Affogando con Zigulì, Superabile, Marzo 2012

29/03/2012 - Claudio Imprudente
zigulì.jpg

Qualche settimana fa, entrando in libreria, ho notato un libro dal titolo curioso: Zigulì, sì proprio lo stesso nome delle note caramelle alla frutta. Benché divertente e invitante questo titolo mi ha riportato indietro nel tempo, a una mia vecchia e personale fobia. Nella mia infanzia, chissà perché, ho sempre temuto infatti che le caramelle Zigulì mi andassero di traverso. Così piccole, tonde e zuccherose mi sembravano l'ideale per affogare... Le guardavo con curiosità e terrore, tanto che mi perseguitavano dalla pubblicità fino al tabaccaio sotto casa. Alla fine tuttavia ho acquistato il libro. Ma non per combattere le mie paure...

 

Zigulì. La mia vita dolceamara con un figlio disabile è un romanzo autobiografico di Massimiliano Verga (Mondadori, 2012), docente di Sociologia del Diritto presso l'Università Bicocca di Milano e soprattutto padre di Moreno, un bambino disabile grave, cieco, muto, epilettico e con un forte deficit cognitivo.

Sfogliando il lungo racconto ci si rende subito conto di quanto lo sguardo di Massimiliano nei confronti del figlio sia volutamente crudo e spietato, come lui stesso ha dichiarato nelle sue presentazioni.

Già nelle prime righe, motiva così la scelta del titolo: «Il cervello di Moreno» scrive «è grande come una Zigulì. Quand'ero bambino, mi piacevano molto quelle caramelle. Il cervello di Moreno mi piace un po' meno. A volte penso che sarebbe bello poterlo mangiare, proprio come una caramella. Ma se potessi farlo, non vorrei sentirne nemmeno il gusto. Lo manderei giù come una pastiglia per il mal di testa. Così sparisce del tutto e non ci penso più». La prima considerazione che faccio è sull'autore. Un padre che scrive del proprio figlio disabile, al di là di quello che fu il caso di Giuseppe Pontiggia con il suo pluripremiato Nati due volte (2000), è in queste circostanze un'occasione rara. Se la bibliografia su questo campo è ampia a scrivere le loro testimonianze di solito restano soprattutto le madri.

Nel libro si nota la mancanza di falsi buonismi e di pietismo, sono delle pagine scritte di getto, con il cuore. Le difficoltà che si incontrano in questi contesti familiari diventano qui dolorosamente evidenti e prive di ipocrisia. In uno sfogo Verga arriva persino ad ipotizzare l'omicidio del piccolo...e purtroppo, questa, è una reazione che può dirsi normale. Un libro da leggere tutto d'un fiato, cercando di non affogare! A cinquant'anni suonati ho così deciso di mangiare la mia prima Zigulì ed ho capito quanto fossero affrettati i miei giudizi: era piccola e dolce come immaginavo. Ma io, come Moreno, sono ancora vivo.

Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina facebook. (Claudio Imprudente)