A Mandya si mette alla prova la riabilitazione su base comunitaria

21/05/2014

a cura di Nicola Rabbi

Sunil Deepak, medico di origine indiana è il responsabile dell’ufficio scientifico dell’Aifo dove lavora come cooperante da 22 anni. Il progetto Mandya in India è iniziato nel 2008 con una ricerca sull’esperienza della riabilitazione su base comunitaria (CBR). Dato che le persone che lavorano in questo campo sono spesso sociologi, sulla CBR esistono soprattutto dei racconti, dei rapporti descrittivi e poco o quasi niente materiale scientifico per dire se questo approccio cambia e migliora la vita delle persone disabili. Le istituzioni e gli esperti di riabilitazione considerano la CBR come qualcosa da paesi in via di sviluppo, per paesi poveri, non come valida alternativa.

Madya si trova a 150 km a sud ovest di Bangalore: è un distretto con due milioni di abitanti per 5 mila km quadrati. In accordo con l’Oms che promuove la CBR abbiamo voluto fare una ricerca sulla validità del metodo e anche sui suoi limiti proprio in questa località. Da dieci anni due ONG sul territorio sostenuti da Aifo, lavorano secondo principi della CBR e hanno coinvolto, nel corso del tempo, 22 mila persone disabili. In generale la cultura locale non è accogliente, in una società povera se uno non contribuisce a far entrare qualcosa viene messo in secondo piano, ma questo per necessità, non c’è spazio per pensieri romantici; le aree rurali possono essere feroci verso i disabili, le donne, i ragazzi tutti quelli che sono concepiti come diversi.

I disabili sono pochi in queste regioni, sopravvivono meno degli altri. Di solito il mondo è fatto per le persone che stanno bene, non per chi ha problemi. Le università di Firenze, Londra e Bangalore, che collaborano alla ricerca, hanno somministrato delle interviste e poi realizzato un’indagine statistica-sociologica. Abbiamo però pensato che poteva essere valutata la CBR non solo da un punto di vista scientifico ma utilizzando gli stessi disabili come ricercatori; all’inizio dicevano che non era possibile fare diventare dei ricercatori delle persone che erano analfabete; e invece, grazie a dei ricercatori dell’università anche loro disabili che sono serviti da gruppo di sostegno, questo è stato possibile.

Aifo ha partecipato come coordinamento e stimolo del fatto che questa iniziativa poteva essere fatta da persone disabili. Per il pedadogista Paulo Freire anche le persone analfabete capiscono la loro situazione, sono in grado di capire, anche se non riescono a rielaborarla in un linguaggio colto; ma se una persona povera riesce a elaborarla in un linguaggio che si capisce questo porta all’emancipazione. Non potevamo coinvolgere 22 mila individui ma abbiamo coinvolto le persone a diversi livelli; abbiamo individuato 26 persone che rappresentano tutte le disabilità, gente del posto, con titoli di studio diversi; questo gruppo ha fatto incontri con altre persone disabili per cercare di capire come fare la ricerca; hanno individuato 8 aree legate al tema della disabilità e hanno identificato 5 temi legati all’ambito di intervento (lavoro, salute, educazione, empowerment, legislazione) e gruppi di auto aiuto e associazioni dei disabili. Hanno infine individuato altri temi più trasversali (violenza, tempo libero, povertà…). Su ogni tema (22 in tutto) hanno fatto delle riunioni, che duravano anche dei giorni, coinvolgendo persone disabili. Come metodologia hanno utilizzato le storie di vita cercando di capire quali erano i loro problemi e in che misura il CBR li aveva aiutati a risolverli.

Alla fine di ogni riunione hanno documentato il tutto attraverso il filmato di circa un’ora. I risultati di questo lavoro di analisi non sono univoci ma sono complessi; la CBR ha aiutato le persone ad accedere ai servizi, ha aiutato certi gruppi di persone disabili ma altre sono rimaste escluse e stiamo parlando delle persone ammalate di lebbra, le persone epilettiche, i malati mentali. Il progetto è finito nell’aprile, in tutto sono state coinvolte 400 persone disabili, senza contare tutte quelle che hanno visto il video. Ogni volta che li vedo, mi rendo conto di come sono cambiati durante tutto questo lavoro: sono diventate persone più consapevoli. Ben 13 persone del gruppo si sono state candidate alle elezioni comunitarie.

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Mondo e Terzo Mondo