Europa Europa - Una risata vi seppellirà: la comicità politicamente scorretta di Laurence Clark

30/07/2012 - di Massimiliano Rubbi

Laurence ha speso anni a studiare per un dottorato di ricerca che ora ritiene abbastanza inutile dato che è passato alla commedia brillante: così si presenta Laurence Clark, che lavora come consulente in materia di disabilità ma soprattutto è uno dei comici più divertenti della scena britannica.

La sua paralisi cerebrale è il prisma da cui interpreta la realtà, sfidando i luoghi comuni sulla disabilità – basta pensare al titolo del suo ultimo spettacolo, Spastic Fantastic, che parte proprio dalla riappropriazione della parola spastico da parte di coloro a cui è rivolta come offesa. Anche la moglie di Laurence, Adele, è disabile, ed è su questa condizione di famiglia all-disabled che lo abbiamo interrogato – anche se, naturalmente, bandendo ogni compunta seriosità! 

Sia tu che tua moglie siete persone con disabilità. Avete mai vissuto problemi particolari, esterni o interni, per il vostro progetto di mettere su famiglia?
Mettere su famiglia non è proprio un progetto. Abbiamo incontrato molti atteggiamenti negativi da parte di professionisti medici, certo – di alcuni esempi parlo nell’articolo del 2005 “Niente spazio per la sedia”.  

Come pensi che la società britannica veda una persona con disabilità che sceglie di avere figli? È oggi una scelta normale, o rimangono ancora perlessità o veri e propri stigmi?
Ci sono molte percezioni negative sui genitori disabili, particolarmente intorno alla nostra abilità percepita di adempiere ai nostri ruoli come genitori. Ho trovato che le persone che hanno difficoltà a concepire un figlio possono tendere a pensare che sia ingiusto che noi possiamo avere figli e loro no. Inoltre, i “giovani badanti” [persone sotto i 18 anni che devono prendersi cura di parenti o amici disabili o malati, ndt] ricevono un sacco di attenzione mediatica al giorno d’oggi, e c’è una percezione che le persone disabili abbiano figli allo scopo di avere qualcuno intorno che le assista.  

Vostro figlio vive il fatto di avere genitori con disabilità in modo diverso da come vivrebbe in una famiglia con singolarità meno manifeste?
Tutte le famiglie sono diverse in modi differenti. Sicuramente esporre i bambini alla diversità può soltanto essere una cosa buona, perché cresceranno più accoglienti. Perciò non penso che avere genitori disabili influisca su mio figlio in alcun modo.  

La tua comicità affronta i cliché sulla disabilità, e in particolare il “politicamente corretto” a questo proposito. Come reagisce il pubblico al tuo stile?
Tutti i buoni comici sfidano lo status quo, perciò perché dovrei essere diverso? Affrontare cliché e stereotipi a me sembra essere il modo logico per fare comicità da comico disabile. Il pubblico tipicamente reagisce a questo ridendo!

 Nella tua carriera ci sono esplicite polemiche con Cherie Blair [che, a quanto si dice, lo ha infelicemente definito sit-down comedian] e il comico Jim Davidson. Pensi siano stati eventi fortuiti, o cè in effetti un entourage di classe dirigente con cui ci si deve ancora scontrare?
Non cè cosa come la cattiva pubblicità! 

Fino a che punto pensi che le politiche pubbliche da un lato, e gli atteggiamenti sociali dallaltro, incidano sulla condizione delle persone con disabilità? E come i comici possono avere un ruolo in questo processo – se credi che ne debbano avere uno?
La politica e gli atteggiamenti sociali hanno un enorme impatto sulle possibilità di vita delle persone disabili, perché le società si basano in genere sui bisogni e le opinioni delle persone non disabili. Ciò significa che le politiche sociali hanno bisogno di tenere conto dei bisogni addizionali delle persone disabili allo scopo di assicurare che esse ottengano le stesse opportunità di chiunque altro. I comici hanno sempre giocato un ruolo nel mettere in luce e sfidare situazioni ingiuste, per cui non vedo perché questo non dovrebbe essere vero anche per i problemi delle persone disabili.