18/06/2012 - di Nicola Rabbi

CUP 2000 è la principale azienda italiana che gestisce i sistemi CUP (Centri Unificati di Prenotazione) di dimensione metropolitana e regionale di accesso alla sanità. Molti di questi servizi vengono erogati attraverso il web; ne parliamo con Gianluigi Amadei, progettista, che si occupa dell’area servizi sociali all’interno dell’azienda.

Che tipo di servizi socio-sanitari offre CUP 2000 e verso chi sono rivolti?
CUP 2000 non si muove solo nell’area del sanitario fornendo servizi per l’accesso alla sanità ma da qualche anno a questa parte fornisce servizi nell’area propriamente sociale; non siamo specificatamente indirizzati verso la disabilità, l’area del sociale è più indirizzata all’anziano, ma il confine tra le due aree è molto labile; ad esempio quando si parla di occasione di socializzazione o di agevolazione dell’accesso ai servizi, cambia l’offerta ma le modalità spesso sono simili.
Nell’area dei servizi informativi abbiamo sviluppato nel corso del 2009 un punto di accesso per tutto il mondo della sanità e del socio-sanitario; il cittadino ma anche il disabile può trovare tutte le informazioni sul sociale e il socio-sanitario (sul medico di medicina generale, sul pronto soccorso con liste d’attesa in tempi reali, sugli sportelli sociali…) con la possibilità di avere, una volta individuato il servizio che si sta cercando, anche i percorsi per raggiungerlo, scelti in base alle proprie modalità di mobilità. Stiamo raccogliendo anche informazioni sull’accessibilità.
Il pagamento avviene tramite carta di credito o bancomat, un’operazione molto sicura che si sta estendendo in ambito regionale e non ci sono commissioni aggiuntive da parte nostra.
In questo modo è possibile accedere a un servizio sanitario senza dover fare delle code, ma direttamente da casa.

Ma a quali servizi una persona disabile o un anziano può accedere? Vi sono delle limitazioni?
Lo sportello on line eroga quasi tutte le prestazioni, rimane la difficoltà per quelle che presentano delle impegnative difficili da interpretare, ma attraverso il Progetto Sole stiamo riducendo il numero di queste prestazioni “difficili”, in quanto tutte le impegnative saranno inserite direttamente dal medico di medicina generale nel suo studio e in questo modo non ci potrà essere margine di errore in quanto ci sarà sempre un codice preciso e il sistema recupererà i dati inseriti.
In Emilia-Romagna stiamo completando il collegamento al CUP con ogni medico di medicina generale e dei pediatri che sono circa 4mila complessivamente. Questo consentirà a tutti i medici di generare le impegnative per l’accesso dei sistemi di prenotazione ma anche direttamente negli stessi ospedali; per ogni medico sarà possibile anche ricevere i referti e altre segnalazioni come il ricovero, variazioni anagrafiche e certe certificazioni come quella di invalidità; in Emilia-Romagna infatti esiste il Progetto Rurer che centralizza la gestione delle certificazioni dell’invalidità mettendo in collegamento la struttura sanitaria, l’Inps, l’anagrafe regionale e i sistemi informativi del lavoro. Stiamo sempre parlando di ambienti web di qualcosa che consente al disabile nel momento in cui gli viene riconosciuta la sua situazione, di essere registrato presso gli sportelli del servizio lavoro come disabile e inserito nelle liste di collocamento: in questo modo si passa dal CUP metropolitano al CUP web.
Il web, attraverso il già citato Progetto Sole, dà la possibilità ai medici di base di rendere subito disponibili le loro richieste di accertamenti diagnostici. Tutto quello che è prenotabile dallo sportello entro breve sarà prenotabile dal web direttamente; non sarà così per tutti i servizi, ad esempio, le terapie fisiche si continueranno a prenotare presso le strutture erogatrici, ma la tendenza è inglobare tutte le prestazioni che saranno direttamente prenotabili via web. Avere in tempo reale questi dati permetterà anche una migliore programmazione dei reparti ospedalieri, dell’uso delle macchine, come quelle radiologiche.

CUP 2000 è un’esperienza solo di Bologna e dell’Emilia-Romagna?
È un modello già esportato in altre regioni e in alcune grandi città come Genova, Milano, Napoli.
Abbiamo realizzato questo sportello in Inghilterra nella contea di Birmingham, a Pechino in Cina, ma le dimensioni del CUP di Bologna sono una realtà unica nel mondo sia come numero di prestazioni offerte che come numero di utenti.

Avete dei dati riguardo l’utenza disabile ed esistono dei servizi indirizzati a loro via web?
Non abbiamo dati sull’utenza disabile; ma ci stiamo muovendo molto verso l’area del sociale secondo due linee di intervento; con la prima stiamo cercando di creare il CUP del sociale cioè stiamo cercando di rendere più semplice l’accesso a tutta una gamma di servizi socio-sanitari o socio-assistenziali che sono ancora sparpagliati sul territorio; vogliamo fare una rete integrata del socio-sanitario e assistenziale, anche con lo scopo di creare una cartella socio-sanitaria sul modello di quella sanitaria disponibile sempre on line. Una cartella di questo tipo contiene i trattamenti che mi sono stati erogati, che cosa mi sta succedendo, se ho una assistenza familiare, se sono inserito in particolari programmi, se mi vengono erogati determinati ausili o servizi di supporto (accompagnamento, bagno a domicilio…). Qui il nostro pubblico di riferimento sono gli anziani ma anche i disabili e le persone “fragili”. Vogliamo disegnare intorno all’anziano e al disabile quella che è la sua rete di riferimento e di supporto e di rendere visibile questa rete facilitando gli interventi aggiuntivi. Bisogna uscire dalla logica sanitaria per entrare in quella socio-sanitaria che prende in considerazione non solo la salute della persona ma il suo benessere in generale.
Stiamo realizzando un portale che si chiama Bolognasolidale (www.bolognasolidale.it) che raccoglie tutto che si sta muovendo sul territorio disegnando la rete di chi assiste. In questo modo la persona che si registra sul portale può conoscere questa rete fatta di volontariato, di parrocchie, di minigruppi di supporto familiare; con il progetto Icare lo stiamo già facendo, seguendo circa 3mila anziani. Se un anziano ha problemi di mobilità, vediamo se vicino a lui vi sono dei gruppi che possono aiutarlo. La nostra mediazione è gratuita e non ha costi per l’utenza.

Internet offre non solo dei testi ma anche la possibilità di usare degli strumenti multimediali: ne fate uso all’interno di questo discorso?
Per quanto riguarda la multimedialità abbiamo il Progetto Oldes, che utilizza un computer multimediale collegato a un televisore, ovvero uno strumento facilmente accessibile anche da chi non ha particolari conoscenza tecnologiche. Si offrono dei contenuti informativi, contenuti di intrattenimento mirati sui gusti e sulle caratteristiche dell’utente che tendono alla socializzazione; ad esempio non trasmettiamo un documentario su Bologna ma su dei particolari percorsi che si possono fare in città e che possono essere effettivamente fatti grazie a gruppi di volontariato che organizzano le uscite. Tramite questo sistema è possibile anche telefonare e dall’altra parte si comunica con un moderatore/sollecitatore di dibattito e la rete di persone con cui l’anziano ha scelto di stare connesso; in questo modo ha la possibilità di comunicare direttamente con un gruppo di persone. Viene creato una sorta di centro sociale virtuale per anziani, senza doversi spostare fisicamente per incontrare gli amici.
Il sistema comprende anche una piattaforma di tipo tele-medico che dà la possibilità di tenere controllati una serie di parametri clinici (pressione, peso della glicemia, pulsazioni…).

Ma questo non comporta un rischio di ulteriore isolamento per la persona anziana o disabile?
Questo spostamento della vita di relazione su una piattaforma virtuale rischia di aumentare la situazione di isolamento anziché diminuirla. Per contrastare questo rischio noi organizziamo delle feste, feste vere; sono delle occasioni di contatto fisico, dove gli anziani si incontrano tra loro e con gli operatori telefonici con cui queste persone sono in contatto.

Che progetti avete per il futuro?
Penso soprattutto al fascicolo sanitario elettronico che sarà presto una realtà per chi vive in Emilia-Romagna; avrà una valenza clinica non amministrativa e sarà disponibile on line. Il fascicolo sanitario proposto da Google Health (un servizio sanitario simile) è su base volontaria, il nostro non sarà così. Stiamo digitalizzando, con un’operazione molto impegnativa per l’Asl di Bologna, tutte le cartelle cliniche in modo che sia reperibile on line lo storico cartaceo per il singolo paziente. Anche cambiando residenza una persona potrà immediatamente ritrovare on line la sua cartella clinica completa.
Per finalità diverse abbiamo anche digitalizzato dei registri clinici scritti in folio a mano di fine Ottocento che hanno un valore per la storia della medicina e della scienza.