“Io speriamo che me la cavo”: storia dei primi due anni di vita di un cineclub particolare

20/09/2012 - di Adina Adami, referente regionale Lazio Gruppo Asperger Onlus

Premessa
Quando mi è stato chiesto dalla redazione di “Hp-Accaparlante”di scrivere un articolo sul cineclub che il Gruppo Asperger onlus sta organizzando a Roma ormai da qualche stagione, mi sono detta che se si fosse trattato di raccontare il nostro percorso da un punto di vista cinematografico e quindi critico, non sarebbe stata assolutamente cosa per me.
Infatti il Cineclub, così come lo abbiamo ideato, realizzato e fatto evolvere nel corso di questi tre anni è stato innanzitutto altro e il cinema è stato soprattutto il mezzo di partenza attraverso il quale si è riusciti a costruire a poco a poco una rete di rapporti sociali, in alcuni casi amicali, e a favorire una progressiva maggiore autonomia nei ragazzi con Sindrome di Asperger e Autismo ad Alto Funzionamento. Ma di cosa parliamo quando parliamo di Sindrome di Asperger, un argomento di questi tempi alquanto di moda, grazie anche ad alcuni film come Mary and Max, Adam, Ben X, Temple Grandin, e a serie televisive quali E poi c’è Filippo, Grey’s Anatomy e soprattutto The Big Bang Theory (il protagonista, anche se non è esplicitato, ha tutti i tratti di un Asperger)? La Sindrome di Asperger è un disturbo dello spettro autistico che dura tutta la vita e che interferisce su come una persona percepisceil mondo, processa le informazioni e si relaziona con gli altri. Le aree di maggiore difficoltà sono tre: la comunicazione sociale, l’interazione sociale e l’immaginazione.
Rispetto alle forme di autismo più gravi, le persone con S.A. hanno minori problemi nell’uso del linguaggio e hanno in genere un’intelligenza nella media (e talvolta superiore). Possono presentaredifficoltà di apprendimento in aree specifiche, ad esempio dislessia e disprassia, deficit dell’attenzione, iperattività ed epilessia.
 
L’inizio
“Io speriamo che me la cavo” è nato quasi casualmente nel novembre 2008 durante un pranzo al quale partecipavano alcuni ragazzi dell’Associazione.Il discorso, a un certo punto, era virato sul cinema e sull’interesse che suscita nei giovani: curiosità, citazioni e commenti di un certo livello che avevano suscitato alquanto stupore… Qualche tempo prima avevo conosciuto Giuseppe Cacace, uno dei responsabili di Detour, un cineclub romano molto noto situato nel Rione Monti (una zona centraledi Roma) e aperto a esperienze con persone con disabilità[1].
È stato un lampo: gli ho telefonato, ne abbiamo discusso con alcuni amici e psicologi e nel giro di tre settimane e quattro riunioni era nato il nostro cineclub “Io speriamo che me la cavo” – nomen omen
Lo scopo principale era di offrire un’esperienza di inclusione sociale e di aggregazione ad adolescenti e giovani adulti con S.A. e Autismo ad Alto Funzionamento, aprendo nel contempo la partecipazione anche ad amici, insegnanti, operatori e sostenitori del Gruppo Asperger
Abbiamo organizzato un piccolo gruppo di lavoro composto da ragazzi con S.A., giovani psicologi che avrebbero svolto il ruolo di facilitatori, un esperto di cinema, due genitori.
Gli incontri avrebbero dovuto offrire varie possibilità di interesse ed essere molto strutturati: un’accoglienza personalizzata, un’happy hour ricca e variata, presentazione e proiezione di film accessibili seguiti da un dibattito guidato. Due film al mese che puntassero sugli interessi propri del mondo giovanile, nessuna presenza di genitori in sala. Una volta con programmazione pomeridiana e una volta serale. Con l’aiuto degli psicologi, i ragazzi che frequentavano con maggior assiduità sono stati coinvolti nell’accoglienza dei partecipanti e nella gestione dell’happy hour, e ciascuno di loro a turno, ha scelto un film, ne ha preparato la scheda di presentazione e lo ha introdotto al pubblico. L’elenco dei titoli selezionati è significativo su quanto diversi si siano rivelati i loro interessi e di conseguenza su quanto siano stati vari gli argomenti dei dibattiti.
Giuseppe Cacace ha poi coinvolto un gruppo di sette ragazzi/e in RoamingRoma, un progetto ideato dal Cineclub Detour finalizzato all’alfabetizzazione cinematografica e alla realizzazione di un video documentario: le lezioni di teoria si sono svolte nei locali del cineclub, le riprese nel rione Monti. Il prodotto finale del laboratorio è stato DOCaMONTI, Appunti per un documentario sul primo rione di Roma, che è stato proiettato nel corso di un grande evento conclusivo e in seguito presentato a Cinemautismo 2010 di Torino. La prima stagione (dicembre 2008-giugno 2009), forse perché tutto era nuovo e tutto era entusiasmante, è rimasta “perfetta” nel ricordo di tutti noi.E questo non solo per i giovani, ma anche per gli adulti. Per molti genitori il cineclub era diventato un appuntamentoda non mancare, un luogo dove ritrovarsi e stare insieme. Perché l’happy hour era aperta a tutti: avevamo pensato inizialmente di non parteciparvi per lasciare i figli più liberi, ma poi cisiamo resi conto che la cosa aveva poca importanza, ciascuno stava comunque con chi voleva e in certi casi risultava ancora utile essere comunque in circolazione.
Per dare un’idea del successo di pubblico, abbiamo avuto un totale di 450 presenze nel corso di 16 incontri. I risultati più rilevanti, e consolidatisi poi nel tempo, sono stati la nascita spontanea di iniziative culturali e sociali: cene, feste, aperitivi, incontri vari, dibattiti, blog; la nascita di nuovi rapporti interpersonali; un’aumentata consapevolezza da parte dei ragazzi delle loro difficoltà sociali e nel contempo delle loro capacità; la creazione di una mailing list, moderata da uno degli psicologi, per condividere idee e organizzare incontri; il miglioramento e il rafforzamento delle relazioni personali e sociali fra le famiglie dei giovani S.A. che partecipano al cineclub.
 
La seconda stagione
Nell’ottobre 2009, dopo dodici anni di attività, il cineclub Detour è stato sfrattato per far posto all’ennesimo ristorante. Gli unici a muoversi concretamente in soccorso del cineclub sono stati i soci della cooperativa sociale Oasi Urbana, una bottega equo-solidale a due passi dalla sede storica del Detour. Nel giro di un paio di mesi le due realtà hanno unito le forze e dato vita a un nuovo spazio multifunzionale.
Inevitabilmente il nuovo setting è risultato di lettura più complessa per i ragazzi che avevano fatto propria la vecchia sede e la sentivano come il loro cinema.Bisogna però dire che, mentre il “foyer” non lo avevano immediatamente riconosciuto come spazio dedicato, la sala sin dall’inizio era piaciuta molto perché più elegante e tecnicamente più funzionale. Si è deciso di mantenere nell’insieme la stessa formula organizzativa, anche se con qualche modifica, in particolare riguardo il criterio da seguire per la programmazione.
Nel corso della prima stagione ci eravamo infatti resi conto che alcuni dei film, pur gratificando il loro “selezionatore”, non solo non erano piaciuti, ma soprattutto non avevano offerto spunti al dibattito – uno dei momenti clou della serata che comportava spesso nuove occasioni di (piccoli) scambi successivi, anche a carattere personale.
Si è quindi tentata un’altra strada: i ragazzi hanno scelto tutti insieme dei temi di interesse condivisi quali l’amicizia, l’amore, il lavoro, la famiglia, e sulla base di questi alcuni di loro hanno poi selezionato i film. Il dibattito su un certo argomento si è quindi prolungato per più di una serata.
Durante il secondo anno (novembre 2009-giugno 2010) alcuni dei ragazzi, quelli forse più partecipativi o comunque più interessati al mondo del cinema, hanno sviluppato nuovi interessi e nuove competenze: Vittorio, con un supporto ad hoc, si è lanciato in piccole rassegne cinematografiche gestite direttamente da lui; Marco, che studia cinema all’Università, sta acquisendo una maggior autonomia a parlare in pubblico, non solo quando presenta i film al cineclub;Elena si è autoproposta di fare le riprese video e di occuparsi della comunicazione nell’ambito di un progetto teatrale al quale partecipa;Giulio ha maturato la decisione di frequentare un corso di montatore cinematografico. Accanto a questi piccoli grandi successi individuali, anche la vita sociale del gruppo è migliorata grazie al Cineclub. Da una parte si è consolidato il rapporto tra i vecchi membri, dall’altro il cineclub sembra essere diventato il veicolo facilitatore per l’integrazione di nuovi soci. Un aspetto che ritengo molto importante è che in diversi ragazzi è scattato in questo periodo un interesse a partecipare a iniziative, informative e culturali, che riguardano la Sindrome di Asperger: come se si stessero avviando a un percorso di maggior consapevolezza e senso di appartenenza anche al Gruppo – pur nella specificità della storia personale di ciascuno di loro.
In entrambi gli anni la frequentazione è rimasta costante sia da parte dei ragazzi, sia da parte del pubblico altro che abbiamo coinvolto. Bisogna però dire che di giovani amici neurotipici se ne sono sempre visti pochi, pur se invitati a più riprese... Perché, mediamente, i nostri ragazzi hanno pochi amici tra i pari. Questo è un dato di fatto che non si può negare e che rappresenta sempre il problema di fondo verso l’acquisizione di una normalità nei loro rapporti interpersonali. Di converso, quanto “vissuto”, e quindi “appreso”, nel contesto del Cineclub sta servendo ai ragazzi per aiutarli a fare altre cose – ciascuno nella sua realtà quotidiana, scolastica, lavorativa, sociale.
Si tratta insomma di un’esperienza, di vita, possiamo ormai dire, che pur nella sua positività non vuole nascondere che il vissuto sociale delle persone con Sindrome di Asperger è, e continuerà a essere, difficile per la maggior parte di loro. Paradossalmente per quelli che stanno acquisendo una maggior consapevolezza della loro condizione, e quindi delle loro difficoltà, il vivere in mezzo agli altri è spesso più complicato e frustrante. Certo sono in grado di conquistare nuovi strumenti, di migliorare capacità e competenze, ma il quotidiano rimane difficile e gli sforzi per affrontarlo e non farsene schiacciare spesso sono enormi.
 
Infine…
Durante lo scorso inverno Giuseppe Cacace ha promosso un’ulteriore evoluzione del Cineclub e assieme a quattro ragazzi dell’Associazione ha ottenuto il sostegno per il progetto “Lo sguardo degli Aspie”, nell’ambito dello “Youth in Action Programme” della Comunità Europea. La nuova stagione è partita nel novembre 2010. Di questo parleremo in un successivo articolo, che verrà ospitato sempre in questa rubrica.
Questo articolo è stato scritto da un genitore e quindi con un’ottica che non è, e non potrebbe essere altrimenti, quella che avrebbe una persona con S.A. che volesse raccontare la storia del nostro Cineclub. Ma dal momento che il prosieguo della nostra esperienza verrà raccontato, il video che in questi mesi è in corso di realizzazione nell’ambito del nuovo progetto,grazie al contributodeterminante dei ragazzi,offrirà il loro punto di vista in modo più spontaneo e meno mediato, quindi più interessante e certamente più realistico.
 


[1]              Si veda a riguardo l’intervista di Luca Giommi a Sergio Ponzio, fondatore e co-direttore artistico del Cinema Detour, su “HP-Accaparlante”, n. 4/2010.
Pubblicato su HP:
2011/2
Parole chiave:
Salute Mentale, Tempo libero, Video