Spazio Calamaio - Per fare un albero ci vuole il seme…

03/09/2012 - di Patrizia Passini
 
Cosa vi fa venire in mente la parola “semenzaio”? A me personalmente rimanda a ricordi dell’infanzia, quando a scuola o anche solo a casa si provava a piantare un seme per vedere se poi, con acqua, sole, calore e tutte le cure necessarie, sarebbe cresciuto… Mi ricorda le piccole serre che si acquistavano per “fare gli esperimenti” con i semi dei fiori o dei fagioli, mi fa pensare agli orti e ai punteruoli dei contadini per forare il terreno e inserirci delicatamente la piantina o le sementi degli ortaggi.
Mi riconduce immediatamente all’aria, al sole, alla terra, all’acqua, al caldo… In fondo ai quattro elementi che hanno organizzato, ordinato e compongono tutto il Cosmo. Riporta in qualche modo all’origine del Mondo, alla Vita, alla Terra Madre, all’Essenziale, alle basi di ogni essere vivente… E di questo dovremmo ricordarci quando pensiamo ai rapporti tra di noi, tra le diverse persone con cui veniamo in contatto durante una giornata e durante tutta la nostra esistenza… 
È così che è nato il Progetto Semenzaio a cura della Commissione Pari Opportunità Mosaico del Distretto socio-sanitario di Casalecchio di Reno che ha organizzato luoghi e momenti di incontro settimanali, ad accesso libero e gratuito, che vertono attorno alle attività di sartoria, canto, cucina, parrucchiera rivolti a donne italiane e straniere. 
Sono donne che vogliono uscire di casa, socializzare, conoscere e farsi conoscere, acquisire competenze ma anche mettere a disposizione le proprie; e tutto questo per favorire la convivenza e l’integrazione tra culture diverse e persone diverse ma anche uguali, per acquisire conoscenze socio-culturali, per il piacere di stare insieme, per sperimentare che c’è un mondo e un modo di vivere differente dal proprio e da quello vissuto personalmente fino a quel momento, per favorire possibili percorsi formativi che da questi incontri possono nascere e svilupparsi, per uscire dalla diffidenza e dall’isolamento da entrambe le parti. Per crescere insieme insomma. Per crescere e fare crescere i rapporti e la vita attorno a noi e dentro di noi… Per diventare più cittadini del mondo e meno cittadini della nostra città. E di noi stessi.
Così il nostro gruppo Calamaio ha iniziato a partecipare a diversi incontri con il gruppo di donne, praticamente tutte marocchine, che si trova il giovedì mattina a Savigno per cucinare insieme, e attraverso questo conoscersi e scambiarsi la propria esperienza. Ognuno ha portato la sua, con delicatezza e discrezione. Di certo è stato indispensabile mettersi in gioco, mettere a disposizione ciò che si sa fare e quello che non si sa fare per creare coesione, Relazioni: loro preparavano il cous cous, noi la crostata con la marmellata, loro si cimentavano nella “pastila”, noi nelle tigelle. 
Cucinare insieme, ma soprattutto guardare loro che con tanta passione nella preparazione e con tale cura nella composizione dei piatti creavano pietanze sublimi da mangiare ma pure belle da vedere, ci ha fatto riflettere sulle nostre buste surgelate e sul panino spezza-fame della pausa pranzo… Ritmi diversi, non per forza migliori sempre e a priori gli uni degli altri, semplicemente per rispondere a esigenze diverse al fine di raggiungere a sua volta obiettivi diversi. 
La presenza di una mediatrice culturale o di ragazze marocchine nate e vissute in Italia che conoscevano entrambe le lingue ci hanno permesso di stabilire un contatto tra noi e loro, ci hanno dato la possibilità di scambiarci qualche battuta oltre che silenzi fatti di sguardi e sorrisi di accoglienza e non solo di circostanza. Mettendo dentro a quei sorrisi anche il proprio imbarazzo, i propri timori e le proprie perplessità. 
Tornando a casa e ripensando, come sosteneva il famoso poeta inglese Wordsworth che il momento creativo della Poesia è quello che trae origine da un’emozione ripensata e richiamata alla mente in un momento di tranquillità successivamente all’averla vissuta, mi sono resa conto che alcuni aspetti sono diversi, ma quelli essenziali sono gli stessi: il desiderio di conoscere l’altro, la cultura della Diversità che ci arricchisce e non che ci annienta, il rispetto dell’altro in questa diversità, la logica della lentezza per una volta almeno, mescolarsi con gli altri e impastarsi degli altri, l’uscire dai propri spazi, dalle proprie case, dalle proprie sicurezze per rischiare, per crescere, per cambiare anche noi stessi, per scegliere per lo meno quello che da sempre ci è stato dato per assodato e poi, non da meno, la tavola imbandita e tutti attorno a mangiare insieme. Questo ha creato più coesione e complicità di tanti bei trattati e lunghi discorsi sull’importanza del rispetto di culture diverse. È “sporcandosi, impastandosi le mani” nel senso sia più pratico dell’espressione che puoi poi gustare un “piatto” mai assaporato prima.