Un paese di navigatori... e di eroi. Superabile, Febbraio 2012

09/02/2012 - Claudio Imprudente
clip_image002.jpg

In queste ultime settimane l’eco sul naufragio della Costa Crociere ha inondato, nel vero senso della parola, i mass-media nostrani.
Ormai siamo tutti esperti di inchini e scialuppe, conosciamo a memoria la biografia di capitan coraggio Schettino e siamo consapevoli della pericolosità degli scogli: tutti i nostri idoli del passato, da Cristoforo Colombo fino al buono e paffuto Capitan Findus sono così svaniti nel buio…
Alcuni giorni fa navigando sul nostro www.superabile.it ho letto una notizia, proprio su questa vicenda, che mi ha stuzzicato alcune riflessioni.
Protagonista un’anziana disabile di origine tedesca, Lilli Knepeck, in crociera per festeggiare le nozze d'oro col marito, che, durante il naufragio è stata miracolosamente salvata dal nipote diciannovenne Omar Brolli, fattosi strada tra la folla in panico, mentre il personale di bordo la intimava caldamente a tornarsene in cabina a riposare…
La notizia ha fatto praticamente il giro del mondo, tant’è che, cito dall’articolo, “Omar non va a scuola da giorni, è sempre in giro fra trasmissioni televisive. Sul suo profilo facebook fioccano i complimenti dai compagni di classe […]”
Potrei di nuovo scrivere, e di materiale ce ne sarebbe in abbondanza, su come siamo ancora troppo indietro per quanto riguarda l’accoglienza e la sicurezza dei disabili sui mezzi pubblici (qui addirittura stiamo parlando di una nave da crociera), sulla formazione del personale addetto e sulla scarsa organizzazione dell’equipaggio. Tutto vero.
A me però preme maggiormente parlarvi di un argomento a cui tengo molto.
Mi pongo delle domande: il salvataggio della signora disabile è differente dalla messa in sicurezza delle altre quattromila persone a bordo?
E se lo è, in cosa consiste questa differenza? Questo giovane nipote, che ora gira per radio e televisioni, è davvero l’unico esempio di coraggio in questa tragedia? Se sua nonna fosse stata normodotata, avrebbe avuto lo stesso risalto?
Proprio di questo voglio parlare, della spettacolarizzazione della disabilità.
Troppo spesso viene utilizzata la disabilità come megafono, per ampliare situazioni già di per sé drammatiche, troppo spesso vengono esaltati gesti che dovrebbero essere naturali come eccezionali. Pensateci, in una situazione del genere non avremmo cercato tutti noi di salvare un nostro parente in difficoltà, disabile o meno?
Non voglio sminuire l’azione di Omar, assolutamente. Voglio solo parlare di parità e inclusione, al di là di un supposto atto di eroismo.
Ancora oggi infatti la disabilità vista dai media fa ancora un effetto particolare, come direbbero gli addetti ai lavori, fa audience. Perché? Lo chiedo a me stesso ma lo chiedo anche a voi…
Personalmente forse, vorrei solo, già da ora, un integrazione più reale, dove la disabilità non diventi il pretesto per puntare la riflessione sul commuovente caso del singolo, evitando così di andare a fondo sulle effettive e scomode cause che ci hanno portato e ci portano a confrontarci con certi tragici avvenimenti. La disabilità in questo senso, dovrebbe essere solo una condizione tra le tante, una testimonianza importante magari, ma non la notizia in sé.
Mi rendo conto di essere provocatorio con queste affermazioni ma credo che porsi domande come queste e tentare di darsi delle risposte sia oggi una necessità e un dovere per tutti per guardare in faccia la realtà senza ipocrisie e sterili buonismi.
Allora mi accontento di sognare, per guardare al futuro con ottimismo e mi diverto persino a scomodare anche il pluripremiato film di James Cameron Titanic…Quando tra cento anni un subacqueo, invece di un prezioso gioiello, ritroverà una carrozzina in fondo al mar Tirreno, avvolta da alghe e molluschi, non sarà molto sorpreso. Si interrogherà soltanto sulla visione di quella presenza, testimonianza di una vita passata, sommersa tra le tante.
Non penserà, speriamo, a Omar, penserà alle cause di quella scoperta, perché, per dirla con Bertold Brecht: “Beato il paese che non ha bisogno di eroi”.
E voi vi sentite più navigatori o eroi?
Scrivete come sempre a claudio@accaparlante.it o sul mio profilo di Facebook.

Claudio Imprudente