Il corpo sonoro: interazione tra corpo e suono

01/09/2014 - di Riccardo De Ferrari operatore socio-sanitario diplomato in musicoterapia

Il secondo intervento è un percorso di ricerca del proprio suono-voce, attraverso l’esplorazione delle capacità del corpo-strumento.

Il contributo della musica nel laboratorio teatrale, inizialmente, nella mia esperienza si limitava al primo dei due momenti. 

Dopo aver frequentato il corso di musicoterapia e aver fatto esperienza di interventi musicoterapici individuali e di gruppo, ho avuto la possibilità di iniziare a collaborare con un gruppo di persone dalle competenze diverse accomunate dal desiderio di condividere un progetto.

Il laboratorio teatrale è la cornice ideale. 

Abbiamo quindi iniziato a collaborare alla conduzione di un laboratorio multidisciplinare.

In questo contesto mi sono dedicato alla scelta dei suggerimenti musicali più indicati ad accompagnare le varie fasi dell’attività, mettendo a disposizione competenze più musicali che musicoterapiche.

L’impianto nel nostro laboratorio prevede quasi sempre una colonna sonora.

Nelle fasi dedicate al rilassamento e al riscaldamento non c’è musica, ma un lieve tappeto di suoni distensivi e armonici con il minor apporto possibile di melodia e ritmo che potrebbero deviare l’attenzione, che deve essere concentrata sulla guida del conduttore.

Negozi specializzati, internet, supermercati hanno una ricca offerta di musica per rilassamento, in un qualsiasi di questi contesti si può trovare il suono più adatto alla nostra sensibilità. 

La parte centrale dell’attività è dedicata all’esplorazione delle proprie possibilità espressive attraverso l’utilizzo di un linguaggio intermodale.

Per quanto riguarda l’arteterapia la musica ha una funzione di accompagnamento, talvolta non viene utilizzata per lasciare che l’espressione creativa si raccolga intorno al segno. Lo stesso vale per la videoarteterapia.

Un maggiore impiego della musica avviene all’interno dell’intervento di pedagogia teatrale, dove la musica “condiziona” il movimento; nel caso specifico deve accompagnarlo, facilitarlo, fare in modo che ispiri il gesto. 

L’attenzione nella scelta è determinata dal fatto che il brano non accompagna una danza, ma dà luce a una rappresentazione: non deve seguire un ritmo, non deve evocare una particolare atmosfera, ma al tempo stesso può avere una sua struttura riconoscibile. 

Non esiste la musica “giusta”: la scelta è condizionata dalle sensibilità e dai gusti dei singoli, sta di fatto che certa musica “funziona”.

La mia esperienza mi induce a consigliarvi l’ascolto di un gruppo newyorkese, i Clogs, e del loro disco Lantern: un esempio per farvi capire di che cosa sto parlando. 

Il secondo intervento, di natura musicale, si sviluppa attraverso l’ascolto del proprio suono interiore e della sua espressione. 

Il percorso che mi ha portato a questo tipo di proposta è passato attraverso vari stadi.

Per diversi anni il mio intervento all’interno del laboratorio si limitava all’azione di accompagnamento, a volte a un’animazione musicale di gruppo.

L’obiettivo era quello di creare un gruppo in grado di esprimere le proprie emozioni, desideri e bisogni, per trasformarle poi, con l’aiuto dei conduttori, in un plot narrativo.

I partecipanti, stimolati da proposte ludiche, si lasciavano andare e si esprimevano liberamente.

Quando abbiamo iniziato a fare percorsi formativi con operatori la proposta musicoterapica tradizionale non mi sembrava congrua.