18/06/2012 - di Nicola Rabbi

Non è certamente facile dare una risposta di tipo generale alla domanda che sta dietro al titolo di questo articolo, ma lo abbiamo fatto ugualmente dando la parola a tre persone disabili che usano la rete in un modo approfondito già da tempo e che svolgono lavori di tipo intellettuale. Un punto di visto privilegiato quindi, che non può essere la voce della maggioranza delle persone disabili, ma che indica sicuramente un uso preciso della rete che si proietta nel futuro.

“Un circolo virtuoso che mi dà lavoro a ciclo continuo”
Claudio Imprudente, autore di numerosi libri sul tema della cultura e i diritti dei disabili.

Ho un ricordo ben preciso di quando ho utilizzato la posta elettronica per la prima volta; perché prima facevo un centinaio di telefonate al giorno, poi tutto è cambiato; nel 2001 ho spedito le mie prime e-mail e probabilmente la persona che mi ha fatto vedere come farlo è stato Ivan, l’informatico della nostra associazione.
In effetti la mia vita ha avuto una accelerazione non indifferente, è stato un passaggio molto importante e se penso alla mia storia personale è stato importante tanto quanto passare dalla tavola orizzontale a questa verticale: mi spiego meglio, prima per comunicare, dato che non parlo, usavo le mani che toccavano delle lettere su una tavola posta su un piano, poi ho visto che indicare le lettere con gli occhi utilizzando una tavola trasparente era un modo molto più efficace per comunicare. Così è stato anche per l’utilizzo del web. Avevo capito che era uno strumento molto valido per raggiungere le altre persone, superava i miei problemi di mobilità in senso fisico e mi permetteva anche di avere più relazioni. Anche le mie attività lavorative sono aumentate.
Mi ricordo che all’epoca avevo un pallino in testa, quello di andare in televisione ma credo che ho intuito che internet avrebbe sostituito la televisione. Questo mi ha diminuito l’ansia di trovare un programma televisivo che mi accogliesse.
Dal principio ho usato Google per fare delle ricerche, soprattutto quando ho incominciato la collaborazione con Superabile (www.superabile.it); per questo sito dell’Inail che tratta di informazione sulla disabilità, dovevo curare una rubrica settimanale di rassegna stampa; dovevo trovare tre articoli che mi colpissero e fare un commento con uno stile ironico. Ho incominciato a chiedere alle varie agenzie di stampa di inviarmi gli aggiornamenti, tramite e-mail. Ovviamente altri suggerimenti mi provenivano anche da e-mail provenienti da fonti diverse.
Ho iniziato a usare le mailing list praticamente da subito per diffondere quello che scrivevo; davo un certo tipo di informazione, non quella privata, ma di interesse generale. Ho questo stile da sempre, non uso questi strumenti per tenere una sorta di diario personale ma come informazione pubblica e commento. Invece il 90 per cento delle persone che conosco e che utilizzano la rete, mi dicono i loro fatti privati.
L’esperienza del blog è sta più difficile; la mia idea era quella di sostituire la mailing list con il blog ma il gruppo di lavoro, la mia associazione, mi ha chiesto di creare e animare un blog a più voci e questa esperienza stenta ancora adesso a decollare pienamente.
Facebook invece, che utilizzo da due anni, è stato lo strumento ideale per fare una cosa più personale; anche in questo caso ho voluto usare il mezzo non privatamente, come uno “sfogatoio”, ma ho cercato di farlo diventare un mezzo per la diffusione delle mie attività lavorative; in Facebook infatti metto i miei articoli e aspetto i commenti degli “amici” che sono quasi 3 mila. Ho creato un circolo virtuoso che mi dà lavoro a ciclo continuo, cioè scrivo un articolo e aspetto i commenti, poi dai commenti scrivo un altro articolo oppure un libro.
Oramai sto collegato diverse ore al giorno su internet, sia a casa che al lavoro.
Come uso privato internet non ha molto significato per me; a parte alcuni compagni di scuola che ho ritrovato tramite Facebook.
In futuro vorrei che internet diventasse uno strumento che ti permette una sempre maggiore visibilità; faccio un esempio: organizzo un incontro a Brescia e tutte le scuole di quella provincia hanno la possibilità di collegarsi in tempo reale a quell’evento.

“Come staccare la spina dal mondo”
Fabrizio Galavotti, critico cinematografico per conto del sito di informazione sociale BandieraGialla (www.bandieragialla.it) e giocatore nella squadra Rangers Bologna di hockey su carrozzina elettrica.

Per me la rete internet è diventata fondamentale, ci passo molto tempo, ho incominciato a usarla alla fine degli anni ’90 a scuola, dato che ho fatto un indirizzo per perito informatico.
Agli inizi la connessione era lenta e non ho avvertito subito i vantaggi; da quando ho avuto l’adsl a casa e in seguito altre connessioni veloci, è diventata più importante.
Dati i miei interessi, guardavo i siti sportivi e cercavo informazioni su Google.
Come programmi, ricordo, usavo le chat, come Msn Messenger e Skype, per riprendere contatto con persone che già conoscevo o anche per conoscerne di nuove.
In chat non ho mai conosciuto persone che poi sono diventate mie amiche. Ho consolidato vecchie amicizie ma gli incontri sulla rete non si sono mai tradotti in incontri reali.
Uso normalmente anche la community di Libero dove chatto e carico fotografie. Per i miei hobby seguo i siti che trattano di sport, l’hockey e basket.
Adesso lo uso soprattutto per lavoro e quindi ho tutta una serie di link di siti che trattano di cinema e li uso per documentarmi e approfondire i film o anche ascoltare interviste; prima usavo i giornali di carta ma naturalmente mi assicuravano fonti di informazione minori e poi si dovevano comprare.
Attraverso Facebook, che uso dal 2008, ho conosciuto uno sceneggiatore che si occupa di temi sociali con cui ho allacciato anche rapporti di lavoro. Non uso Facebook a fini ludici ma soprattutto per chattare.
Tramite internet faccio anche altre cose più pratiche come ricaricare il telefono, scaricare la musica comprandola, a volte faccio degli acquisti mediante la carta di credito postale ricaricabile. Scarico anche parecchi film.
Certo è che adesso senza internet la mia vita sarebbe diversa, internet mi permette molte cose, mi sentirei perso se non ci fosse, sarebbe come staccare la spina dal mondo.
Mi serve per passare il tempo; al giorno passo diverse ore di fronte al computer collegato a internet. Penso che in futuro sarà sempre più semplice usare la rete.

I quattro tipi di network sociali
Francesco Levantini, lavora in Ibm dal 1985 e si occupa principalmente di divulgare le nuove tecnologie nel mondo delle aziende.

Ho incontrato internet nel 1985 quando era limitata alle grandi aziende e alle Università; il primo incontro è stato con l’e-mail che è uno strumento altamente produttivo e che mi ha permesso come non vedente di avere già a disposizione documenti leggibili dalla sintesi vocale.
Poi sono apparsi i libri digitalizzati che i non vedenti si scambiavano e i giornali pubblicati sul web.
Poi ho cominciato a utilizzare le chat, i forum…
Nel mondo relazionale preferisco il mondo degli atomi, quello fisico insomma; dal punto di vista relazionale non è cambiato molto, dato che io preferisco incontrare le persone realmente e non in rete. Io uso i social network come strumento per portare la mia scrivania di lavoro all’esterno ma poi le relazioni si fanno nei pub, nei locali in una cena assieme.
Internet è uno strumento importante per un disabile perché regala parecchio tempo operativo.
Per il futuro io penso a un internet “for thing”, l’internet delle cose ovvero la domotica; vedo anche sparire il computer che si diffonderà nei vari oggetti, mi immagino che anche il televisore e gli altri elettrodomestici si uniranno alla rete.
Oggi quando il computer non si connette a internet ho quasi la sensazione che si sia rotto visto che quello che faccio è quasi tutto on line.
Se a un tratto non avessi più internet sarebbe una seccatura non avere le informazioni digitalizzate, mentre per le conoscenze in senso lato come relazioni, rapporti di lavoro, opportunità, date dalla rete, dai social network, difficilmente potrei fare a meno.
Io suddivido i social network in 4 tipi a secondo dell’uso che ne faccio: 1) Facebook  (www.facebook.com) è simile al cortile di casa, uso questo strumento come una sorta di e-mail permanente, ho a che fare con amici che mi conoscono che sanno che sono non vedente, è un rapporto che porta nel mondo digitale gli stessi meccanismi del mondo reale; 2) in Linkedin (www.linkedin.com) invece non ti proponi come persona fisica ma per la capacità che hai di proporti per le tue conoscenze; qui le persone con cui lavoro non sanno della mia disabilità. Linkedin in questo modo amplia la partecipazione; 3) Second Life (http://secondlife.com) è interessante come laboratorio per provare a costruire nuove personalità (e nuove persone) e per vedere l’impatto che ha sulla gente. Qui una persona disabile può provare diverse cose; 4) Twitter (www.twitter.com), infine è il social network che permette di creare i gruppi di osservazione su determinati temi e per la disabilità non è uno strumento interessante, è solo uno strumento di informazione.