L’informazione sulla disabilità al tempo di internet

18/06/2012 - di Nicola Rabbi

Carlo Gubitosa è un giornalista e attivista per i diritti umani e la libera informazione, che dagli inizi degli anni ’90 si occupa di informazione on line; ha pubblicato vari libri tra cui Italian Crackdown – BBS amatoriali, volontari telematici, censure e sequestri nell’Italia degli anni ’90 (Milano, Apogeonline, 1999) e Hacker, scienziati e pionieri. Storia sociale del ciberspazio e della comunicazione elettronica (Viterbo, Stampa Alternativa, 2007).

Franco Bomprezzi è un giornalista e disabile; attualmente lavora come free lance a Milano ed è un esperto di comunicazione sociale. Ha scritto i romanzi La contea dei ruotanti (Padova, Il Prato, 1999), Io sono così (Padova, Il Prato, 2003) e Handicap power (Lucca, LibertàEdizioni, 2008).
Abbiamo rivolto ai due giornalisti alcune domande su come i disabili usano internet e in particolare su come è cambiata l’informazione a proposito di disabilità con l’avvento delle nuove tecnologie del comunicare.

In qualità di giornalista e di disabile che usa in modo costante la rete, che cosa ha significato per te l’uso di internet?
Bombrezzi: Moltissimo, direi tutto. Oggi non riesco neppure a immaginare il mio lavoro senza internet. Innanzitutto, banalmente, l’uso sempre più soddisfacente dei grandi motori di ricerca consente di trovare notizie, fonti, confrontare opinioni, rintracciare documenti utili. Da persona con disabilità la rete aggiunge la comodità del telelavoro, quando possibile.

La rete permettendo la moltiplicazione dei canali rende possibile anche un’informazione individualizzata, di nicchia e per temi specifici: questa evoluzione ha portato a dei reali cambiamenti positivi per quanto riguarda l’informazione sulla disabilità?
Gubitosa: Direi di più: ha portato a cambiamenti positivi per quanto riguarda l’informazione DEI disabili, che grazie alle nuove tecnologie hanno l’occasione di produrre e condividere informazioni come mai prima d’ora. Nel 2000 ho effettuato un lavoro di inchiesta e di approfondimento su questi temi che ha dato vita a un progetto multimediale ancora on line all’indirizzo http://www.olografix.org/gubi/smau/. Sono rimasto sorpreso scoprendo che per usare un computer basta anche solo la lingua, il soffio o la possibilità di premere un singolo pedale o interruttore. Anche in questo ambito vale un discorso generale: la migliore informazione è quella prodotta da chi ha esperienza diretta dei temi trattati. E quindi l’informazione migliore sulla disabilità è quella che proviene dai disabili. Basti guardare al lavoro immenso di giornalisti come Franco Bomprezzi, o al premio “Ilaria Alpi” vinto dal disabile Franco Civelli nella sezione “telestreet”, con un video di inchiesta/denuncia in cui descriveva le barriere architettoniche della sua città.
Bombrezzi: Certamente. Ha portato una maggiore consapevolezza degli strumenti a disposizione, dagli ausili tecnologici alle opportunità di viaggio, dalla rete delle associazioni alla documentazione legislativa; non c’è campo nel quale i canali del web non abbiano offerto strumenti nuovi e in larga misura validi.

E i disabili stanno usando questo strumento per informare l’opinione pubblica e per veder riconosciuti i propri diritti?
Gubitosa: Prima ancora che come strumenti di attivismo, credo che la produzione di contenuti da parte dei disabili sia un indispensabile strumento di espressione, una forma per esercitare quel diritto alla comunicazione spesso rivendicato nella sua sola forma passiva (ricevere informazioni corrette) ma sempre più praticato nella sua forma attiva e riflessiva (informaRE e informarSI). A partire da questo, è indubbio che oggi in rete è molto più facile denunciare le situazioni in cui la disabilità si trasforma in handicap per negligenza altrui, come insegna il caso di Fabio Pavone, il giovane abruzzese affetto da distrofia che ha denunciato in rete la mancata copertura mutualistica di un costoso mouse pilotato con le labbra che gli permette di comunicare [abbiamo trattato di questo caso anche in una rubrica di Bandieragialla.it, che trovate pubblicata a questo indirizzo, www.bandieragialla.it/node/6370 n.d.r.]. In altri tempi il caso di Fabio sarebbe passato inosservato, ma il suo utilizzo intelligente della rete come cassa di risonanza gli ha permesso di ottenere visibilità su un dato cruciale per molte persone nelle sue stesse condizioni, e il tutto agendo come singolo cittadino, senza dover passare per l’intermediazione di gruppi o associazioni.
Bombrezzi: In parte sì, in parte no. Sicuramente alcune realtà organizzate sono state in grado di utilizzare la rete per informare e formare l’opinione pubblica. Ma il limite è rappresentato dalla nicchia, ossia dalla difficoltà di arrivare, anche sul web, ai media generalisti di larga diffusione, dove sarebbe indispensabile incidere efficacemente e tempestivamente.

I disabili in Italia hanno una buona formazione sul tema dell’uso delle nuove tecnologie?
Gubitosa: Sarebbe corretto dire che hanno una buona AUTOformazione, visto che né i percorsi scolastici ufficiali, né le strutture di assistenza, né tantomeno le istituzioni o il ministero del welfare hanno dimostrato in questi anni una particolare attenzione per l’accessibilità delle tecnologie. In Italia siamo riusciti a produrre la legge Stanca che ha portato solo confusione nel settore, mentre sarebbe bastata una legge di una riga che richiedesse il rispetto degli standard internazionali di accessibilità già ottimamente definiti e codificati.
Bombrezzi: Credo che ci sia una formazione a macchia di leopardo sul territorio nazionale. Bene al Nord, e in parte al Centro, i problemi nascono al Sud anche per le difficoltà nell’estendere le linee a banda larga in territori non sorretti adeguatamente dal punto di vista economico e infrastrutturale.

Quali sono in rete alcuni esempi validi per te di buona comunicazione on line?
Gubitosa:
Tra i più recenti potrei citare “Crisi TV” http://crisitv.wordpress.com/ dove una community di precari mette insieme testi, approfondimenti e materiali multimediali per affrontare la crisi in modo informato e consapevole, e sostenere le battaglie per il diritto al lavoro. C’è poi la rivista antimafia catanese Ucuntu (www.ucuntu.org), lo storico portale pacifista www.peacelink.it e l’esperimento di giornalismo satirico che stiamo realizzando su www.mamma.am dove una satira che non fa solo ridere incontra un’informazione che fa anche sorridere.
Bombrezzi: Vi sono parecchie esperienze in rete di buona comunicazione come il portale disabili.com (www.disabili.com), il portale interattivo di Vita (www.vita.it) ma adesso anche molti blog, e la trasformazione in atto con il social network sta ulteriormente fornendo strumenti validi, interessanti, creativi.

Che cosa manca invece ancora in rete, cosa vorresti realizzare sul tema della comunicazione e la disabilità sul web se ne avessi la possibilità?
Gubitosa:
Mancano dei servizi che permettano di vivere meglio il proprio territorio, un motore di ricerca finalizzato al vivere quotidiano dove si possa cercare la struttura senza barriere architettoniche ma anche il gruppo d’acquisto solidale per organizzare la propria spesa con intelligenza e sobrietà (anche i disabili devono mangiare, e anche loro storcono spesso il naso davanti a OGM e pesticidi), l’officina onesta per riparare carrozzine elettriche, la libreria di quartiere che vende testi braille e tutti quei piccoli servizi che messi insieme determinano la qualità della vita.
Bombrezzi: Vorrei aumentare l’interattività. Perciò mi piacerebbe una web tv efficiente gestita direttamente dal mondo delle persone con disabilità, con una specie di YouTube specifico, per testimoniare in tempo reale barriere, difficoltà, ma anche buoni esempi, attività artistiche, sport, letture, insomma tutto ciò che fa normalità di vita.

E se questo desiderio fosse libero e non legato alla disabilità cosa vorresti vedere o fare in rete?
Gubitosa: Vorrei vedere che cosa accadrebbe se venisse legalizzata la copia privata senza scopo di lucro, che ha come unico obiettivo la condivisione della conoscenza e la trasformazione di internet nella più grande biblioteca della storia umana.
Bombrezzi: Fare libera informazione, competente e attendibile. A volte il web è autoreferenziale ed esagerato, come una volta erano le prime televisioni locali. Mi piacerebbe lavorare a un progetto serio di informazione di qualità, non ideologico, non legato a vecchie testate.

Per contattare gli autori:
Carlo Gubitosa: c.gubitosa@peacelink.it
Franco Bomprezzi: franco.bomprezzi@gmail.com