Controtempo - È stata una cosa bellissima vederla: “OMA”, Orchestra Multietnica Aretina

30/07/2012 - di Emanuela Marasca

Ho cominciato a cantare prima di parlare. Mia madre mi disse che il primo giorno di scuola addirittura invece di piangere, io ero sul grembo delle ragazze più grandi in autobus che cantavo.
Emad Shuman (cantante libanese) 

L’idea originaria dell’Orchestra Multietnica nasce da un esperimento fatto in Valdarno a Montevarchi, legato al Festival oriente-occidente.
Abbiamo programmato un laboratorio sulla musica e la cultura araba ed ebraica con Enrico Fink e Jammal Ouassini che sarebbero diventati i direttori dell’orchestra.

Il laboratorio aveva uno scopo semplicemente didattico all’inizio, e vi avevano partecipato una ventina di musicisti, in quel caso tutti italiani. Durante l’attivazione di quel laboratorio è nata poi l’idea di provare a fare un’attività più permanente, di tipo formativo nella prima fase iniziale, ma che poi potesse dar vita a una produzione come è a tutti gli effetti quella dell’Orchestra Multietnica. Abbiamo coinvolto allora una trentina di persone, fra italiani e stranieri che hanno partecipato a questo secondo laboratorio molto intensivo.

Abbiamo maturato meglio l’idea, l’abbiamo proposta al comune di Arezzo, e c’è stato subito un’adesione entusiasta da parte del Comune che ha sostenuto questo progetto.
Lo spirito dell’orchestra è quello di essere un luogo di incontro. È un po’ come una filarmonica, una banda, con lo spirito di coinvolgere ragazzi stranieri e di dedicarsi alla musica delle tradizioni del paese di provenienza dei ragazzi. Insieme a questo c’è l’idea di vivere un’esperienza anche formativa.
L’obiettivo finale è mettere insieme un’orchestra musicale mista, che esegua un repertorio che inizialmente parte dalle musiche tradizionali del mondo per poi conoscere anche la teoria, la tradizione che sta dietro l’esecuzione musicale, le caratteristiche tecniche delle musiche popolari.
Non potendo contare su potenti mezzi economici e mediatici e non potendoci ovviamente accontentare dei dieci, quindici ragazzi che sono venuti al primo incontro, abbiamo iniziato a fare un lavoro nel territorio. Portando volantini stampati in italiano, arabo, indi, in lingue che non sapevo nemmeno cosa fossero, perché ci siamo fatti aiutare per tradurre questo annuncio “cercasi musicisti per formare un’orchestra multietnica”. Li abbiamo portati nel call-center, nei luoghi frequentati e vissuti dagli stranieri, al centro per l’integrazione, nei posti dove pensavamo di poter incontrare persone interessate al nostro progetto.
Questo progetto è nato come un progetto formativo, culturale. Ho voluto coinvolgere per questa fase due docenti che, oltre che esperti e bravi, rappresentassero anche bene questo concetto della condivisione, della convivenza e quindi ho chiamato Enrico Fink e Jammal Ouassini, un ebreo e un arabo, per dare ancora più valore, anche politico se vogliamo, a questo progetto.
Un arabo e un ebreo che insieme creano i presupposti per la nascita dell’Orchestra Multietnica dove poi dentro ci sono palestinesi, indiani, bengalesi, messicani, albanesi, insomma un po’ tutte le etnie che presenti nella nostra città.
La scelta dei docenti quindi aveva anche questo significato culturale e politico. Jammal è esperto nella musica di matrice araba e mediterranea, Enrico per quello che riguarda la musica ebraica e dell’Est-Europa.
Abbiamo scoperto delle cose interessantissime. Per cui di un brano che pensavamo essere di origine turca, poi si scopriva che per gli ebrei dell’Est-Europa era un brano di origine ebraica. Addirittura anche i bengalesi conoscevano lo stesso brano con la stessa melodia pensando che fosse musica loro.
Il primo concerto dell’Orchestra Multietnica è stato avventuroso, come tutto il percorso che è servito per prepararlo. Nell’estate 2007 abbiamo preparato i brani del primo repertorio. Eravamo tutti pronti per fare il concerto all’anfiteatro, nel Salotto Bello della città. Ovviamente era una giornata in cui è piovuto tutto il giorno e quindi abbiamo mantenuto questa tensione che serviva. Poi lo spettacolo è stato spostato al chiuso, al Teatro Bicchieraia. Quello è stato il battesimo pubblico dell’Orchestra Multietnica. La sala era più che piena ed è stata una cosa bellissima, davvero. Un concerto che ha sorpreso noi stessi per primi, perché appunto avevamo raggiunto una qualità musicale che non ci aspettavamo. Abbiamo avuto dei momenti in cui abbiamo pensato di non riuscire a fare quel concerto, perché magari ci ritrovavamo a una prova solo in cinque, oppure la volta dopo c’erano quelli che non c’erano la volta prima. Poi invece l’esecuzione del concerto ci ha dato un grande slancio per continuare questa attività; che come progetto si chiudeva in quel momento del primo concerto, ma che poi con il coinvolgimento di tutti, l’amministrazione, i direttori dell’orchestra, abbiamo deciso di portare avanti. Abbiamo continuato a fare le prove, abbiamo ampliato il repertorio perché avevamo ottenuto da un progetto di tipo culturale, sociale e formativo, un prodotto musicale professionale.
Siamo arrivati a un momento che è una nuova tappa del percorso dell’Orchestra, che è la realizzazione del CD Animameticca e anche di un DVD, grazie al finanziamento del Cesvot.
Anche questo ha comportato un lavoro duro. Quando si mette insieme un gruppo di venti musicisti non professionisti, per quanto bravi tecnicamente, potete immaginare quello che è stato il lavoro di costruzione di questo repertorio e la registrazione di questo repertorio fatta live, mettendo insieme tutta l’orchestra a suonare, tutte registrazioni molto dirette, vere, molto reali, come se fossimo a un concerto. Quello che è uscito spero sia una documentazione di una tappa del percorso dell’Orchestra ma penso anche di una cinquantina di minuti di musica bella da ascoltare.
Questo disco contiene anche un ricordo, una dedica a Vasil, un fisarmonicista rumeno che ha collaborato con l’orchestra per sei/sette mesi e poi purtroppo è scomparso prematuramente. È stata una collaborazione che ci ha dato molto dal punto di vista musicale; Vasil non parlava molto italiano, anzi quasi per niente, però era in grado di suonare qualsiasi cosa, dopo otto battute che sentiva, lui aveva già capito l’armonia e suonava. Era un musicista eccezionale.
Il futuro dell’Orchestra Multietnica chi lo sa… Noi crediamo molto in questo progetto, io ci credo, Enrico ci crede, l’amministrazione ci crede e quindi ci crediamo. Tutti continueremo a investirci le nostre energie, la nostra passione. Come dicevo l’Orchestra Multietnica è un laboratorio aperto e permanente e costantemente aperto a nuovi inserimenti, chiunque può venire alle prove dell’Orchestra nella sala messa a disposizione dal Comune.

(Testo elaborato sul racconto di Massimo Ferri, ideatore del progetto)

Per chi desidera saperne di più e soprattutto ascoltare la trascinante musica suonata dall’OMA può consultare il sito www.orchestramultietnica.net.