Sul grande schermo - Altri occhi e altre orecchie per il cinema: i sottotitoli e l’audiocommento

03/09/2012 - di Silvia De Pasquale - esperta di accessibilità degli audiovisivi

di Silvia De Pasquale*
esperta di accessibilità degli audiovisivi 

La vita e le cose parlano con noi 
quando in una stanza vuota il pavimento scricchiola, 
quando un proiettile passa sibilando vicino all’orecchio, 
quando i tarli rodono i vecchi mobili, 
quando la fonte gorgheggia nel bosco. 
I poeti più sensibili hanno sempre saputo avvertire
e descrivere con parole questi significativi suoni della vita. 
Tocca al film sonoro, adesso, farli entrare nel nostro mondo.
(Béla Balázs, Il film. Evoluzione ed essenza di un’arte nuova, Torino, Einaudi, 1952, p. 230)
 
Mentre scrivevo la mia tesi di laurea sul cinema per non vedenti e non udenti, mi è capitato di parlarne con le persone più diverse e di ricevere spesso in cambio sguardi quantomeno interrogativi. A tutti è capitato di vedere dei film che parlino di disabilità o in cui uno dei protagonisti è disabile, ma forse pochi si sono mai immaginati una persona disabile seduta davanti allo schermo di un cinema. Parlare di cinema considerando uno spettatore che non vede o che non sente a molti può certamente ancora sembrare un paradosso. 
A ben guardare, le origini stesse del cinema, storiche da una parte e chimiche dall’altra, non prevedono l’uso delle orecchie né degli occhi. L’idea di un cinema delle origini assolutamente “muto” è indubbiamente una chimera, almeno dal punto di vista della sua fruizione: prima dell’avvento del sonoro la proiezione delle pellicole era solitamente accompagnata con musica dal vivo o commenti. Ma fino a quel momento l’unico contributo narrativo alle immagini incluso nella pellicola era rappresentato dagli intertitoli, didascalie che venivano montate a cavallo delle scene del film per renderne più intellegibile la trama. In questo modo, se in grado di leggere, sia gli spettatori udenti che quelli sordi avevano la stessa possibilità d’accesso al film. Con i film sonori e l’introduzione del “parlato”, e la conseguente rimozione degli intertitoli negli anni ’30, è come se l’industria cinematografica avesse chiuso le porte alla comunità sorda. Dall’altra parte – e questo ha certamente valore metaforico – sono i processi chimici implicati nell’impressione e nello sviluppo di una pellicola a non tener conto della vista: l’immagine latente che rimane sull’emulsione ha bisogno del buio per potersi mostrare.
Christian Metz, uno dei più famosi teorici del cinema, diceva che il testo del cinema è proprio il film: il film come procedimento concreto, come svolgimento sensibile e integrale: immagini, ma anche parole (anche discontinue), rumori, musica, diciture scritte.
Tutte le forme di media audiovisivi presentano una combinazione di informazioni sia sonore che visive e oggi, dalla tv a internet, la gran parte delle informazioni circola proprio in questa modalità: per accedere a tali informazioni, però, bisogna essere recettivi su ambedue i canali. 
La specifica dimensione sincretica del testo filmico si scontra con le difficoltà degli utenti con disabilità sensoriali, in particolare di quelli che hanno una menomazione totale o parziale della vista o dell’udito. Gli spettatori con questo tipo di deficit sensoriali, per fruire del contenuto di un testo audiovisivo, hanno bisogno che il contenuto audio o video a loro inaccessibile venga tradotto in un formato a loro accessibile. 
In mancanza delle immagini, la traccia audio di un film consente di dedurre molti elementi riguardo la trama, i personaggi, le atmosfere di una storia. L’audio però è solo una delle componenti di un testo audiovisivo, la cui natura sincretica comporta che la sua piena significazione sia data dall’integrazione di tutti i suoi elementi sonori e visivi. L’audiocommento è lo strumento cruciale per rendere accessibile un testo audiovisivo a persone non vedenti nei casi in cui il contesto non può essere ricavato direttamente dai dialoghi. In modo analogo, le immagini di un film permettono già da sole di capire e comprendere gran parte della trama di una storia, ma la visione senza audio di un film basato su dialoghi e battute è un’esperienza frustrante e inevitabilmente menomata.
I sottotitoli e l’audiocommento devono integrarsi perfettamente con il testo sorgente, tenendo in considerazione gli aspetti tecnici che gli sono propri e non interferendo con le informazioni che di volta in volta si rendono disponibili agli spettatori attraverso gli altri canali. In quanto “equivalenti”, devono svolgere per una persona con disabilità (nella misura in cui ciò sia fattibile, dati la natura della disabilità e lo stato della tecnologia) essenzialmente la stessa funzione che svolge il contenuto primario per una persona senza disabilità: il loro scopo è rendere possibile sia la percezione sia la comprensione dei contenuti da parte degli utenti.
Le riduzioni della vista e quelle dell’udito hanno delle conseguenze molto diverse sulla personalità delle persone portatrici del deficit, per quanto queste possano essere generalizzabili. A dispetto della sordità, sulla cui storia e cultura esiste una letteratura pressoché sterminata, l’ambito della cecità e dell’ipovisione è stato poco trattato in ambito linguistico e sociologico. La ragione riguarda molto probabilmente le funzioni cognitive dell’organo di senso interessato dal deficit. 
Contrariamente a quanto spesso si crede, il mondo dei non vedenti non è poi così diverso da quello dei vedenti, specialmente sotto il profilo sensoriale e dell’immaginazione. La cecità porta a una riorganizzazione funzionale, attraverso la quale alcuni processi vicarianti prendono in carico, in maniera diversa rispetto alla modalità visiva, la realtà e l’elaborazione dei dati provenienti dal mondo esterno: alle mappe cognitive simultanee e generali basate su immagini visive, si sostituiscono immagini tattili e sensoriali.
L’udito, più di tutti gli altri, è il senso attraverso il quale si stabilisce un contatto col mondo, fin dalla primissima infanzia. Il linguaggio, se non è esso stesso il responsabile del pensiero, è lo strumento fondamentale per mettere in forma i nostri pensieri.
Tommaso Russo Cardona ha spiegato come la storia della sordità è la storia di una patologia che colpisce il senso attraverso il quale normalmente si entra, appena nati, in contatto comunicativo con gli altri. La sordità è una patologia che, se presente dalla nascita o nei primi anni di vita, colpisce l’individuo non solo sul piano fisico, ma prevalentemente nella sua dimensione interazionale, nella possibilità di apprendere e integrarsi, costruendosi un percorso sociale con gli strumenti educativi e culturali che ogni comunità mette a disposizione a chi ne fa parte.
Io ho sempre pensato che sarebbe necessario riflettere di più proprio sull’impatto dell’inaccessibilità degli strumenti comunicativi sullo sviluppo linguistico, ma soprattutto sociale, delle persone con difficoltà uditive: dopo la lingua naturale, considerata dal semiologo russo Jurij Lotman il sistema modellizzante primario, è infatti la cultura con i suoi prodotti a determinare le possibilità e le forme di sviluppo di un individuo.
La base biologica di ciascun essere umano è modellata e messa in forma dalle esperienze e dalle pratiche quotidiane, dai modi di stare al mondo e di interagire con l’ambiente: dalla Cultura. Garantirne l’accesso a tutti diventa allora una questione di fondamentale importanza.
Investire risorse ed energie in quest’ambito significa investire su tutti, non su una minoranza esigua da proteggere: sia perché è sempre meno esigua, sia perché è sempre meno minoranza, sia perché il confine con le facoltà nel senso fisico, corporeo, le funzioni, le facoltà di qualsiasi cittadino, sono questioni che si intrecciano.
 
 
Parole chiave:
Cultura, Tempo libero, Video