Il cerchio dell'identità, Superabile, Ottobre 2012

25/10/2012 - Claudio Imprudente
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Chi di noi, da bambino e non solo, non ha mai giocato a Il gioco dell'oca? A me faceva arrabbiare da morire quando, dopo aver faticosamente raggiunto il novanta, i dadi e la sorte ti facevano beccare un numero troppo alto, che ti costringeva a ritornare indietro, di solito dritto dritto nella casella della prigione e le imprecazioni, ovviamente, si sprecavano... Qualche sera fa, navigando su internet, mi sono imbattuto in una bella frase del noto filosofo dell'educazione Duccio Demetrio, a proposito di un gioco da lui inventato chiamato, guarda caso, Il gioco della vita, che prende a pretesto le regole del gioco dell'oca per insegnarci a parlare più liberamente agli altri della nostra storia. Cito testualmente: "Raccontare di sé, della propria vita, dei propri ricordi, dei successi e delle sconfitte, dei sentimenti, delle paure, degli amici, degli amori, e dei luoghi che ci rappresentano...l'autobiografia è uno sforzo di attenzione/cura di sé che collega parti differenti della nostra vita fornendo un repertorio di modi di essere di sé nel tempo e nello spazio ed un senso del proprio posto nel mondo, secondo una prospettiva di continua costruzione e ri-costruzione della propria immagine identitaria".

La mia mente è volata subito al rituale mattutino che apre le giornate di lavoro del Centro Documentazione Handicap di Bologna che a noi piace scherzosamente chiamare "il cerchio della vita". Un momento di condivisione e di confronto prezioso, in cui ognuno "si racconta" all'equipe, proponendo lavori e suggestioni, spesso nati dalle esperienze del proprio vissuto personale. Questo momento tuttavia non si identifica solo con uno spazio di tempo deputato ma con un luogo fisico preciso, fatto di mura, di mattoni, finestre e colori, quelli cioè della sede del Cdh, da trent'anni punto di riferimento nazionale della cultura dell'inclusione e della diversità, recentemente dichiarata inagibile a seguito di un sopralluogo ritardato dei tecnici del Comune di Bologna. Una chiusura obbligata ma anche un'occasione per reintegrare il senso di appartenenza e di identità delle persone con il proprio luogo di lavoro, soprattutto quando, nella crisi e nella precarietà diffusa, l'impiego si è trasformato per tutti da necessità a conquista. Spazio e appartenenza sono concetti fondamentali per lo sviluppo dell'identità della persona disabile e non, su cui sicuramente torneremo a riflettere. E voi, mi raccontate quali sono stati i luoghi più significativi per la vostra identità? Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina facebook. (Claudio Imprudente)