Progetto di vita - Una pennellata, una parola, una... e una...

10/10/2011 - di Alessandra Pederzoli

“Ci sono mondi che sembrano distanti
anche quando si incontrano nello stesso palazzo,
nel quartiere o nella città
e mondi che sembrano lontani per lingua, cultura,
religione o geografia”.

(dal sito della Comunità di Sant’Egidio)

Sono mondi che devono coesistere e convivere sotto lo stesso cielo, spesso nelle strade di una stessa città, sui banchi della stessa classe; e sono i protagonisti di questa tredicesima edizione della mostra “Abbasso il grigio”, ospitata al Museo di Roma in Trastevere a inizio autunno. Sulla scena sono gli ingranaggi della coabitazione, le sue vie e i suoi percorsi all’interno dei quali si intrecciano i vissuti, le vite, le storie e i volti di stranieri, rom, anziani e gente comune. Come sempre succede anche l’arte contemporanea è chiamata a interrogarsi sulle questioni importanti del nostro tempo, a colpi di colore è chiamata a tentare delle risposte o, perlomeno, a comunicare un pensiero, un modo di sentire, capace di andare oltre le parole. Spesso usate. Spesso abusate.
Con “Abbasso il grigio” a farlo sono artisti disabili, protagonisti dei laboratori creativi di ricerca e sperimentazione della Comunità di Sant’Egidio e che fanno parte de “Gli Amici”, movimento della Comunità, costituito da migliaia di disabili mentali, con i loro familiari e amici, presente in diverse città italiane ed europee, e di altre dieci associazioni.
Sono gli ingranaggi e i meccanismi del vivere insieme che caratterizzano le nostre città di oggi, spesso violenti ma anche accoglienti: le migrazioni di oggi insieme a quelle del passato, la convivenza che attraversa i diversi colori degli uomini, la presenza degli zingari, le guerre che ancora abitano questo mondo, i viaggi della speranza di chi scappa dalla disperazione per tentare di concedere dignità a una vita che tanta ne potrebbe avere. Tutto questo passa attraverso i colori, nei profumi e nelle forme delle opere di questa tredicesima edizione, che sembra voler urlare, insieme a quel “Abbasso il grigio”, anche la fiducia nella costruzione di un mondo che sia per tutti. Opere forti che mostrano questa nostra società estremamente stratificata, ricca di contraddizioni e di barriere contro le quali scontrarsi ma anche un bacino di potenzialità, di ricchezze e meraviglie da non lasciar andare. Tele, sculture, video, parole e scritti a rappresentare proprio questo percorso, attraverso la ricerca della coabitazione pensata come possibile. Una sfida possibile.
Il quadro La tonnara dei clandestini racconta i viaggi della speranza che gli immigrati intraprendono per raggiungere le nostre coste e cercare un futuro migliore. Fuoco a Marcinelle, incentrata sulla tragedia in cui rimasero uccisi duecentocinquanta nostri connazionali immigrati in Belgio, mostra come anche gli italiani fino a non troppi anni fa, abbiano lasciato la loro terra per subire, o semplicemente vivere, il confronto con un mondo nuovo nel quale immergersi e integrarsi, nel quale l’incontro del diverso era, anche allora, una sfida. Molte le opere che hanno scelto come protagonisti i Rom e gli Sinti, definiti in una poesia che ha accompagnato le opere, come un “popolo piccolo libero senza papà”; così come il ricordo alla loro persecuzione e sterminio nei campi nazisti, illustrato nella tela Il triangolo marrone, a ricordare proprio il segno distintivo dei Rom all’interno dei campi di concentramento.
Tutto passa dalla tela: colori diversi e diverse tecniche espressive, così come sono molteplici le personalità artistiche dei partecipanti. Si passa dagli acquerelli con colori vivaci, ai pastelli con sfumature delicate, dall’essenzialità morbida dei carboncini, alle linee stilizzate delle chine. Fantasia e sensibilità diventano spontaneità di espressione, colori e tratti sostituiscono l’inadeguatezza della comunicazione prettamente verbale. In “Abbasso il grigio” i colori e le immagini si mescolano alle parole per diventare un importante invito all’ascolto: quel grido alla possibile coabitazione è anche un vero e proprio appello a prendere sul serio la voce di questi artisti che non usano la comunicazione verbale. Non lo sanno fare, non lo possono fare. Non per questo non comunicano. Lo fanno in un modo del tutto originale: mettono mano alla fantasia, alla creatività che si nasconde nel “dire senza dire”, nella pennellata, nel tratto a volte deciso e a volte debole e soffice in mezzo al mescolarsi convulso di parole. E ancora parole. E ancora parole.
Una carrozzina smontata, di cui sono stati scelti pochi pezzi, viene rimontata liberamente. I pezzi di tre carrozzine vengono riassemblati in qualcosa che non è una carrozzina, non sono nemmeno tre carrozzine. Sono qualcosa d’altro, Qualcosa di diverso. Sembra un nuovo pensiero. Così l’arte che “Abbasso il grigio” mostra non è solo espressione artistica, non è nemmeno lavoretto per impiegare il tempo delle lunghe giornate d’inverno all’interno di un centro diurno. Si tratta di un’esperienza artistica che è innanzitutto un canale espressivo, laboratorio del bello e stanza delle idee. È stimolante vedere l’intrecciarsi di linguaggi, l’affollarsi di tratti, suoni, parole, ingranaggi e bulloni; stimolante vederne la forza comunicativa. Sono persone disabili che comunicano senza inventarsi nulla di nuovo, semplicemente dando forma concreta alle idee, ai modi di sentire, alle passioni che riguardano il nostro vivere di tutti i giorni.
I quadri non parlano di disabilità, i testi non parlano di disabilità, la carrozzina smontata e rimontata niente ha a che vedere con la disabilità. Finalmente un contesto nel quale possiamo trovare un dolce connubio tra disabilità e comunicazione, tra disabilità e linguaggio. Lo si fa senza dover passare attraverso la disabilità negli argomenti e nei contenuti. Si parla di altro, di molto altro. Unico elemento in comune con la disabilità è la ricerca e la fiducia nella costruzione di un mondo per tutti. Dove anche il diverso è uno tra tutti. Dove anche l’uno può esprimere il meglio di sé in mezzo a tutti.
 

Parole chiave:
Creatività