“Abbiamo inventato uno spettacolo”

11/07/2012 - di Stefania Canepa e Simona Garbarino

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono.
E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:
“non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.
La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.
Bisogna vedere quello che non si è visto, vedere di nuovo quello che si è già visto, vedere in primavera quello che si era visto d’estate, vedere di giorno quello che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.
Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre
.
(José Saramago, Viaggio in Portogallo, Torino, Einaudi, 2005)

Talvolta gli incontri avvengono per caso, per incidenti di percorso, per affinità elettive, per fortuna, anche se pensiamo che il Caso, fondamentalmente, non esista.
Ci piace pensare che il nostro gruppo si sia incontrato sotto una buona stella, orientato da un Destino stravagante.
Lavoriamo insieme da cinque anni, ma alcune di noi sono colleghe da almeno quindici, e ciò che ci accomuna è l’esperienza lavorativa all’interno di un servizio riabilitativo per disabili intellettivi.
La lunga esperienza all’interno di una delle realtà storicamente e culturalmente più significative del settore, ci ha orientate verso un percorso di ricerca in grado di definire il nostro “fare”, inserendo il nostro quotidiano all’interno di una cornice epistemologica.
I punti di partenza di ciascuna sono stati diversi, quanto noi: differenti gli approcci, gli strumenti e le formazioni.
Ci siamo scelte perché ognuno di noi ha deciso di mettere a completa disposizione delle altre la propria esperienza: ci siamo fidate, affidate, disvelate, sorprese, “com-mosse”.
Abbiamo così, tacitamente, consolidato un legame di natura professionale che si fonda su istanze etiche e ontologiche profonde e irrinunciabili.
Questo è ciò che abbiamo messo in gioco, quello che chiediamo a chi collabora con noi, è il nostro patrimonio comune, il “portato” che connota il nostro lavoro.
La prima occasione di collaborazione professionale ha coinciso con l’avvio di un laboratorio teatrale “integrato”, che avrebbe coinvolto due realtà della cooperativa, il Centro “Rosa Gattorno” e la Comunità Alloggio di Coronata, e l’Istituto turistico-alberghiero “Nino Bergese” di Genova Sestri Ponente.
È cominciato così il percorso che ci ha “portati fuori” obbligandoci a “uscire allo scoperto”, a incontrare l’“altro”.
La nostra diversità incontrava un’altra realtà, “quella vera”, il nostro microcosmo (quello del centro riabilitativo, quello della comunità residenziale) si spostava, andava in esplorazione.
Ad accoglierci Donatella Chiarabini, una straordinaria figura di insegnante di educazione fisica della “vecchia guardia”, di quelle che malgrado i rovesci, i marosi, le tempeste, i tagli ha continuato a rinnovarsi, a crescere, a perseguire un ideale di “scuola trasformativa”, insieme ai suoi studenti.
Abbiamo così varcato la soglia dell’Istituto turistico-alberghiero “Nino Bergese”, abbiamo coinvolto un musicista e collega, Riccardo De Ferrari, paziente ed entusiasta, studente in musicoterapia; abbiamo invitato insegnanti, studenti, educatori, tirocinanti; lavorando instancabilmente, abbiamo “inventato” uno spettacolo.