Dietro all'altare, Messaggero di Sant'Antonio, Febbraio 2012

09/02/2012 - Claudio Imprudente
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Ricordo che il giorno della mia Prima Comunione, nel 1970, fu un disastro. Che le cose sarebbero andate così lo si poteva anche prevedere: pensate che la preparazione alla Comunione non la ricevetti come gli altri bambini al catechismo, ma dalla maestra delle elementari (speciali) che al tempo frequentavo. Il sacerdote della mia parrocchia mi riteneva incapace di accedere ai contenuti e di esprimere una fede consapevole. Il giorno della cerimonia, mentre tutti gli altri bambini erano seduti uno fianco all’altro, ben visibili davanti all’altare come veri protagonisti del dono del sacramento, per me e i miei genitori era stata invece predisposta una postazione sul retro della tavola eucaristica. Nessuno quindi poteva sapere che eravamo presenti in chiesa, tanto più che il Cardinale quando elencò i nomi dei bambini “dimenticò” di pronunciare il mio.
La disabilità, all’epoca, metteva infatti profondamente in crisi l’istituzione religiosa cattolica, impreparata a gestirne le implicazioni se non dal punto di vista assistenziale, come già accennavo in un articolo di circa due anni fa. Per il mondo della disabilità, d’altra parte, l’accesso ai sacramenti veniva considerato inutile, la salvezza per loro era già scritta, già data, né a loro veniva chiesto di far (ri)vivere quei sacramenti nella vita della comunità. Credo che ancora oggi potremmo ritrovare casi simili, nonostante le tante persone che vivono con responsabilità all’interno della Chiesa. A questo proposito desidero condividere con voi questa lettera che mi ha dato molta gioia e speranza:
“Ciao Claudio, per la Prima Comunione ventisei tesori che si apprestano a ricevere per la prima volta l'Eucaristia. Uno dei bimbi è autistico. Si è preparato come tutti anche grazie all'aiuto della sorellina. Quella mattina quando è arrivato in chiesa aveva paura di tutta quella gente. La sorellina lo ha accompagnato ed è rimasta con lui. Alla fine è salito all'altare, ha alzato le braccia al Cielo e si è messo a gridare “Grazie! Grazie! Che bello! Grazie!”. È stato l'unico che ha capito il dono grande che gli è stato fatto ed ha ringraziato. Qualche mamma, aveva un po’ storto il naso, perché il bimbo riceveva il sacramento con gli altri...(…) Come vedi, i veri disabili siamo noi”. M. A.
Di questa lettera mi piace sottolineare il ribaltamento dei ruoli: i genitori degli altri bimbi scettici a fronte di un’apertura piena da parte della parrocchia e non una chiesa restia a mostrare una parte del suo gregge. Il merito, in questo caso, va al percorso che la Chiesa ha voluto garantire a un suo membro con un deficit psichico, non un deficit di fede.
Credo che dei passi in avanti siano stati fatti…avete voglia di raccontare anche voi le vostre prime comunioni?
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sul mio profilo di Facebook.

Claudio Imprudente