Lo sguardo del sud - Muyeye: a scuola con Le Parole Ritrovate

30/07/2012 - a cura di Nadia Luppi

A pochi kilometri da Malindi, località della costa kenyana ben nota al turismo mondiale e soprattutto a quello italiano, sorge Muyeye, un piccolo villaggio i cui abitanti non hanno beneficiato in alcun modo dei guadagni e degli affari che crescono tra spiagge, alberghi e resort.
A causa della povertà diffusa, della quasi totale assenza di infrastrutture e delle difficili condizioni di vita cui versa la quasi totalità della popolazione, a Muyeye come nel resto del paese il diritto dei giovani a costruirsi un proprio degno futuro è tutt’altro che assicurato. Al di là delle classi primarie l’offerta formativa della scuola pubblica è minima, e i giovani sprovvisti di un sostegno a distanza o di una famiglia benestante alle spalle non proseguono gli studi poiché non possono sostenere i costi di frequenza degli istituti privati presenti sul territorio. Per far fronte a un simile stato di cose nel 2003 il Governo del Presidente Mwai Kibaki ha approvato una legge con la quale si garantiva l’istruzione scolastica gratuita a tutti, corredata da un piano quinquennale tra le cui azioni rientrava anche l’accoglimento di infrastrutture donate da organizzazioni di cooperazione internazionale. Al piano quinquennale del Governo Kenyano fa riferimento anche il progetto di costruzione della nuova scuola professionale di Muyeye – voluta da una rete di partner italiani e locali – che, completa di laboratori, forni per la cottura dell’argilla, di una piccola sartoria e di aule e strumentazioni specifiche, si propone di dare la possibilità ai giovani della zona di imparare a svolgere una professione, costruirsi un futuro e ritagliarsi un ruolo attivo nella comunità d’appartenenza. 
Ciò che rende interessante il progetto “Fare assieme la nostra scuola a Muuyeye” è la rete di partner e sostenitori che lo anima, e soprattutto il fatto che il partner di Itake (associazione di volontariato frusinate capofila del progetto) e di Knut (gruppo di insegnanti kenyani grazie al quale è stato possibile individuare con precisione i bisogni della popolazione locale) è il sistema “Parole Ritrovate”, un movimento di utenti, operatori, familiari e cittadini che riunisce numerose ed eterogenee realtà impegnate in tutta Italia nella realizzazione di attività, manifestazioni ed eventi volti a veicolare un’attenzione positiva verso il mondo della salute mentale. La rete di Parole Ritrovate promuove un approccio partecipativo ribattezzato come “Fare assieme”, grazie al quale ognuno è chiamato a esprimere se stesso e le proprie qualità mettendosi in relazione con gli altri, con la comunità, con il mondo. È questa la strategia proposta dalla rete per sconfiggere pregiudizi e stigma sociale che – accresciuti da un contatto carente e difficile tra malattia mentale e società e dalla propensione dei mass media a trattare certe tematiche soltanto nelle pagine di cronaca nera – rappresentano senza dubbio l’ostacolo più evidente all’inclusione sociale di chi soffre di un disagio psichico.
Renzo De Stefani, primario del Servizio di Salute Mentale di Trento e ideatore del sistema Parole Ritrovate così spiega il significato della collaborazione con Itake per il progetto Fare assieme la nostra scuola a Muyeye: “Abbiamo scelto di prendere parte a questa avventura perché se da un lato era evidente la sua utilità e urgenza per la popolazione del villaggio finora sprovvisto di adeguate strutture scolastiche, dall’altra parte ci è sembrata un’ottima opportunità per veicolare un’immagine positiva del mondo della salute mentale e lavorare assieme per un cambiamento di respiro più ampio in questa direzione”.
“Questo non significa però – precisa lo psichiatra - che il collante del nostro progetto e del legame che vogliamo creare e tener vivo tra Parole Ritrovate e Muyeye debba essere necessariamente la malattia mentale in senso stretto: è vero che un punto fondamentale dell’accordo per la costruzione della scuola verte intorno all’integrazione scolastica di ragazzi che soffrono di un disagio psichico e sulla necessità di porre attenzione a questo aspetto, ma al di là di ciò, vogliamo che sia la vita a farci incontrare… I gruppi che si sono recati a Muyeye durante l’opera di costruzione della scuola, e quelli che vi si recheranno dopo, non partiranno con l’idea di imporre un modello d’integrazione, ma semplicemente andranno in cerca di un incontro, di uno scambio, di un avvicinamento al mondo, tenendo fede ai principi del Fare assieme e a una profonda e volutamente irragionevole fiducia nelle risorse di ognuno e nella possibilità di unirle per cambiare le cose”. Di qui gli sforzi di ogni gruppo per prepararsi alla partenza, per pensare a come sarà l’incontro con chi a Muyeye ci vive, con i bambini e con le loro famiglie, per ideare giochi e attività nelle quali trovarsi e conoscersi. Patrizia, un’utente del Social Point – realtà modenese partner di Parole Ritrovate – prima della sua partenza raccontava elettrizzata: “Adesso con tutto il gruppo stiamo pensando a quali giochi e attività potremmo proporre ai bambini di Muyeye. Chissà, forse giocheremo a calcetto o a pallavolo, e poi pranzeremo e ceneremo insieme, chissà!”.
E mentre a Muyeye la nuova scuola diventava una realtà, in tutta Italia i vari gruppi di Parole Ritrovate erano impegnati a fondo per organizzare iniziative e ideare soluzioni creative per raccogliere insieme i 60mila euro necessari a coprire la quota di partecipazione al progetto e a spesare i viaggi dei propri utenti. Manuela Ciambellini, coordinatrice del Social Point spiega: “Le serate e le iniziative organizzate per pubblicizzare e finanziare il progetto sono state prima di tutto momenti in cui il gruppo di operatori, utenti, famigliari e cittadini si è sentito unito per uno scopo comune, quello stesso scopo che a volte manca e scoraggia gli utenti a uscire dal guscio e a mettersi in gioco nelle relazioni con l’esterno”. Patrizia, che nelle serate di fund raising si occupava insieme ad altri di mixare i dischi, chiarisce sorridendo: “So che stiamo aiutando i bambini di Muyeye a costruirsi un futuro. Se potranno andare a scuola sarà più facile per loro trovare un lavoro, non restare da soli ed essere felici. È per questo che ci impegniamo così tanto”.
Consapevoli della delicatezza che la sfida della partecipazione porta in sé, gli operatori del Fare Assieme hanno accompagnato gli utenti e le loro famiglie attraverso questo progetto, cercando di affrontare e condividere i timori dei genitori: “Alla notizia che sarei partito per l’Africa mia mamma non era proprio tranquilla. Però poi ne abbiamo discusso, e grazie alle voci di mia sorella e di Manuela e degli altri operatori ha compreso anche lei di quale grande opportunità si trattasse… Adesso resta solo la paura dell’aereo” raccontava Luca a poche settimane dalla partenza. “Siamo ben coscienti che in una avventura come questa, dove ripetutamente operatori e utenti sono stati chiamati alla pari a mostrarsi in pubblico con le proprie forze e le proprie debolezze, in occasione delle serate o degli incontri pubblici e più ancora durante i viaggi in Africa, il timore dei propri limiti e del giudizio degli altri avrebbe giocato un ruolo cruciale” afferma Manuela. “È per questo che nel gruppo abbiamo condiviso ogni paura e ogni emozione, cercando di mantenere un buon equilibrio tra il tentativo di evidenziare da un lato la responsabilità e l’importanza del singolo contributo ed evitando dall’altro di far pesare eccessivamente un’assenza, una rinuncia, una piccola defaillance”. 
È la dimensione dell’incontro e del cambiamento possibile che anima questo piccolo ma interessante progetto, l’idea di rendere migliore il mondo e dimostrarne di esserne capaci nonostante i propri limiti, nonostante quegli stessi pregiudizi di cui si rincorre il superamento. E ancora l’idea di solidarietà internazionale come incontro e arricchimento reciproco, come opportunità di crescita per tutti grazie all’intreccio di diversità, peculiarità, storie e risorse che insieme possono portare a un miglioramento della società e di chi ci si trova a vivere o a lottare per viverci. 

Per ulteriori informazioni:
Le Parole Ritrovate
www.leparoleritrovate.com
Social Point Modena:
e-mail: socialpoint@volontariamo.it