Disabili e web 2.0. Relazioni sociali e servizi, informarsi e informare, accessibilità

18/06/2012 - a cura di Nicola Rabbi

Introduzione

È da parecchio tempo che da queste pagine parliamo di disabilità e internet; la prima volta nel 1994 con “Spazi sintetici” ci siamo occupati di come la realtà virtuale potesse cambiare e migliorare la vita delle persone disabili in termini di relazioni sociali ma anche di riabilitazione.

Poi l’anno successivo con “Telematici sentimentali” abbiamo trattato del tema dell’informazione sociale che cominciava a viaggiare sulle reti telematiche (ancora non si parlava di internet e di web in Italia, era un mondo nuovo e pieno di promesse). Nel 1998 invece, quando oramai il digitale cominciava a diffondersi un po’ dappertutto e il mondo dell’associazionismo iniziava a dotarsi di posta elettronica e di siti web, abbiamo organizzato un convegno e poi scritto un libro L’handicap in rete (Bologna, Prometeo, 1999) che raccoglieva le maggiori esperienze presenti in rete; si cercava anche di leggere il fenomeno non solo in un modo enfatico o semplicemente descrittivo, ma si ponevano precise domande sui limiti del mezzo, sul suo effettivo uso, sui problemi di accessibilità alle tecnologie (domande che venivano rivolte alle stesse persone disabili). Infine nel 2005, in un panorama tecnologico e in una cultura telematica molto diversi abbiamo scritto la monografia Disabili1.0 che raccoglieva, per la maggior parte del lavoro, una serie di articoli pubblicati sulla rivista dell’Anmic “Tempi Nuovi”. In questo caso la domanda che ci si poneva era: come internet può aiutare la persona disabile nella sua vita quotidiana? Il tutto veniva realizzato attraverso degli articoli brevi dove accanto ai commenti venivano descritte anche le operazioni pratiche, come la prenotazione di un biglietto on line, l’utilizzo dell’home banking… Era un modo per fare l’alfabetizzazione degli strumenti che il web offriva (in realtà il lavoro non si riduceva a questo ma prendeva in considerazione anche varie tematiche culturali come il diritto alla tecnologia e alla privacy).
Tutto quanto abbiamo descritto è ancora raggiungibile in rete negli indirizzi che troverete indicati nella monografia che segue. E che cosa offre questo nuovo lavoro rispetto al passato? Il principale cambiamento avvenuto in rete dal 2005 si può riassumere in una parola: partecipazione. Il web 2.0 consiste principalmente nella partecipazione delle persone al web che commentano, collaborano, scrivono, grazie a una tecnologia sempre più facile da usare. Questo significa anche una maggiore presenza di persone disabili su internet che collaborano e lavorano, in un miglioramento qualitativo di ciò che si può trovare in rete; e non stiamo parlando solo di testi ma anche di foto, audio e soprattutto video.
Metodologicamente parlando, abbiamo usato la tecnica dell’intervista a persone esperte nei campi che più ci sembravano interessanti e cioè le relazioni sociali e la partecipazione (Maistrello), i servizi socio-sanitari (Amadei), l’accessibilità al web e alle tecnologie per comunicare (Follis), l’informazione (Gubitosa e Bomprezzi), l’informazione medico-scientifica (Santoro); infine abbiamo raccolto la testimonianza di persone disabili esperte nell’uso della rete.
Alla fine di questa inchiesta rimane un’impressione, sempre la stessa – percepita anche nei precedenti lavori – di come sia importante, al di là di ogni futura tecnologia, la presenza dell’uomo, al di là di un filo o di un’onda elettromagnetica; una presenza umana che significa anche preoccuparsi dell’altro, farsi carico delle sue esigenze, che significa avere una precisa responsabilità e la percezione che quasi tutto ci riguarda.
L’intermediazione della macchina tende a renderci meno responsabili? Quando siamo a bordo della nostra automobile tendiamo a essere meno gentili e attenti verso un altro automobilista e da pedoni siamo sicuramente un’altra persona.
Forse il paragone non è appropriato o forse riusciamo ad avere ancora poca fiducia in una tecnologia che sembra permettere una sempre maggiore connessione anche senza la presenza fisica dell’altro; ma rimane una strana sensazione di vuoto e di desolazione se l’altro non c’è un po’ di più fisicamente, almeno un po’ di più.