La disabilità al telecomando

30/01/2012 - Claudio Imprudente
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Per conoscere e seguire cambiamenti significativi negli ambiti più vari è spesso alla “periferia” che occorre volgere lo sguardo. Se lo puntiamo solo verso il grande, il già noto, il centro, che è un centro per certi versi imposto e conservato al di là dei meriti qualitativi

che gli vengano riconosciuti, rischiamo non solo di perdere numerose e preziose notizie e di trascurare movimenti rilevanti, ma anche di restare inermi e sconsolati di fronte ad un mancanza di cambiamento che, a ben vedere, è solo apparente. E’, invece, “ai margini”, nel piccolo e dal piccolo, dal basso che il più delle volte si sviluppano dinamiche e si propongono modelli e soluzioni innovative, pionieristiche e, ad uno sguardo attento, inclusive.
In questo caso, in realtà, parlare di periferia sarebbe inappropriato, perché la vicenda si svolge a Roma; però il canale che ospita la trasmissione di cui parleremo si colloca fuori da quelli che, ancora, in Italia vengono identificati come canali di massa, ovvero i primi sei o sette del nostro telecomando…Ed è una notizia che, due anni dopo, si pone in controtendenza rispetto ad un’altra che al tempo mi aveva colpito non poco, una storia che, immediatamente, avevo collocato in Italia e, invece, con mia grande sorpresa (e non sollievo…) riguardava una nazione “insospettabile”, ovvero l’Inghilterra: numerosi genitori avevano protestato sonoramente perché, per condurre un programma rivolto ai bambini, la BBC aveva scelto una ragazza, attrice, nata con un avambraccio solo. Insospettabile, peraltro, la rete televisiva stessa, anche perché, come ho riportato in un articolo di qualche mese fa, la stessa BBC da diversi anni trasmette Something special out and about (Qualcosa di speciale in giro), un programma per la prima infanzia, il cui fulcro sono alcuni bambini con disabilità – perlopiù affetti da sindrome di Down – chiamati a intrattenere i giovani spettatori. Questo format televisivo prevede, quindi, che le persone disabili figurino come animatori, cioè che siano loro a «fare qualcosa per» e non a «ricevere qualcosa da». Esperienza inspiegabilmente negata alla conduttrice di cui sopra.
Eccoci al punto centrale del nostro articolo: Gold Tv, dai primi giorni di novembre 2011, sta mandando in onda, in tutto il Lazio, la prima trasmissione televisiva interamente condotta da un giornalista con disabilità grave. Si intitola I Dintorni dell’Handicap, ha cadenza settimanale e affronta i temi della disabilità e dell’attualità. Condotto da Andrea Venuto, il giornalista disabile in questione, il progetto è nato da un’idea di Mario De Luca, presidente del Forum regionale sulle disabilità ed è stato realizzato dal Forum regionale del Terzo Settore ed Editare 2000 srl in collaborazione con Roma Salute News.
Altro aspetto rilevante è che per la realizzazione della trasmissione è stata decisiva la collaborazione di numerose cooperative ed associazioni che operano nel campo del sociale (Insieme, Agenzia per la vita indipendente, Centro per l'autonomia, Coop. Agora', Coop. Cotrad, Coop. Iskra, Coop. Nuova Sair Coop. Omnia, Coop. Solcoe l’Unione Italiana lotta alla Distrofia Muscolare Sezione Laziale Onlus). Diverse organizzazioni che hanno voluto sostenere il progetto d’informazione sull’handicap per valorizzare e far conoscere il proprio operato e, contemporaneamente, affrontare le problematiche del settore. Tutto il materiale video, inoltre, è prodotto dalla cooperativa sociale integrata Matrioska, una realtà che ha accolto ex ospiti dell'Orfanotrofio di Begoml, ormai adulti, che hanno vissuto in Bielorussia e che oggi sono cineoperatori, montatori, fotografi e anche registi. Ragazzi che, nonostante abbiano tutti una diagnosi di polifrenia, hanno già al loro attivo numerosi cortometraggi e veri e propri film-documentari che realizzano e scrivono in piena autonomia.
Credo sia interessante riportare questi dettagli, per mostrare che la presenza nel ruolo di conduttore di una persona disabile, già significativa in sé, in questo caso è “solo” la parte più evidente, emergente di un progetto che vede il “mondo” della disabilità porsi come produttore di informazione, come suggeritore di un immaginario, di un modo di intendere e interpretare la realtà circostante, la realtà di tutti, non solo quella che tocca più da vicino chi vive una disabilità in maniera più o meno diretta. Indubbiamente un’esperienza da seguire con attenzione e da raccontare perché possano crearsi altre occasioni affini, in particolare in una nazione, l’Italia, in cui la moltiplicazione delle fonti delle notizie e delle modalità con cui vengono date è una necessità vitale per la costruzione di una cittadinanza consapevole e attiva.
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Claudio Imprudente