Prendi l'arte e mettila da parte! Superabile, Aprile 2012

12/04/2012 - Claudio Imprudente
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E se l'arte diventasse disabilità? Oppure se la disabilità diventasse arte? O ancora, se il famoso detto "prendi l'arte e mettila da parte" fosse vero? Sono domande, queste, che mi sono sorte spontanee lo scorso sabato pomeriggio, quando con la critica d'arte Paola Magi e Martina Gerosa, architetto, giornalista e membro dell'associazione Arcipelago sordità, sono intervenuto alla presentazione del libro Il pianista che ascolta con le dita, organizzato dal Centro Documentazione Handicap in collaborazione con il museo Mambo di Bologna. Il testo della Magi, così come l'intervento di Martina, si sono concentrati sui potenziali della comunicazione non verbale, su cui ci hanno fatto un ritratto delle loro esperienze, difficoltà e tentativi di soluzione, trovati o per meglio dire "creati" nel corso del tempo nelle vesti di ricercatrice da un lato e di persona non udente dall'altro, gesti creativi, che ci parlano di arte e di relazione. Un tema affascinante, per molti aspetti, che mi ha riportato indietro nel tempo, a quello che fu il mio primo ausilio creativo che mi sarebbe tanto piaciuto portare all'incontro, cosa che per ragioni biologiche, purtroppo, non ho potuto fare, anche se avrei avuto un grande successo...Sto parlando di mia nonna Dirce! Già dal nome si può intuire il suo ruolo...Vi spiego meglio. Un problema delle persone disabili che, come me, non possono pronunciare le parole è associare le immagini al suono e di conseguenza anche le lettere. Di solito infatti, quando uno scrive normalmente, può ripetere con la voce quello che pensa, facilitando così il processo di scrittura. Per una persona con difficoltà di linguaggio questo non è possibile. A risolvere il problema tuttavia, ci ha pensato proprio mia nonna. Dirce era una gran chiacchierona e fin da quando ero molto piccolo trascorrevamo interi pomeriggi al sole sul balcone di casa, a commentare i passaggi delle persone per la strada sotto di noi, insomma, diciamolo, facendo del gossip! I pettegolezzi della nonna, tuttavia, si sono rivelati presto un insospettabile ausilio, che mi ha insegnato ad associare spontaneamente e con allegria senza l'uso della parola scritta, le persone fisiche ai mestieri, ai ruoli, le caratteristiche e così via...

Qualcosa di simile è accaduta anche a Martina, che, quando le diagnosticarono il proprio deficit uditivo all'età di tre anni, più che da complessi e tecnologici ausili è stata prima di tutto sostenuta dai suoi genitori, che con una buona dose di fantasia hanno creato per lei delle carte da gioco, in cui ad ogni immagine erano associate lettere e parole, da lei riutilizzate sia nel tempo libero che con la sua logopedista. Uno strumento creativo ma prima di tutto un bellissimo gioco, che Martina, ci dice, ricorda ancora con grande affetto. Questo, ancora una volta, ci dimostra che il vero ausilio passa prima di tutto per la relazione e che l'arte ne è lo specchio ideale, perché, come ci ricorda anche Paola Magi, ci porta in un mondo altro, un passaggio continuo e condiviso tra l'ordinario e l'extraordinario dove tutti siamo sullo stesso livello. E voi, siete mai stati delle opere d'arte per qualcuno? Scrivete a claudio@accaparlante.it e, ovviamente, buona Pasqua a tutti!