La bottega di Luigino, Superabile, Luglio 2012

11/07/2012 - Claudio Imprudente
Luigino.jpg

Mi sono sempre chiesto se San Giuseppe, intorno all’anno zero, in quelle calde e afose giornate di luglio a Nazareth, continuasse imperterrito a lavorare nella sua bottega, a scolpire il suo legno da bravo falegname.
Me lo chiedevo perché in queste giornate, pur con il ventilatore puntato in faccia, è difficile persino pensare e scrivere… figuratevi Giuseppe che di certo non poteva disporre di certi ausili!
Questi strani pensieri mi sono venuti dopo aver conosciuto la storia di Luigino. Voi vi chiederete: “Chi è Luigino?”.
Ve lo presento subito, perché credo che la sua vita e la sua esperienza meritino di essere conosciute da tutti, rappresentando valori di cui io stesso vi parlo frequentemente poiché mi sembrano in via d’estinzione.
La volontà di rimettersi in gioco, la creatività, la tenacia, la voglia di porsi ancora in relazione senza chiudersi in se stessi.
Tutti ingredienti, questi, che ho ritrovato nella vicenda di Luigino.
Sposato, con due meravigliosi figli e un lavoro nel settore della distribuzione elettrica, Luigino si trova all’improvviso a convivere con la disabilità e con la sua nuova carrozzina.
In molti a questo punto si darebbero per vinti, rifiutando di accettare la realtà e rischiando di vivere una vita passiva, inerme. Niente di tutto questo. Luigino prende pialla, lima e legna ed inizia a dare sfogo alla sua creatività, rimettendosi in gioco, reinventandosi.
Icone ed immagini Sacre, paesaggi e presepi ma non solo, utilizzando varie segature provenienti da diverse specie arboree, il nostro scultore, tutt’altro che improvvisato, riesce a creare delle vere e proprie meraviglie.
Un suo amico ci scrive di lui queste bellissime parole, importanti secondo me anche come metafora della disabilità stessa, per riuscire a tirare fuori le potenzialità (in questo caso capolavori) anche da situazioni (in questo caso residui d’alberi…) che ci appaiono inutili ed inutilizzabili:
“Luigino, con i suoi occhi indagatori, riusciva a scorgere un embrione di vita nascosto nelle tortuosità di quel legno secco e mettendosi a scolpirlo gli ridonava letteralmente la vita, facendone emergere un Cristo come fosse una nuova resurrezione”.
Una resurrezione appunto. Una nuova vita. Che bello sarebbe entrare nella sua bottega…

E voi, cari amici lettori, quante volte vi siete reinventati? Quali sono le vostre botteghe?

Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina facebook.

Claudio Imprudente

 

Parole chiave:
Creatività, Cultura