Sport agevoli - Acquisire l’autonomia su un diamante: il Baseball X Ciechi

03/09/2012 - di Vanessa Cascio e Valerio Ranieri - atleta e allenatore di Fiorentina BXC
 
Il BXC – Baseball giocato da Ciechi – è il risultato di un’idea sviluppata da un gruppo di ex giocatori di baseball (anni ’60 e ’70) della squadra di serie A di Bologna: la Fortitudo-Montenegro. 
Dopo circa due anni di sperimentazioni su spazi, tempi, modalità e attrezzatura, il 16 ottobre 1994 sul Diamante Rino Veronesi di Casalecchio di Reno (BO) è stata giocata la prima Partita Originale di BXC.
 
Nei due anni successivi (1995 e 1996), con una serie di partite dimostrative giocate nella maggior parte a Bologna sul Diamante Pietro Leoni, ma anche a Roma, Firenze, Milano e Verona si è concluso il periodo di messa a punto tecnica e organizzativa del gioco.
Attualmente vi sono 7 squadre composte sia da donne che da uomini: Bologna, Cvinta Ravenna, Acquilone, Milano Tunders, Milano Lampi, Fiorentina e Roma.
 
Il gioco
Ogni fase di gioco prevede una squadra in attacco e una schierata in difesa. Le squadre sono composte da 5 giocatori ciechi e da due giocatori vedenti.
Il battitore cieco batte la palla. Questa per essere buona deve superare la linea terza/seconda base. Il battitore-corridore tenta di raggiungere la seconda base oltrepassando la prima. È salvo se vi giunge anticipando l’arrivo del tiro del difensore cieco al difensore vedente sul cuscino di seconda. La conquista della terza base e del punto avvengono sulle battute successive. La conquista del punto avviene per superamento del traguardo di casabase. Le eliminazioni in seconda, terza, e casabase avvengono tutte per palla giunta al difensore vedente il quale deve essere in contatto con la seconda base.
IL BXC risulta molto simile al normale baseball le cui regole sono state per la maggior parte mantenute. Ovviamente alcuni aspetti del gioco sono stati modificati al fine di permettere anche alle persone cieche di praticare questo sport.
Innanzitutto gli adattamenti sono stati effettuati al campo: esso infatti non è l’intero Diamante di gioco ma solo la porzione di campo situata dietro la linea seconda-terza base. Inoltre la palla con cui i ciechi giocano contiene al suo interno dei campanellini. Al movimento della palla essi emettono un suono percepibile da chi non vede. Ciò consente la difesa della palla da parte dei disabili visivi, che, ascoltando il suono, possono facilmente reperirla.
Inoltre alcune modifiche sono state apportate alle quattro basi presenti sul campo: la prima base è infatti sonora ovvero emette un suono a intermittenza simile a un clacson. La seconda e la terza base vengono invece segnalate grazie al battito di palette dai suggeritori vedenti. E infine casabase, da cui il battitore nella fase d’attacco batte la palla verso il campo dove è schierata la difesa e a cui il giocatore deve rientrare al fine di conquistare il punto dopo aver effettuato il giro delle basi, non ha alcun riferimento sonoro. Questo per rendere il gioco più difficoltoso. Il cieco dovrà in questo caso seguire la corsia di terra durante la corsa o ascoltare a inizio dell’azione di gioco il via dell’arbitro di casabase grazie alla parola “gioco”. Questi sono gli unici due riferimenti utili alla conquista del punto.
Una differenza rilevante tra il normale baseball e il baseball per ciechi riguarda la figura del lanciatore: esso nel baseball si trova sul “monte” al centro del campo e lancia la palla al battitore il quale deve colpirla al volo e direzionarla verso il campo dove è schierata in difesa la squadra avversaria. Questo ruolo non è presente nel baseball per ciechi in quanto per una persona non vedente sarebbe molto difficile colpire la palla al volo. Quindi il cieco terrà la mazza in una mano e la palla nell’altra e, coordinando il movimento, batterà autonomamente la palla verso il campo di gioco.
 
Il gioco dal punto di “vista” dell’atleta
Sebbene sia molto giovane, ho 23 anni, gioco a baseball da già 11 anni! Sembra stranissimo anche a me. Ho iniziato a giocare quando frequentavo la prima media grazie all’insegnante di musica della mia classe. Francesca è non vedente e da diverso tempo praticava questo sport. Appena me ne ha parlato mi sono entusiasmata e già prima di provare sapevo che avrei continuato a giocare. Ed è stato così!
Praticare questo sport per me è stato importantissimo in quanto si è rivelato decisivo nell’acquisizione della mia indipendenza e autonomia. Era infatti mia madre che nei primi anni mi accompagnava ogni settimana agli allenamenti. Successivamente prendevo l’autobus assieme a Francesca e suo marito, entrambi non vedenti. Sono stati proprio loro a darmi lo stimolo: in quegli anni rifiutavo di utilizzare il bastone bianco per ciechi, ma vedere come loro si muovevano in città con i loro bastoni, vedere che erano loro ad accompagnare me per strada ha fatto scattare una molla dentro di me. Così, grazie a loro, ho seguito un corso di orientamento e mobilità per apprendere le tecniche di utilizzo del bastone e di orientamento in strada al fine di potermi recare da sola agli allenamenti. Quando ho iniziato a praticare il baseball ero la più giovane della squadra, la Fiorentina BXC, nella quale tutt’ora gioco. Questo, sebbene possa sembrare una limitazione in quanto non vi erano miei coetanei, è stato un vantaggio poiché il rapporto con persone cieche adulte mi ha incoraggiata per quanto riguarda la mia vita futura e la mia autonomia in casa e fuori: infatti oltre a Francesca e suo marito i miei compagni di squadra sono persone non vedenti adulte le quali abitano da sole, alcuni sono sposati con altri non vedenti e alcuni di loro hanno anche figli e tutto ciò mi è stato di enorme aiuto sia per l’acquisizione di indipendenza e autonomia grazie ai loro suggerimenti pratici, sia per infondermi sicurezza.
Per quanto riguarda il gioco, la fase che più mi piace è l’attacco, che poi è anche ciò per cui sono maggiormente predisposta: la sensazione più bella è il senso di libertà che provo correndo da sola, ovvero senza una guida come invece avviene nelle gare di atletica con la corsa di velocità per ciechi. Ciò è possibile grazie ai riferimenti sonori delle basi: seguendo questi riferimenti chi non vede può orientarsi nel campo e correre verso la direzione corretta.
Non ricordo di aver mai avuto paura, fin dal primo giorno sapevo che il campo di gioco era sgombro da ostacoli, questo ha fatto sì che mi sentissi sempre sicura nel correre. Secondo me infatti uno spazio ampio e privo di ostacoli come un campo all’aperto offre maggiore sicurezza poiché rispetto a una palestra ci si sente più sciolti nel muoversi.
Per chi non vede, la palestra, o in generale uno spazio chiuso, trasmette la sensazione costante di sbattere contro qualcosa: questo è l’effetto delle pareti.
Il gioco è molto complicato e colmo di regole, anche a me è servito un po’ di tempo per entrare nel meccanismo. Inoltre le azioni da compiere e le abilità da mettere in campo sono diverse: la corsa, la battuta con palla in una mano e mazza nell’altra, la difesa della pallina grazie all’ascolto del suo suono, il tiro verso il giocatore vedente, l’orientamento nel campo e l’ascolto in generale, non solo dei suoni di palla e basi ma anche dei compagni di gioco stessi per percepire ciò che gli altri stanno facendo nel momento della difesa. Per una mutua coordinazione è fondamentale, appunto, l’ascolto reciproco e il silenzio da parte degli spettatori. Per chi non vede l’ascolto in questo come in altri giochi è fondamentale e qualsiasi rumore è fonte di disturbo.
Per tutti questi motivi, nonostante la difficoltà del gioco, che probabilmente non consente a tutti i non vedenti di essere praticato, trovo che sia uno sport davvero completo il quale può aiutare lo sviluppo di svariate abilità sia inerenti la coordinazione motoria e la percezione dello spazio e del proprio corpo nello spazio, come sottolineato sopra, che abilità socio relazionali.
Infatti, anche a livello emotivo, il BXC può avere rilevanza: il controllo delle emozioni rispetto alla tensione della partita, la paura di sbagliare (e il non voler sbagliare) è un ottimo stimolo su cui ognuno individualmente può lavorare.
Infine a differenza di un gioco individuale come può essere il tiro con l’arco per i ciechi o il nuoto, il baseball favorisce le relazioni sociali con persone vedenti e non. Giocare assieme, sentirsi tutti parte di un gruppo e quindi di una squadra, rincorrere tutti lo stesso obiettivo (vincere una partita e poi magari il campionato) favorisce l’integrazione tra vedenti e non in un clima dove le potenzialità e l’apporto di ognuno sono indispensabili per la vittoria.
 
Il gioco dal punto di “vista” dell’allenatore
La mia esperienza con i ragazzi della squadra di Baseball X Ciechi (BXC) è iniziata nella primavera del 2000. La squadra di Firenze effettuava i propri allenamenti nello stesso campo di viale Fanti dove io svolgevo la mia attività di tecnico del settore giovanile della Fiorentina Baseball. Alcune volte mi sono soffermato a vedere di cosa si trattasse e ne sono rimasto incuriosito. Il caratteristico suono delle palline, i riferimenti acustici posti in campo (basi sonore e palette), hanno catturato la mia attenzione e contemporaneamente è cresciuto in me l’interesse a capire come il Baseball fosse stato adattato ai non vedenti, anche se la cosa che mi ha maggiormente impressionato è stata la capacità e l’abilità tecnico-tattica dimostrata dagli atleti nello svolgimento pratico del gioco stesso. Così ho deciso di dare la mia disponibilità a collaborare direttamente durante gli allenamenti, cercare di essere di aiuto e proporre la mia esperienza da ex giocatore e tecnico di Baseball. Questa è stata la mia idea di partenza, che ben presto si è dovuta però confrontare con le esigenze contingenti di comunicazione e di rapporto richieste con i disabili visivi, e questa era una realtà di fronte alla quale ero completamente inesperto. L’approccio è stato per me timido e in alcuni casi imbarazzato: a partire dal dover usare un linguaggio verbale appropriato o tenere un comportamento che ancor prima dell’aspetto motorio o tecnico-sportivo doveva prediligere l’incolumità e la sicurezza dei giocatori. Il riscaldamento, lo stretching, tutti gli esercizi atletici o tecnici dovevano essere predisposti e proposti in maniera adattata e utilizzabili al fine di creare un rapporto di fiducia e confidenza reciproca. Ho trovato difficoltà e imbarazzo a usare termini come “guarda!, vedi!, ci vediamo…”, ecc., anche se nel tempo ho imparato dai ragazzi della squadra l’utilizzo normale e disinvolto di questi termini; mi sono reso conto che in realtà le difficoltà erano tutte mentali e tutte mie. L’entusiasmo e la passione che si sono venuti a creare con il gruppo squadra mi hanno coinvolto sempre di più e adesso rivesto il ruolo di allenatore-giocatore oltre che di referente responsabile. Da un punto di vista sportivo non ho rilevato differenze con le dinamiche che si vengono a realizzare all’interno di un qualsiasi gruppo di giocatori, mentre ho apprezzato alcuni aspetti legati all’entusiasmo, alla motivazione e al piacere di svolgere primariamente un’attività sportiva. Negli anni sono comunque emersi anche gli aspetti negativi dello sport legati a un eccesso di competitività e di esasperata prestazione. Dal punto di vista educativo ho notato miglioramenti rispetto a capacità motorie, coordinative, di orientamento e di socializzazione da parte dei giocatori della squadra. Ho proposto il BXC a diversi ragazzi delle scuole elementari e medie, per far loro sperimentare la percezione dei suoni, dello spazio e del movimento in assenza della capacità visiva: la partecipazione e l’interesse sono stati notevoli; i bambini hanno provato alcuni fondamentali del gioco dimostrando in molti casi spiccate capacità prestazionali, mentre altri hanno avuto difficoltà e non se la sono sentita di continuare l’esperienza. In virtù di quanto detto fino ad ora posso concludere dicendo che nella pratica sportiva la volontà di imparare, il coraggio di sperimentare, la fiducia in se stessi e negli altri sono determinati da caratteristiche individuali e di personalità ma non limitati nella disabilità sensoriale di tipo visivo. Penso che in questa esperienza siano molte di più le cose che ho imparato rispetto a quelle che spero di essere riuscito a trasmettere, e in questi dieci anni ho condiviso la passione per il Baseball con un gruppo di ragazzi che sento sempre di più un gruppo di amici. 
 
Per informazioni:
AIBXC – Associazione Italiana Baseball giocato da Ciechi 
Organizzazione non lucrativa di utilità sociale
aderente a FIBS – Federazione Italiana baseball e Softball
Via G. Bottonelli 70 – 40132 Bologna
Tel./fax 051/56.42.24
  
 

 

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Gioco, Sport, Tempo libero