Stelle in polvere, Superabile, Marzo 2013

06/03/2013 - Claudio Imprudente
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"Il fatto è che troppo spesso abbiamo dimenticato che erano solo le sue gambe ad essere fatte di titanio, il suo corpo, il suo cuore, la sua anima, non erano fatti di metallo indistruttibile. Tutti abbiamo sempre dimenticato che lui è un ragazzo normale, e purtroppo anche una vicenda così tragica entra nell'ambito della "normalità". Quanti casi purtroppo simili a questo si sentono ogni giorno... Le persone diversamente abili non sono per forza migliori dei normodotati, ed è giusto così."

Questo è solo uno stralcio di una delle decine di mail che mi sono giunte sul "caso Pistorius". Lettere indignate, di rabbia, di tristezza e di sgomento, persone normodotate e con disabilità che avevano "adottato" un mito, ora ridotto completamente in frantumi. Il caso è indubbiamente terribile, e sinceramente fa male a tutti, al mondo dello sport, al mondo della disabilità e in primis, non dimentichiamolo, a Reeva Steenkamp e ai suoi affetti. Non ci soffermeremo sulla tragedia in sé, anche perché ogni giorno escono nuove notizie, sviluppi veri e falsi. Quello che mi interessa sono le conseguenze culturali di tale gesto.

Un mito, dunque. L'uomo che aveva superato il limite della disabilità, che, pur senza gambe, qualche mese fa aveva sfidato gli uomini più veloci del mondo nella vetrina londinese. Mi domando se non sia proprio qui il fulcro. Non intendo fare un'analisi psicologica, non ne sono capace, mi chiedo solo se, dopo aver sfidato e oltrepassato il confine del riscatto della disabilità, non sia stato in grado di gestire e riconoscere a sé stesso che un limite esiste sempre, per tutti, folgorato da quello che mi sembra un delirio di onnipotenza.

Quanto pesa la responsabilità di essere dei leader? L'onere di essere degli esempi, di essere sempre perfetti, è così duro da gestire?

Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina facebook. (Claudio Imprudente)