Introduzione

di Giovanna Di Pasquale e Luca Baldassarre

Is there anybody out there? La citazione del brano dei Pynk Floyd è pienamente azzeccata per introdurre “il servizio che ti bussa all’uscio”, ovverosia il SAD (acronimo di Servizio di Assistenza Domiciliare). L’assistenza domiciliare di cui parliamo in questo numero è quell’importante opera di sostegno e cura erogato direttamente dai comuni o per loro delega dalle Aziende USL ai nuclei familiari dove sia presente una persona con disabilità. Il tutto con l’attiva partecipazione delle organizzazioni del Privato Sociale, cooperazione sociale in primis, anche se non solo. Sul territorio nazionale vengono adottati modelli di gestione che si differenziano da regione a regione, che spesso portano a rimescolare ruoli e funzioni degli attori presenti sul campo: ASL, Comuni e Privato Sociale. Gli elementi di diversità non si limitano alla conduzione operativa ma riguardano anche le modalità di assegnazione degli interventi (le principali sono l’affidamento mediante apposite gare di appalto o licitazioni private e “l’accreditamento” dei soggetti gestori) e il coinvolgimento dalle famiglie e dei fruitori diretti degli interventi nelle varie fasi di attuazione del servizio (dalla rilevazione del bisogno iniziale fino a eventuali modifiche da apportare a intervento partito). Noi daremo spazio all’esempio di Bologna, dove convive, a volte un po’ faticosamente, un modello di gestione mista, nemmeno tanto semplice da spiegare. Ecco perché per entrare nel cuore dei materiali abbiamo scelto di descrivere in dettaglio l’oggetto del contendere, ovvero come funziona esattamente il SAD, nello scritto di Andrea Veronesi, uno dei responsabili della Cooperativa CADIAI.

Cos’è il SAD

Il Servizio di Assistenza Domiciliare in favore di Disabili Adulti della Città di Bologna è gestito in ATI (Associazione Temporanea di Impresa) dal 2006 da 5 cooperative sociali, tutte connotate da un forte radicamento nel territorio bolognese: CADIAI Cooperativa sociale (Capofila), ADA, Società DOLCE, Consorzio EPTA, Accaparlante. Il servizio, gestito dal raggruppamento dal 2003, ha visto nel 2006, in seguito all’aggiudicazione della gara d’appalto, l’ingresso nell’ATI della cooperativa Accaparlante che opera all’interno del servizio di Assistenza Domiciliare svolgendo prestazioni educative ad hoc presso il Centro di Documentazione Handicap della città di Bologna. Per accedere al servizio il cittadino/utente si deve recare presso le USSI (Unità SocioSanitarie Integrate Disabili Adulti) competenti per territorio di residenza, dove gli Assistenti Sociali, coadiuvati da Educatori Professionali, elaborano una prima valutazione del bisogno. Le risorse attivabili dalle USSI sono di vario tipo, e dipendono dalle caratteristiche/bisogni del cittadino/utente; queste possono essere: - centri diurni - gruppi appartamento - laboratori protetti - centri residenziali - centri semi-residenziali - borse lavoro - assistenza domiciliare; nello specifico l’ultima tipologia di servizio attivato comporta, da parte del soggetto gestore, una forte capacità di adattamento e flessibilità alla richiesta.
Una volta che, da parte dell’assistente sociale, viene fatta la richiesta (sulla base del bisogno riscontrato e delle richieste della famiglia/utente) di servizio di assistenza domiciliare, questa passa alla direzione per l’autorizzazione definitiva. Ricevuta l’autorizzazione l’assistente sociale contatta il capofila del raggruppamento, che sulla base della tipologia di intervento richiesto e sulla base di una prima analisi delle caratteristiche dell’intervento individua all’interno del raggruppamento l’associata che poi andrà concretamente a condurre l’intervento stesso. Questo assetto organizzativo, sviluppatosi nel tempo ha consentito e consente una più rapida attivazione nella risposta e una semplificazione del processo mantenendo al contempo standard di qualità elevati. La struttura organizzativa dell’ATI si è dimostrata sino a oggi funzionale in quanto consente all’azienda ASL di avere un unico interlocutore diretto (il capogruppo) per la prima fase di attivazione, che si fa carico del rispetto dei tempi di attivazione e delle eventuali criticità che possono emergere sul versante amministrativo.

La tipologia di prestazioni

 il servizio è attivo 12 mesi l’anno e prevede interventi socio-assistenziali, educativi individualizzati e di gruppo in favore di disabili adulti.

Le attività svolte all’interno del servizio sono distinte in due diverse tipologie: assistenziali ed educative. Le prestazioni di assistenza domiciliare hanno come obiettivo il recupero psicofisico dell’assistito, il mantenimento nel suo ambiente di vita, la conservazione e il miglioramento delle sue relazioni all’interno e all’esterno del proprio nucleo familiare. In particolare l’assistenza domiciliare di base si rivolge a persone con gravissime o gravi disabilità psico-fisiche, non autonome nel soddisfacimento dei bisogni primari con la finalità generale di garantire la permanenza al proprio domicilio e più specificatamente di garantire prevalentemente interventi di cura e aiuto alla persona.

Gli interventi educativi hanno come obiettivo il recupero socio-educativo dell’assistito, il mantenimento nel suo ambiente di vita, la conservazione e il miglioramento delle sue relazioni all’interno e all’esterno del proprio nucleo familiare; gli intervento educativi individuali si rivolgono a persone con bisogni educativi, di socializzazione e di sostegno nella vita quotidiana. Le attività educative di gruppo hanno prevalentemente come tematica attività di tipo ricreativo, artistico-musicali, ludico; tali attività sono finalizzate a favorire processi di socializzazione; in tali attività l’operatore, oltre a supportare l’utente per favorire la sua partecipazione deve agevolare le dinamiche relazionali in collaborazione con il conduttore e interagendo con gli altri utenti.
Le attività vengono pianificate a ogni attivazione di intervento attraverso incontri tra il Coordinatore/Responsabile, il Referente ASL e il/gli operatore/i proposto/i.
Il servizio, come già anticipato, presenta forti elementi di variabilità di adattamento e di flessibilità, ogni nuovo intervento è come un nuovo “servizio” che apre con nuovi orari, nuovi obiettivi, nuove attività tarate e pianificate sui bisogni e sulle caratteristiche dell’utente.

Per far sì quindi che il servizio funzioni “bene” è di fondamentale importanza la consapevolezza, da parte dei vari attori coinvolti (Referenti ASL, famiglie, Operatori delle Cooperative, Referenti delle Cooperative), del lavoro di rete e del lavorare in rete.

( Andrea Veronesi, referente Cooperativa CADIAI )