“Mi piace un gioco quando mi diverto”

20/09/2012 - di Tristano Redeghieri

 

Come ho scritto in un articolo precedente su “HP-Accaparlante”, lavoro per una società sportiva “Anni Magici” di Cavriago (RE). “Anni Magici” si rivolge soprattutto ai bambini da 1 a 10 anni perché questo periodo rappresenta un’occasione unica per acquisire un’ampia base motoria. Gli obiettivi che propone questa società sportiva sono tanti ma quello che condivido maggiormente è quello di operare in modo privilegiato con i bambini, per fare in modo che il loro approccio con l’attività motoria sia un momento prevalentemente ludico, che miri al consolidamento degli schemi motori di base e allo sviluppo di un’immagine di sé positiva. Ecco le parole magiche: dare un’immagine positiva di sé. A proposito di questo vi voglio rendere partecipi di cosa significa per me lavorare coi bambini sull’identità positiva del sé attraverso l’attività motoria.   Recentemente ho proposto un percorso di dieci lezioni con due terze della scuola primaria “Bruno Munari” di S. Ilario d’Enza (RE). Tutte le lezioni iniziavano con una presentazione. I bambini disposti in cerchio si presentavano e rispondevano a una domanda del tipo: “Cosa hai mangiato stamattina? Cosa ti piacerebbe fare da grande? Qual è la tua materia preferita? Cosa farai nel pomeriggio?”. Questi quesiti avevano l’intento di creare un’atmosfera piacevole, amicale ma soprattutto accogliente. Ma la domanda chiave cui tenevo particolarmente, che ho posto per una conoscenza approfondita dei miei piccoli atleti, era: “Quando ti piace giocare?”. Le risposte che ho ricevuto sono state molto varie: “Mi piacciono i giochi di movimento, preferisco giocare in gruppo”… Una risposta mi è sembrata interessante: “Mi piace un gioco quando mi diverto”. Di rimbalzo ho subito domandato ai bambini quando si divertivano a giocare. Alcuni hanno sottolineato che un gioco è divertente se tutti partecipano, senza nessuna esclusione. È bello anche se gioca il bambino lento, poco coordinato e anche quello che fa fatica a rispettare la regola del gioco. Solitamente questi bambini hanno un’immagine negativa su di sé, ne soffrono, faticano a trovare uno spunto al cambiamento. Riflettendo su questa realtà dei fatti ho proposto ai bambini di S. Ilario di inventare e/o modificare dei giochi per permettere a tutti di divertirsi, sperimentarsi, esultare. Desideravo che tutti i bambini avessero un ruolo attivo e si sentissero protagonisti senza il timore di essere giudicati. Volevo che anche gli alunni meno abili, più timidi, più scalmanati, i meno e più rispettosi delle regole, proponessero liberamente le loro idee e potessero avere la possibilità di sperimentarle modificando le regole del gioco. Unica condizione: tutti dovevano giocare senza nessuna esclusione. In questo modo si sarebbero sentiti anche responsabili della buona riuscita del gioco. Tutti i bambini hanno accettato con entusiasmo questa proposta. Le idee emerse sono state sorprendenti. Tutti, seppure con modalità diverse, hanno cercato di partecipare alla realizzazione di un gioco adatto a tutti. Ne sono stati inventati sette, che adesso vi elenco: “Le renne di Babbo Natale”, “Mi guardo allo specchio”, “Palla aria”, “Il leone e la tigre”, “Prendili tutti”, “Palla treno”, “Canestro riga”. I giochi sono stati poi sperimentati dai bambini stessi. Ovviamente è stato un sucessone e ancora una volta ho avuto la conferma che il gioco è per sua natura educante; è infatti attraverso di esso che il soggetto impara a conoscere il mondo, a sperimentare il valore delle regole, a stare con gli altri, a gestire le proprie emozioni, a scoprire nuovi percorsi di autonomia e a sperimentare per tentativi e errori le convinzioni sulle cose e sugli altri. Ma se il bambino sta sempre fermo perché viene eliminato per primo e sta 30 minuti senza giocare o si rifiuta di farlo perché non riesce a eseguire l’esercizio, cosa succede? Succede che il bambino verrà sempre scartato dagli altri e verrà visto come un perdente. I suoi compagni percepiranno solo un’immagine negativa e probabilmente verrà percepito così anche dagli adulti. Ringrazio quindi di cuore gli alunni della terza A e terza B della scuola elementare “Bruno Munari” di S. Ilario che hanno provato, divertendosi, a modificare i giochi per coinvolgere tutti in modo attivo. In questo modo si sono autotrasformati, senza esserne consapevoli, da alunni a “istruttori di cambio di immagine”. Grazie ancora, esteso ovviamente anche alla maestra Laura.
 
Le renne di Babbo Natale
Regole: in base al numero di giocatori si formano diverse squadre da almeno 4 bambini e si dispongono in fila indiana, separate ciascuna da alcuni metri. Quando la maestra dà il via, parte il primo bimbo di ogni fila, cioè la prima renna, che deve correre in avanti e girare intorno a un cono posizionato in precedenza ad almeno 5 metri di distanza. La renna, terminato il percorso, torna indietro dalla squadra e prende per mano la seconda renna e, sempre per mano, ripercorrono il percorso e così via. La squadra che per prima termina il percorso vince. Si possono cambiare le squadre e il percorso.
Scopo: riuscire a finire il percorso prima della squadra avversaria.     Modifiche: i bambini si attaccano in fila indiana. Si prende un cerchio e i bambini devono fare il percorso dentro al cerchio.
 
Mi guardo allo specchio
Ambiente: qualsiasi.
Numero di giocatori: da 2 bambini in su.
Regole: si dividono i bambini in coppia.
In ogni coppia i bambini si posizionano uno di fronte all’altro per circa 30 secondi, il bambino B deve modificare qualcosa del suo aspetto; ad esempio cambierà la posizione del braccio, si slaccerà la scarpa. Dopo 30 secondi il bambino dovrà guardare di nuovo il bimbo B e indovinare tutto ciò che ha modificato del suo aspetto.
In seguito la coppia si scambierà i ruoli e, chi tra i 2 avrà indovinato più cose nell’aspetto dell’altro, vincerà la gara.
Per rendere la gara più appassionante è possibile fare un vero e proprio torneo con un vincitore finale.
Modifiche: 1 o più bambini escono dalla classe e gli altri dovranno spostare gli oggetti posizionati all’interno della palestra. Dopo un tempo stabilito chi è fuori rientra in palestra e dovrà indovinare che cosa è stato cambiato.
Questo gioco si può fare anche in classe.
 
Palla aria
Materiale: palla
Ambiente: palestra o spazio all’aperto.
Ci sono due squadre (A-B), l’arbitro lancia la palla e dice: A (o B). La squadra nominata deve passarsi la palla e l’altra squadra che difende deve cercare di prenderla.
Vince chi riesce a fare più passaggi possibili in un tempo prestabilito.
Modifiche: per difendere, le mani si mettono dietro la schiena. Tutti devono toccare la palla.
Chi ha già ricevuto e passato la palla si deve fermare con le braccia in alto per far capire che l’ha già ricevuta ( in questo caso vince la squadra che in minor tempo possibile riesce a far toccare a tutti la palla).
 
Il leone e la tigre
Ambiente: palestra.
Si scelgono 4 bambini, 2 faranno i cacciatori, uno la tigre e l’altro il leone.
I cacciatori devono prendere le gazzelle e portarle in gabbia.
Il leone e la tigre hanno il compito di liberare quelli in gabbia (materassone). Il gioco dura 15 minuti: se alla fine del tempo, la tigre e il leone sono ancora liberi vincono loro. Se invece vengono catturati tutti e due vincono i cacciatori.
Modifiche: se qualcuno viene toccato deve decidere se dire gabbia o foresta, se dice gabbia viene portato sul materassone, se invece dice foresta deve stare fermo con le gambe aperte finché non arrivano due persone che hanno il compito di liberarlo. Quando arrivano davanti deve dire alto o basso e se dice alto deve passare sotto le braccia dei due e poi è libero; invece se dice basso, deve passare sopra. Le due persone che liberano non possono essere catturate dai cacciatori.
 
Prendili tutti
Ambiente: palestra.
Ci sono due squadre (A-B), la squadra A è in fila dietro la linea gialla e l’altra squadra è sparsa per la palestra oltre la linea gialla. Quelli della squadra A devono prendere quelli della squadra B, se uno viene preso è eliminato e se uno esce dal campo delimitato viene eliminato.
Modifiche: se uno viene preso da un avversario, non viene eliminato ma resta fermo con le gambe aperte e con le braccia fuori e viene liberato da un amico che gli passa sotto le gambe o che gli batte le mani.
 
Palla treno
Ambiente: palestra.
Materiale: 1 pallone.
Regole: ci sono due squadre, si mettono a fondo campo disposte su due file. I giocatori, uno dietro l’altro, si mettono a gambe divaricate.
L’ultimo deve passare la palla sotto le gambe dei compagni e farla arrivare al primo della fila.
Il primo della fila la prende e la lancia in alto una volta, poi la fa rotolare fino a metà campo, la prende, si gira, lancia la palla in alto e torna in fila dietro a tutti i compagni.
Vince chi rispetta tutte le regole e finisce prima la fila. Fare lo stesso percorso bendati.
Modifiche: l’ultimo della fila passa la palla sotto le gambe e anche chi ha lanciato la palla passa sotto le gambe, preleva la palla del primo della fila e fa il percorso stabilito. Fare lo stesso percorso bendati. Chi è bendato viene guidato dal compagno.
 
Canestro riga
Ambiente: palestra.
Materiale: palloni.
Si dividono i bambini in 2 squadre e si posizionano in fila davanti al canestro. Il primo lancia la palla e deve fare canestro. Chi ha tirato a canestro deve recuperare la palla e poi consegnarla al secondo della fila e così via.
Vince la squadra che fa più punti.
Modifiche: si tracciano tre righe, una a 2 metri, una a 3 e una a 4 metri dal canestro. Ogni bambino decide da dove tirare. I punti vengono dati in base ai metri dai quali si fa canestro: se si fa canestro da due metri vale 2, da tre vale 3 e da quattro vale 4 punti.
Si mette un cerchio sotto al canestro legato da una funicella. Chi centra il cerchio porta un punto alla propria squadra.
Si possono cambiare palloni: non solo quelli da basket ma anche da pallavolo, morbidi, palline da tennis…
Non c’è nessun vincitore ma i punti delle due squadre vengono sommati. Il punteggio totale sarà il record della classe che dovrà essere migliorato. 
Pubblicato su HP:
2011/2
Parole chiave:
Gioco, Sport