Adattare non significa semplificare - Superabile, Novembre 2011 - 2

01/12/2011 - Claudio Imprudente
525386237614comunicare.jpg

Nell'aprile del 2008, forse qualcuno di voi lo ricorderà, "Il Messaggero di Sant'Antonio" pubblicò un mio articolo dal titolo "La tavoletta magica", nel quale raccontavo il valore extra-tecnico dell'ausilio che utilizzo per comunicare. In quell'occasione avevo deciso, appunto, di raccontare cosa comporta, soprattutto a livello relazionale, la condivisione di quel mezzo di comunicazione con la metà che rende possibile il suo utilizzo, ovvero chi ricostruisce ed enuncia quello che compongo con gli occhi. Non avevo privilegiato un aspetto di fondo, forse il più importante, ovvero la questione della pluralità dei linguaggi e dei modelli comunicativi, che, spesso non ci si riflette abbastanza, vanno ben oltre quello più comune alfabetico e danno la possibilità di esprimersi e "condividersi" anche a chi non ha accesso, per le ragioni più varie, a quel codice comunicativo. Che sembra il più naturale possibile ed è, al contrario, frutto di convenzioni, convenzionale, appunto: e là dove c'è convenzione, allora c'è apertura alla pluralità, all'invenzione, alla creatività.

La pluralità, ovviamente, non è solo "in uscita", ma anche "in entrata": ovvero, non ci sono solo molteplici possibilità di e per esprimersi, ma anche molteplici modalità di apprendere, "catturare" informazioni (chiamiamole così, in senso neutro). E il mondo dei libri per tutti e dei libri accessibili è davvero un mondo affascinante, ricco, colorato, molto interessante anche dal punto di vista estetico (e non è secondario). E' il tema della monografia del bellissimo numero della rivista Hp-Accaparlante di settembre 2011, dal titolo Leggere per vivere. Libri per tutti e accessibilità della lettura.

Vi è mai capitato di avere tra le mani, di leggere con le mani un libro tattile per bambini vedenti e non vedenti? Oppure, vi è mai capitato di condividere la lettura in simboli con vostro figlio, a prescindere dalla presenza di un deficit che giustifichi il ricorso ad un sistema simbolico di quel tipo? Alcuni codici nascono per far fronte a delle necessità, ma si dimostrano di interesse (e utilità) anche in ambiti per cui, inizialmente, non erano stati pensati: e questo è uno degli aspetti più interessanti e "integrativi" che si possano immaginare. Un discorso peraltro molto simile a quello valido per l'accessibilità architettonica: realizzata per chi ha particolari esigenze, rende un ambiente migliore per tutti, non solo per la minoranza. Faccio un esempio: un libro in simboli dentro una scuola materna affascina, avvince non solo il bambino per il quale il libro è stato costruito "su misura", cioè adattato ai suoi bisogni specifici, ma anche i compagni e diventa uno strumento da condividere, esplorare e gustare assieme. Evade dalla funzione per cui è stato pensato e si apre al mondo, agli altri, diventando, a seconda dei punti di vista, ancora più funzionale e, al contrario, meravigliosamente slegato dai vincoli stretti della funzionalità. Si rivela molto efficace anche per velocizzare il processo di apprendimento della lingua da parte di un adulto straniero...senza disabilità. Avvicina, accorcia le distanze, contribuisce a costruire un contesto culturale e relazionale più vivo. Scrivete (anche in simboli, se volete) a claudio@accaparlante.it o sul mio profilo di Facebook. (Claudio Imprudente)

Parole chiave:
Ausili, Comunicazione