Sotto la maschera, Superabile, Marzo 2014

03/03/2014 - Claudio Imprudente
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A Carnevale ogni scherzo vale? Il carnevale - le nostre care maschere ce lo confermano - è il tempo dell'eccezionalità, del ribaltamento dei ruoli, del sovvertimento dell'ordine costituito.

Di questo chiacchieravo con i miei colleghi del Progetto Calamaio. Stefania era d'accordo con il mio punto di vista: "Le maschere sono il segno del cambiamento e del rovesciamento di ruoli, in generale sono completamente d'accordo con te. Grazie al nostro lavoro sono andata nelle scuole dell'infanzia e per anni abbiamo drammatizzato varie fiabe, mi sono travestita, ho interpretato diversi ruoli. Con il travestimento ho cambiato la mia solita immagine di persona con disabilità presentandomi con un'altra identità. La disabile protagonista. Un rovesciamento dello stereotipo appunto."

A Mario, il filosofo del gruppo, ho chiesto se avrebbe indossato la sua maschera preferita per tutta la vita, nascondendo così la sua disabilità. La sua risposta è bellissima: " È bello essere spettatore nel grande teatro della vita, scoprire il copione svolgersi poco per volta, rivestendo le maschere emozionali di tutti: protagonisti, comprimari, caratteristi e figuranti. Saltellando, freneticamente o pacatamente, da un ruolo all'altro, è stuzzicante vestire i panni altrui e i propri in una girandola vorticosa di successi e fallimenti. La maschera che si indossa muta sembianza a seconda delle diverse circostanze nelle quali ci si trova ad agire e ciclicamente torna ad emergere nella sua integrità. La vita conduce in direzioni che non sono sempre dettate dal timoniere, dal titolare della maschera che, dunque, adatta le sue caratteristiche più peculiari all'ambiente circostante, perdendo e ritrovando un filo conduttore che non gli appartiene ma che sente comunque suo. È più che naturale, in questo gioco di ruoli, desiderare di rivestire compiti e immagini diversi per accettare, maggiormente e di buon grado, la realtà che si sta vivendo. È fondamentale però non staccarsi troppo dal proprio copione e saperne sposare la sua tipicità unica ed irripetibile. Infatti, uno dei segreti per vivere quanto più possibile bene, è accettare le infinite maschere del proprio essere con la curiosità tipica del fanciullo che inizia a scoprire il mondo".

Tiziana, la più giovane del gruppo, mi ha confidato di aver cambiato la sua maschera tante volte, dovendo adattare la usa disabilità ai contesti più differenti. Tra le tante considerazioni ed esperienze è emerso comunque un concetto fondamentale condiviso da tutti. Va bene la maschera il giorno di Carnevale, ma per il resto dell'anno cerchiamo di essere noi stessi. D'altra parte la disabilità è stata fin troppo nascosta. E' ora di mostrarci per quello che siamo. Cosa ne pensate? Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina facebook. (Claudio Imprudente)