Oltre il buio, verso la luce , Il messaggero di Sant'Antonio, Aprile 2013

11/04/2013 - Claudio Imprudente
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Alcune volte è difficile rappresentare un sentimento o un momento importante con un’immagine. Ad esempio, se penso alla bontà mi viene in mente una colomba bianca, se penso all’amore immagino un cuore rosso che palpita, quando penso alla solitudine vedo un anziano, seduto da solo nell’angolo di un bar. Potrei continuare all’infinito. A ogni concetto corrisponde un’immagine. In questo periodo pasquale il pensiero è andato spesso a Gesù, alla sua passione e, di conseguenza, alla sua risurrezione. Da qui ho maturato il mio sguardo. Mi sono accorto che, mentre la crocifissione rappresenta un’immagine nota, ben visibile e consolidata, la risurrezione manca quasi totalmente di iconografia. Provate, per esempio, a chiedere a un bambino di rappresentare il momento della crocifissione. Si susseguiranno le consuete simbologie, la croce e la sofferenza. Ora fate lo stesso con la parola «risurrezione». Vedrete che ognuno spenderà una propria visione, una propria riflessione o una propria idea, il più delle volte personalissima e originale. Nel mio immaginario c’è una pietra che rotola via e lascia passare un raggio di luce, come suggerito dal Vangelo di Giovanni (20,11-18). In fondo, ognuno ha le proprie pietre da smuovere, pietre grandi o piccole, lisce o ruvide, più o meno pesanti. Pietre che impediscono di guardare oltre ai semplici colori del nostro buio, come tra l’altro cantava Roberto Vecchioni.

Pochi giorni fa ho ricevuto la lettera di un amico. Mi segnalava la storia semplice di un uomo che sta riscoprendo la luce, dopo aver visto il buio. Il caotico buio del coma, in cui era precipitato a seguito di un incidente. Vi lascio alcune sue significative parole. «Buona vita, è quella che sto cercando adesso. E in parte ho ritrovato, o meglio, sto riscoprendo. Mi sono fermato in un momento della mia vita nel quale andava tutto bene: una bella famiglia, un buon lavoro, una bella casa, una vita piena. Poi all’improvviso mi ha risvegliato una voce che spiegava quello che era successo. La voce di mia moglie, l’unica che ricordo. Io ero nel buio, non vedevo, non parlavo, non sentivo il mio corpo. Solo nero e non capivo. Dopo qualche tempo il buio è diventato grigio, il grigio si è trasformato in ombre, le ombre sono diventate forme sfocate».
In questo caso la pietra è rotolata via e la luce è rientrata. Ma non serve un coma per parlare di pietre. Ognuno di noi, infatti, ha una pietra da smuovere, a volte un vero e proprio macigno. Ognuno prima o poi deve fare i conti col passato o col presente, che finiscono per condizionarci oppure, nell’ipotesi migliore, per rimetterci in gioco e spronarci a nuova vita. Credo che per tutti sia possibile uscire dalle proprie perdite di coscienza, dai propri sonni, recuperare e abbandonarsi a quei sentimenti originari e primigeni come l’amore e la fiducia.

Basta trovare qualcosa o qualcuno per cui valga la pena farlo.
E voi, che cosa ne pensate? Raccontatemi le vostre pietre e le vostre risurrezioni. Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.