Da scrocconi a portasfortuna: il ritratto mass mediatico dei disabili

20/09/2012 - di Valeria Alpi

Vi dirò: dopo oltre 10 anni da quando mi occupo di informazione sociale, a volte fatico a trovare gli argomenti, più che altro perché non mi piace essere ripetitiva. Ma mentre questo numero di "HP-Accaparlante" veniva chiuso in redazione, si sono succeduti tre eventi "golosi" che riguardano mass media e disabilità. L'imbarazzo della scelta, il paese di Bengodi.
Il primo episodio riguarda la copertina del noto settimanale "Panorama": ebbene sì, "Panorama" l'ha fatto di nuovo (cfr. "La diversità è glamour…o no?", in "HP-Accaparlante", n. 3/2003). Una copertina sulla disabilità che ha fatto discutere per settimane il mondo dell'associazionismo e non solo. Il numero, uscito in edicola il 24 marzo 2011, centrava l'attenzione sui falsi invalidi, tema tutto sommato giusto, da affrontarsi in questo periodo. Peccato che la copertina fosse decisamente poco elegante, con un pinocchio stilizzato e seduto su una carrozzina a rotelle, col naso lungo e la scritta "Scrocconi". Incompleto e con dei dati scorretti il servizio all'interno. Le associazioni di categoria, offese per questa copertina, hanno inviato svariate lettere al settimanale, adducendo soprattutto il fatto che in un periodo di crisi economica, con la guerra in Libia e altri problemi mondiali, il settimanale poteva anche parlare d'altro e non aveva bisogno dei falsi invalidi. La mia opinione, invece, è che ci sarebbe bisogno di parlare di falsi invalidi proprio perché non si può fare un passo indietro sulle tante lotte che riguardano i diritti delle persone disabili. Di disabili veri ce ne sono tanti e devono poter continuare a godere di alcuni diritti (diritti, non privilegi) senza vedere intaccata la loro ragione dai tanti furbi che circolano nel paese. Un servizio serio e corretto per spiegare ai non adetti ai lavori cosa significa invalidi e falsi invalidi occorrerebbe. Occasione sprecata, dunque, ma soprattutto un episodio che ha rigettato uno stigma negativo sulla disabilità. Il disabile è lo scroccone di turno che ne approfitta.
Il secondo episodio, verificatosi dopo pochi giorni, è la pubblica offesa che l'onorevole Ileana Argentin ha subito in Parlamento durante una seduta. A quanto pare qualcuno le ha urlato "handicappata del c..." (non è difficile immaginare il contenuto). L'episodio si è verificato perché la Argentin, non potendo applaudire a causa del suo deficit motorio, ha fatto applaudire l'assistente personale in sua vece, il quale non avrebbe questo privilegio in Parlamento. Da lì un po' di litigi, un po' di animi scaldati e poi l'offesa. Ancora oggi se ci cerca su internet con Google News "Ileana Argentin" emergono decine e decine di risultati col resoconto dettagliato di quell'episodio e dei giorni successivi. Come era immaginabile, si è susseguito un tam tam di solidarietà verso la parlamentare offesa, sia da chi si occupa di disabilità, sia da chi non se n'è mai occupato. Soprattutto su Facebook molte persone hanno scritto "Sono anch'io un handicappato del c...". Ileana Argentin, dal canto suo, ha cavalcato l'onda del vittimismo, dichiarando ai mass media di essersi sentita "violentata". Ora, se dobbiamo rimanere nel politically correct, i termini dovrebbero rimanere al posto giusto e che compete loro, quindi usare il termine "violentata" non mi pare corretto verso tutte quelle donne che hanno subito davvero una violenza fisica. Forse esagero, forse sono troppo dura. Il punto è che nessuno si è preoccupato di dire che le offese in Parlamento non ci dovrebbero essere, punto e basta. Neri, disabili, non importa. Un microcosmo come il Parlamento dovrebbe dare il buon esempio al macrocosmo. Negli stessi giorni l'onorevole Fini si è preso un giornale in faccia lanciato da qualcuno durante una seduta, e Fini non è disabile. La regola del non offendersi vale per tutti quanti. L'occasione però avrebbe potuto permettere al mondo di categoria e alla stessa Ileana Argentin di fare un discorso più ampio sulla cultura della disabilità, spiegando le necessità di assistenza, e la possibilità di accesso alle stesse funzioni che hanno i "normodotati". Ovvio che chi lavora nel settore ha diritto di arrabbiarsi per le offese volate in Parlamento, ma alla fine si è fatta solo polemica, e in molti sono quelli che hanno pensato "Che rottura questa Argentin", perché poi alla fine il disabile vittima passa sempre da rompiscatole. Tra l'altro mi fa sorridere che tanta gente che su Facebook ha espresso solidarietà verso l'Argentin, è gente che quando vede Claudio Imprudente, proprio lui, quello che parla con la lavagnetta e ha sempre la lingua a penzoloni, non riesce a relazionarsi, ha timore, ribrezzo o quant'altro. Questo per ribadire che siamo lontani dalla cultura della disabilità, che l'episodio della Argentin, per come è stato gestito, non ha prodotto niente.
L'ultimo episodio riguarda una campagna pubblicitaria, promossa dalla Fondazione "I Care", che è comparsa un giorno di fine aprile sui cartelloni di Fucecchio, un paese in provincia di Firenze. I manifesti sono quattro, messi a formare un quadrato. Su ogni lato c'è una Barbie: seduta mentre si fa pettinare i capelli, nelle vesti di ballerina, in quelle di tennista. In tutti i tre casi è accompagnata dalla scritta "Un giorno della mia vita. Yes I Care". Nell'ultimo cartello Barbie è su una sedia a rotelle e lo slogan cambia: "Tutti i giorni della mia vita". E poi "Tutti possiamo diventare disabili. Ma ognuno di noi può aiutare". "Disabili, non diversi. Yes I Care".
Ora... l'idea della Barbie in carrozzina non è nuova, già anni fa la Mattel produsse Becky, l'amica paraplegica di Barbie. L'idea di una Barbie disabile, icona per eccellenza della bellezza e della salute, non è malvagia. Ma il cartellone con quegli slogan è decisamente inquietante. I mass media e le polemiche per la campagna definita "choc" si sono incentrati sul fatto dell'immagine di una Barbie disabile. Ma è la scritta che accompagna il tutto, pur fatta a fin di bene e pur volendo fare riflettere sulla condizione della disabilità, richiama anche il concetto di – permettetemelo – sfiga. "Tutti possiamo diventare disabili": certo, è vero, ma leggerlo a caratteri cubitali sui manifesti con tanto di bella bionda sotto in carrozzina, sinceramente fa fare tutti i riti degli scongiuri. La prima cosa che ho pensato quando ho visto il manifesto è stata: "ora il disabile verrà visto come il gatto nero che attraversa la strada".
Quindi, ricapitolando, l'informazione sociale di un solo mese (tra fine marzo e fine aprile 2011) ha mostrato le persone disabili come scroccone, handicappate del c....., rompiscatole e portasfortuna. C'è di che stare allegri.

Pubblicato su HP:
2011/2