Imparare da chi è meno fortunato, aspettando la ripresa

02/07/2012 - di Massimiliano Rubbi

Maurizio Marchesini è amministratore delegato di Marchesini Group, grande azienda di macchine automatiche per il packaging con sede principale a Pianoro (BO) che si è distinta per le buone prassi nell’integrazione di lavoratori con disabilità. Dal giugno 2009 Marchesini è inoltre Presidente di Unindustria Bologna, l’associazione di imprese nata nel 2007 dalla fusione di Api Bologna e Confindustria Bologna.

Ci può descrivere il vostro contesto aziendale e la vostra esperienza come azienda nell’integrazione di lavoratori svantaggiati?
Siamo un’azienda a fortissima vocazione internazionale (il nostro fatturato viene per l’85% dall’export) ma ancora a conduzione sostanzialmente familiare, nonostante le nostre dimensioni siano cresciute notevolmente. All’interno delle maestranze è ancora presente la prima generazione, che però sta progressivamente andando in pensione. C’è comunque un forte desiderio da parte dei più anziani di inserire i giovani, e questa è una caratteristica tipica dei fondatori. Complessivamente il clima aziendale è molto disteso e familiare. I dirigenti hanno ordine di tenere le “porte aperte”. Ci teniamo che le persone vivano in armonia nel contesto lavorativo, visto che vi passano una parte notevole del loro tempo. Tutto ciò vale naturalmente anche nei riguardi dei lavoratori svantaggiati. Il loro inserimento, per noi, non è solo un obbligo di legge: è, piuttosto, l’opportunità di integrare nella nostra comunità lavorativa qualcuno meno fortunato, che può peraltro insegnare tanto.

Quali sono le motivazioni, sia personali che aziendali, in base a cui decidete di procedere all’inserimento di lavoratori con disabilità in azienda, e con quali criteri di massima gestite tirocini e assunzioni?

Cerchiamo, nel nostro ambito, di tradurre sul piano pratico e con comportamenti concreti un tema molto forte quale è la responsabilità sociale dell’impresa. La conduzione familiare dell’azienda ci permette di dare ancora l’impronta a determinate scelte. Ad esempio, prestiamo grande attenzione, per quanto possibile, affinché i lavoratori con disabilità che vengono inseriti alla Marchesini Group siano residenti nel territorio prossimo all’azienda: questo permette loro di raggiungere il posto di lavoro in autonomia, e di non gravare ulteriormente sulle famiglie. 

Quali supporti o consulenze esterni ricevete abitualmente nella fase di inserimento lavorativo e in quella successiva al lavoro? Esistono forme di sostegno che vorreste ricevere, ma che l’attuale sistema dei servizi non fornisce?
Da alcuni anni abbiamo un confronto diretto con l’Ufficio Provinciale del Lavoro, con cui ci confrontiamo per le eventuali necessità aziendali o loro stessi ci indicano persone da valutare: e questo, possiamo assicurare, è un ottimo metodo. L’ufficio attiva delle “Borse Lavoro” che permettono sia al lavoratore che all’azienda di valutare la reale fattibilità all’inserimento lavorativo e di conseguenza all’assunzione definitiva. Per la nostra esperienza, i servizi sono presenti nella prima fase di inserimento, poi scompaiono completamente. Sarebbe utile un loro periodico monitoraggio del lavoratore soprattutto per alcuni tipi di handicap.

Come incidono sul processo di inserimento, in senso positivo o negativo, le relazioni tra colleghi? Come direzione aziendale attuate interventi su questa dimensione per facilitare l’inserimento?
Spesso chi è meno fortunato ha in realtà tantissimo da insegnare, soprattutto in fatto di integrazione e accoglienza. E noi ci teniamo a incentivare questi valori, anche e soprattutto attraverso le relazioni che si instaurano tra colleghi di lavoro. In particolare, inoltre, ogni volta che in azienda viene inserito un disabile, facciamo sì che trovi al suo fianco un responsabile (scelto naturalmente con caratteristiche idonee per svolgere questo ruolo) che ha il compito di prendersene cura.

Quali sono le strategie e i progetti che come Presidente di Unindustria Bologna ha attuato o intende attuare per facilitare i percorsi di inserimento lavorativo nelle aziende associate di persone con disabilità?
Unindustria ha sempre partecipato attivamente a tutti i “tavoli” su questo tema. E, mi preme sottolinearlo, la nostra non è mai stata una presenza passiva: siamo sempre stati attori, non spettatori, con proposte e iniziative. Penso, ad esempio, all’accordo tra associazioni imprenditoriali, sindacati e Provincia per l’assunzione di disabili da parte di cooperative sociali, alle quali poi l’azienda si rivolge per proprie commesse specifiche. O penso, altrettanto, alla quotidiana attività di consulenza alle imprese da parte dei nostri uffici, una consulenza che è generalmente orientata alla ricerca delle soluzioni più appropriate in relazione alle specificità di ogni singolo caso: dal tirocinio alla borsa lavoro, al contratto part-time, e alla stipula di apposite convenzioni con la Provincia stessa.

Nell’attuale momento di grave crisi occupazionale, come stanno reagendo le imprese associate rispetto all’obbligo e all’opportunità di questi inserimenti lavorativi – le direzioni aziendali tendono a rinviare le nuove assunzioni, o anche i tirocini di orientamento non finalizzati all’assunzione? E come vengono considerati i lavoratori con disabilità nel momento in cui una direzione aziendale deve definire il personale in esubero?
Purtroppo che la crisi ci sia, che sia pesante e che riguardi praticamente tutto il pianeta, sono tutti dati di fatto. Nel caso italiano, e in quello bolognese, ci troviamo di fronte a forti cali di fatturato, anche del 50-60 per cento per diverse aziende, e tutto ciò sta comportando un utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali. In queste condizioni, ahimè, è arduo parlare tout court di nuove assunzioni per chicchessia, o anche di tirocini formativi. Per quanto riguarda invece eventuali esuberi, c’è in ogni caso una norma di legge che tutela i lavoratori disabili. E noi come Unindustria Bologna, per quanto ci compete, cerchiamo, in ottemperanza alle leggi vigenti, di trovare anche nella gestione di situazioni di difficoltà quegli equilibri che le condizioni individuali meritano.

Quali consigli si sentirebbe di dare da un lato ad altre imprese analoghe alla sua, e dall’altro ad altre associazioni di imprese, per favorire un efficace sistema di inserimenti lavorativi di persone svantaggiate durante e dopo la crisi?
Auguriamoci, innanzitutto, che la ripresa giunga il più presto possibile, poiché fino a quando perdurerà la crisi sarà abbastanza difficile estrarre conigli dal cilindro. Quando la crisi sarà stata superata, invece, sono certo che riprenderemo a cercare, con la delicatezza che ogni caso particolare richiede, quelle soluzioni che consentano all’impresa e al lavoratore disabile di conoscersi, di comprendersi e di collaborare, individuando per ogni specificità la più indicata tra quelle soluzioni di cui parlavo anche più sopra, al fine di un attento e costruttivo inserimento lavorativo mirato: dalla borsa lavoro ai tirocini formativi, dal periodo di prova al contratto a tempo determinato (che può avere una durata anche di tre anni), dal part-time alle convenzioni con la Provincia. Ed è questa ricerca, tanto meticolosa quanto rispettosa appunto delle specificità, che mi sento di consigliare a tutti i colleghi.

Parole chiave:
Lavoro, Legislazione