa del Giovane, il Circolo MCL di Palata Pepoli, la parrocchia di Sammartini e l’ARCI di Caselle), attività di tipo ricreativo e relazionale al fine di coinvolgere gli anziani in un evento importante, com’è risultato essere organizzare e festeggiare ricorrenze che evocano ricordi, emozioni e sentimenti particolari (Pasqua, Natale, S.Martino ...).

Nel corso degli anni alcune attività sono state riproposte, considerato gli ottimi risultati ottenuti a livello di partecipazione e di gradimento (tombola, attività manuali come la preparazione dei tortellini, delle sfrappole e dei biscotti e organizzazione di feste a tema con la partecipazione di gruppi canori del territorio), ma sono state anche sperimentate nuove attività, alcune delle quali particolarmente gradite dai partecipanti al Seneca Caffè (l’incontro con i bambini delle scuole elementari e l’autrice Arianna Papini, i Burattini di Mattia, il Future Lab).

A causa del terremoto del 2012, non è stato possibile riproporre attività che negli anni precedenti erano andate molto bene, come la collaborazione con la Casa del Giovane e la parroccia di Sammartini; nell’ultimo anno è stato possibile però collaborare con nuove risorse del territorio, in particolare con la Libreria del Portico di Crevalcore, grazie alla quale sono stati organizzati due momenti in cui è stato possibile stimolare la memoria dei partecipanti attraverso i racconti e le zirudele di una volta.

I volontari

In tutti questi anni si è rivelato particolarmente prezioso l’apporto fornito dai volontari (per quanto riguarda ad esempio la raccolta fondi tramite il mercatino, da reinvestire in varie attività sempre rivolte al Seneca Caffè) e dai parenti, anche nel proporre nuove attività e nel fornire informazioni su anziani che avrebbero potuto eventualmente partecipare al Seneca.
Questo impulso a una partecipazione attiva dei volontari e dei parenti, oltre ad altri cittadini del territorio, nell’organizzazione delle attività e nella ricerca di risorse di vario genere, rappresenta un aspetto importante e uno degli obiettivi principali di questo progetto.

Spunti di riflessione dall’esperienza

L’esperienza del Seneca Caffè, nelle sue diverse realizzazioni, è estremamente positiva. Si costruisce infatti un approccio nuovo alla conoscenza del malato e dei suoi bisogni, facendo emergere una visione “sociale” delle demenze, che non nega l’ambito biologico del disturbo, ma lo colloca in una dimensione quotidiana, nella quale i sintomi si sviluppano ed esercitano un’influenza sulle dinamiche vitali (sociali e relazionali in particolare).

Non è possibile dimostrare oggettivamente con i dati raccolti una relazione diretta tra la frequentazione a questo spazio dedicato e i miglioramenti osservati; è però indubbio che un intervento a supporto dei familiari, che influenza non solo positivamente la loro qualità di vita, ma allo stesso tempo i sintomi comportamentali dell’anziano ed il mantenimento delle sue residue funzioni cognitive, assume una rilevante importanza nel panorama degli strumenti per la “care” delle persone affette da malattia di Alzheimer e da altre forme di demenza.

Questi luoghi, e in particolare il Seneca Caffè per le sue specificità descritte, non sono né un luogo di ritrovo come un Centro Sociale, né un ufficio dei servizi sociali del Comune e né solamente luoghi di informazione sulle demenze; al contrario, possono riassumere i punti di forza di ciascuno di questi luoghi per fornire al cittadino un servizio utile e strutturato.
E’ importante sottolineare come sia fondamentale un certo livello di autonomia e di creatività nell’organizzazione di questi spazi per arrivare a risultati significativi. In particolare occorre trovare un equilibrio tra aspetti strutturati e spontanei, perché solo in questo modo si ottiene un’elevata qualità delle prestazioni assistenziali.

Ci piace pensare al Seneca Caffè come un’isola, in un mare talvolta inospitale, sulla quale chi è ammalato e chi vive con lui può trovare un punto d’appoggio che, sebbene temporaneo, può aiutarlo a “restare a galla”; spetta alla collettività impedire che l’isola sia travolta dalla forza dell’acqua.
Si potrebbe concludere che nel Seneca Caffè si realizza una sintesi tra l’impegno personale generoso e volontario e il desiderio di migliorare attraverso questo lavoro la nostra società. E’ la visione personalistica per la quale coloro che compiono e che ricevono un atto di cura sono strettamente legati, non solo sul piano della relazione, ma soprattutto dal reciproco miglioramento, che progressivamente assume dimensioni comunitarie.
 

(*) Educatore e animatore del Seneca Café