Dal Calamaio al Computer

20/09/2012 - di Monica Bruni e Mario Fulgaro

Da ottobre a gennaio, il gruppo Calamaio è stato impegnato in un nuovo percorso formativo, non più a scuola ma in un centro diurno che accoglie ragazzi con disabilità medio-grave.

Si è trattato del percorso di formazione Dal Calamaio al Computer, 12 laboratori nei quali abbiamo tentato di trovare il modo più facile per esprimere, attraverso le parole e il corpo, le emozioni senza preoccuparsi più di tanto di apparire banali, perché l’obiettivo era quello di considerare i partecipanti, noi compresi, quali soggetti attivi che collaboravano alla ricerca di linguaggi e strategie alternative al fine di far provare, almeno una volta, l’ebbrezza d’essere protagonisti nel creare qualcosa di concreto.
Nelle scuole il fattore dirompente e, per molti versi, spiazzante è dato dall’ingresso di un elemento del tutto estraneo, com’è la persona con disabilità, col quale la classe deve cercare d’interagire. La persona con disabilità deve essere in grado di porgere l’aspetto di sé più amichevole e giocoso, proprio come farebbe una qualsiasi persona interessata a instaurare relazioni positive, per ottenere un ricambio altrettanto aperto al confronto.
In un centro diurno, invece, le dinamiche suddette finiscono col ribaltarsi per poi intrecciarsi. Il fattore dirompente, infatti, è rappresentato non solo dalla presenza dell’educatore disabile ma anche da quella di disabili già presenti nella struttura con i quali il primo deve cercare un canale di relazione adeguato a tutte le forme di disabilità in campo. Diventa necessario stabilire nuove regole del gioco che permettano a tutti di trovare il proprio spazio di espressione e relazione.
 
I punti di forza di questo progetto sono riassumibili innanzitutto nell’esperienza reciproca di un incontro costruttivo, creativo, educativo ed espressivo.
L’incontro di due realtà distinte, quali il centro diurno e il gruppo Calamaio, ma somiglianti per caratteristiche, permette di mettere in comune i propri vissuti e modi di essere al fine di trovare maggiori punti di contatto che, a loro volta, finiscono con l’arricchire ciascun singolo di esperienze nuove e uniche, trasferibili poi al mondo esterno. Infatti, il confronto tra diversi soggetti permette sempre di scoprire abilità da parte di ciascun singolo prima nascoste.
 
Il percorso di formazione si è sviluppato in 12 incontri, progettati dall’équipe del Progetto Calamaio e aveva come obiettivo principe il tema della relazione da sviluppare utilizzando strumenti multimediali. In sintesi alcune tappe del percorso.
 
La presentazione ha seguito i classici canoni adoperati dal Gruppo Calamaio, chiedendo a ciascun partecipante il proprio nome e cosa gli piacesse fare, nonché le aspettative sulle attività che sarebbero state proposte. Per una più compiuta conoscenza reciproca, utile a sua volta per creare uno spirito di gruppo, si è proposta un’attività che ha visto ogni singolo partecipante ritagliare, da varie riviste, immagini che rispecchiassero il proprio modo di proporsi al mondo. Queste immagini sono state poi incollate su alcuni cartelloni, realizzando, quindi, splendidi collage. Nell’incontro successivo è stato chiesto a ciascuno di spiegare il perché delle immagini scelte e questa condivisione ha permesso di mettere maggiormente a nudo le sensibilità di ognuno. Ciò ha rappresentato un tassello in più nel processo di condivisione, collimando le diversità di tutti.
Poi ci siamo divisi in quattro sottogruppi, ognuno dei quali, in modo creativo, ha dovuto rappresentare la propria visione del gruppo, con brevi scenette. È emerso che ogni membro dei sottogruppi possedeva un sentimento diverso rispetto all’idea di grande gruppo ma che tutti erano d’accordo su alcuni punti: la fiducia e il rispetto dell’altro, la disponibilità a valorizzare le abilità, la creatività nel superamento delle difficoltà.
 
Nucleo del percorso è stato la scrittura di brevi storie con l’aiuto delle carte di Propp (carte disegnate che rappresentano i personaggi presenti in ogni favola). Divisi in gruppi, dando libero sfogo alla nostra creatività, abbiamo scritto quattro storie, delle quali abbiamo realizzato un breve filmato con il programma Windows Movie Maker, aggregando le immagini delle carte di Propp e il testo. Passi successivi sono stati la scelta di immagini che fungessero da scenografia, di una colonna sonora adatta ad accompagnare la storia e di un titolo.
 
Le storie, a questo punto, erano pronte per prendere vita, per trasformarsi in veri e propri fotoromanzi. Ogni gruppo avrebbe dovuto realizzare delle foto, con loro stessi come protagonisti, che avrebbero poi sostituito le immagini delle carte di Propp: dalla finzione alla realtà.
Per prepararsi alla sessione fotografica e sentirci veramente protagonisti della nostra storia, ci siamo allenati in un incontro che prevedeva l’uso del corpo e della musica. Quando si fermava la musica dovevamo, in successione, guardarci negli occhi, abbracciarci, toccarci e, come ultima esperienza scegliere un tema e modellarci. Questo incontro è servito per imparare a utilizzare meglio il nostro corpo nello spazio e nel tempo e a entrare, in modo più profondo, in relazione con l’altro.
 
Come avrete capito, alla base di tutto questo lavoro c’è il gruppo, luogo di relazione e risorsa essenziale per il benessere personale. Per questo, a metà percorso, abbiamo “giocato” con lo strumento del paracadute per simboleggiare il valore del nostro gruppo. Nella prima attività abbiamo immaginato che il grande telo si gonfiasse come le onde del mare in tempesta. Dovevamo calibrare la nostra forza per mantenere in equilibrio, a ritmo di musica, una palla di stoffa bianca e nera.
La seconda attività ci ha permesso di mettere in gioco le nostre abilità nel resistere, a turno, a una situazione di paura che vedeva ogni partecipante coinvolto emotivamente nel superare una situazione di difficoltà creata dai membri del gruppo che stavano al di fuori del paracadute e lo muovevano, mentre il ragazzo o la ragazza sotto il telo sentiva arrivare il vento sul volto. Tutti ci hanno provato, mentre la telecamera li riprendeva.
Alla fine abbiamo riutilizzato la musica, abbiamo danzato con il nostro partner e abbiamo chiuso gli occhi per immaginare la scena che la musica ci evocava. Ci siamo raccontati quello che avevamo immaginato in varie tonalità di voce. Come conclusione abbiamo immaginato di essere dei giocatori e ci siamo lanciati la palla in modo più o meno veloce pronunciando il nome della persona alla quale la lanciavamo. Ci siamo divertiti un sacco a scoprire i vari modi di comunicare e di legarsi agli altri in modo più o meno spontaneo.
 
I risultati finali sono stati molteplici:
- quattro brevi fotoromanzi, realizzati su storie di nostra invenzione e corredate con foto che ci vedevano protagonisti;
- un’esperienza divertente, che ha permesso di sondare le nostre abilità come singoli e come gruppo. - un’esperienza che ha mostrato come nulla è scontato e che, quando si creano le condizioni favorevoli, ognuno ha la possibilità di mettersi in gioco personalmente, libero da pregiudizi e preconcetti;
- una grande esperienza formativa per gli animatori disabili del Progetto Calamaio che, ancora una volta, hanno esplorato un terreno nuovo scoprendo come i temi cari al progetto, la valorizzazione delle abilità, la ricchezza di ciò che è diverso, la necessità di inventarsi nuovi canali comunicativi, siano temi comuni, dai quali partire per creare reti e sinergie.
 
Come si poteva concludere un percorso come questo se non con una festa?
Anzi con una proiezione al pubblico dei quattro fotoromanzi e con una condivisione dell’esperienza, tutto ovviamente accompagnato da un ottimo aperitivo.
Pubblicato su HP:
2011/2