Sport agevoli - Progetto rugby, uno sport per tutti

03/08/2012 - a cura di Pasquale Commisso, Alessandro Lasagni, Stefania Maria Giansoldati della Società Rugby Reggio

 “Abbiamo sempre pensato che giocare insieme e divertirci fosse la cosa più importante e il sorriso di tanti bambini e alcune bambine ce lo conferma a ogni allenamento o partita che disputiamo. Il rugby nelle sue caratteristiche di gioco di squadra unisce queste semplici cose”.

 La “propaganda” del rugby ha come punto di forza la possibilità di accogliere al suo interno ogni tipologia d’individuo “alti, bassi, grossi, magri” e questo perché per la peculiarità del gioco c’è veramente un ruolo per ciascuno, e viene descritto come “uno sport per tutti”.
In quest’ottica, essendo promotore della disciplina sportiva, il Rugby Reggio ha accolto la logica dell’universalità, accettando all’interno del club tutti coloro ne facciano richiesta. Inoltre, abbiamo accolto nelle nostre squadre anche persone con svantaggi fisici, psichici e difficoltà di inserimento sociale. A dire il vero il motore iniziale è stato quello dell’inclusione: ragazzi ingiustamente rifiutati da società sportive con velleità di successo trovavano uno spazio di gioco all’interno delle nostre squadre seguendo il principio della solidarietà.
Il crescente numero di partecipanti alle nostre attività in contesto scolastico ed extra-scolastico (scuole primarie, secondarie di primo grado e superiori, allenamenti nel campo di gioco) e il consolidarsi della loro permanenza all’interno del gruppo ha fatto fare alla nostra società quello che, alla luce della nostra esperienza, chiamiamo un salto di qualità.
Abbiamo quindi spostato l’intervento da una logica di inclusione a una logica di integrazione.
Cioè si è passati da un mero accogliere tutti (che implicava un adattamento dei soggetti alle caratteristiche del gioco, delle sue regole e di quelle della società) a una curiosità verso i singoli soggetti, facendo diventare le caratteristiche di ciascuno una risorsa per tutti, e ad allenare i ragazzi a vedere nello sport, come nella vita, la differenza come risorsa e non come handicap.
Il primo passo è stato costituire un’équipe psico-pedagogica composta da: Stefania Giansoldati, coordinatrice, allenatrice, educatore motorio-sportivo C.O.N.I; Alessandro Lasagni, allenatore, psicologo; Pasquale Commisso, allenatore, counselor, educatore professionale presso l’Ausl di Modena.
Al fine di programmare interventi più efficaci, l’équipe ha diviso il “Progetto rugby: uno sport per tutti” in tre sotto-progetti che riguardano in particolare gli stranieri e i soggetti svantaggiati: il “Progetto Stranieri” e il “Progetto Svantaggio”, e il “Progetto di Continuità con gli enti del territorio”.
 
Progetto stranieri: “stranieri come portatori di cultura”
L’integrazione succitata aderisce a regole ferree, non più stranieri che devono assorbire cultura, modo, linguaggio e regole del posto che li ospita ma stranieri che portano una cultura, un modo, un linguaggio e in base a queste imparano l’importanza di aderire alle regole del gioco. Un piccolostratagemma ci ha permesso di entrare un po’ di più nelle peculiarità dei singoli, abbiamo cominciato ad appendere cartelloni dove si scrivono le caratteristiche dei soggetti (alto, grosso, giovane, vecchio, biondo, castano, ecc.), gli attrezzi di gioco (palla, magliette, calze, ecc.), e “gioco a rugby perché…” nelle diverse lingue dei giocatori che militano nelle diverse categorie.
Grazie a questo progetto negli anni scorsi la squadra seniores ha organizzato cene a tema (argentine, samoane, ecc.) che hanno avuto il meritato successo.
 
Progetto svantaggio: “ l’armonia della squadra passa dalle caratteristiche del singolo”
In questo diventa indispensabile l’osservazione del singolo soggetto e, con l’aiuto dei genitori, la costruzione di una diagnosi delle abilità residue portandoci così alla costruzione di un progetto personalizzato.
Un impegno apparentemente gravoso che ci ha allenato a usare linguaggi e tecniche diverse e a ricordarci che per raggiungere l’armonia della squadra nel suo insieme non si può che passare dalle caratteristiche del singolo.
Al fine di promuovere lo sport attraverso il gioco del rugby, con finalità sociali e non solo di mera propaganda riportiamo i motivi che ci spingono a proporre i nostri progetti.
Sempre più spesso si riscontra nei bambini una grande voglia di contatto fisico che di frequente si manifesta con atteggiamenti molto aggressivi e di difficile controllo. La proibizione, il più delle volte, ha risultati solo a breve termine e quindi noi educatori (insegnanti e allenatori) cerchiamo metodi didattici che favoriscano una graduale presa di coscienza, da parte dell’allievo basata sul fare, sulla sperimentazione concreta. Cerchiamo di far gradualmente prendere coscienza delle situazioni conflittuali nelle quali il ragazzo si viene a trovare, sulla capacità di capire e utilizzare le proprie risorse e sulla presa di coscienza dei propri limitie del significato della convivenza, in modo che l’allievo interiorizzi modalità adeguate di comportamento.
Il gioco del rugby permette di partire da una situazione-gioco molto naturale per i bambini: giocare a palla, correre, buttarsi a terra, spingersi, per poi essere aiutati a elaborare regole di gioco e di rispetto per l’altro compagno o avversario che sia. In questo modo si soddisfa il bisogno di contatto fisico del bambino, in qualche misura liberatorio, all’interno di una situazione controllata dall’adulto che lo sostiene nella fase di superamento dell’egocentrismo infantile. Parallelamente attraverso l’attenzione ai suggerimenti, gli incitamenti, le esortazioni dei compagni e dell’allenatore/insegnante si rinforza la capacità di ascolto.
Il gioco del rugby, come molti giochi di squadra, aiuta a conquistare il concetto di spazioe ditempo,in relazione a se stessi, agli altri e al contesto in cui l’allievo è inserito.
Infine non va dimenticato l’aspetto “promozionale” di uno sport ancora poco conosciuto anche se presente e radicato nel territorio della nostra provincia.
In questa logica è compito dell’allenatore fornire a ogni educatore interessato gli strumenti e la consulenza adeguata per continuare autonomamente l’attività.
 
Progetto di continuità con gli enti del territorio
Il progetto continua nell’idea dell’integrazione-gioco:
  • estendendolo alle scuole del territorio, oltre che ai soggetti portatori di un qualsivoglia svantaggio;
  • entrando nelle realtà educative principali, che sono la scuola e la famiglia;
  • cercando altresì di migliorare l’offerta motorio-sportiva delle nostre realtà territoriali;
  • generando una sorta di continuità educativo-sportiva per la fascia di età 6-12 anni, grazie alle attività invernali ed estive della nostra associazione.
È così iniziata una vera interazione (nel territorio di Reggio Emilia) tra alcune Scuole primarie, i Gruppi Educativi Territoriali e la A.S.D. Rugby Reggio.
L’idea è quella di dare una continuità e far crescere questa collaborazione/interazione; questo potrà verificarsi unicamente con la disponibilità delle necessarie risorse economiche. 

Per saperne di più:
www.rugbyreggio.it