Informazione sociale - YouTube: video per la diversità?

03/10/2011 - di Nicola Rabbi

YouTube è uno dei più popolari siti della rete per un semplice motivo: permette di vedere e pubblicare dei video in modo semplice e gratuito. Fra i siti appartenenti al web 2.0, ovvero quei siti che permettono un’ampia partecipazione degli utenti, riscuote un particolare successo perché gestisce lo strumento per comunicare più amato dalla popolazione mondiale, il filmato. Soprattutto per noi italiani, che abbiamo un rapporto così stretto con la televisione, il poter vedere e trattare immagini sul web non può che essere un motivo di grande attrazione.
A queste considerazioni ne segue anche un’altra, ovvero la grande pubblicità che molti media hanno fatto a YouTube soprattutto parlandone in termini negativi, come il luogo dove bande di giovani “bulli” pubblicavano le loro bravate o venivano documentati fatti di tematica sessuale.
Sulla rete non esiste solamente questa esperienza, ne esistono molte con caratteristiche diverse, ma noi oggi ci occuperemo solo di YouTube raccontando, oltre a come funziona, come può essere usato per parlare di disabilità.

Come funziona
Per poter utilizzare YouTube in modo completo occorre iscriversi al sito (procedura semplice e gratuita), una volta compiuta questa operazione possiamo non solo vedere le centinaia di migliaia di video pubblicati ma anche caricarne di nostri, di segnalare quelli che preferiamo, di realizzare addirittura un nostro canale televisivo privato. Ma andiamo con ordine.
Guardando il sito da registrati notiamo in alto a destra uno spazio per la ricerca: inserendo qui una o più parole chiave possiamo cercare i video che a noi interessano; una volta fatta la prima ricerca, si può raffinare la stessa cliccando sul pulsante a destra (Opzioni avanzate) dove possiamo scegliere la lingua, la durata, la definizione...
Il sito automaticamente propone dei video che “potrebbero” piacere all’utente registrato basandosi sui suoi gusti (che sono dedotti dalle sue ricerche precedenti). Così come consiglia utenti dai gusti simili ai nostri con cui venire in contatto.
Sempre in alto a destra appare il nome con cui siamo registrati, cliccando sul quale possiamo gestire il nostro profilo, vedere i nostri video preferiti e tanto altro ancora.
Ma il pulsante più importante è quello giallo a destra un po’ più in basso (Carica video). Da qui possiamo caricare i video già realizzati in precedenza o in tempo reale ripresi con la webcam del proprio computer; non si possono caricare video di dimensioni maggiori di 1 giga e non più di 10 alla volta, ma per tutte queste informazioni tecniche, sul sito è presente anche un piccolo manuale.

"Broadcast yourself"
Questa rapida descrizione serve a far capire tutte le potenzialità che offre YouTube; possiamo in questo modo creare un vero e proprio canale televisivo personale dove segnaliamo i video che ci piacciono, carichiamo i nostri e mettiamo in relazione con altri utenti la nostra televisione personale. È come se fossimo dei dj (anzi dei vj) che producono le proprie compilation. Potendo ogni persona creare un canale televisivo diverso (inoltre a quelli che preferiamo possiamo anche “abbonarci” gratuitamente) è possibile la loro moltiplicazione all’infinito, portando a un’offerta di video veramente sterminata.
Sui mezzi televisivi normali la disabilità ha sempre avuto uno spazio ristretto e, quando lo ha avuto, molto spesso è stato relegato in rubriche o in luoghi dove i toni spettacolari o, più raramente, i toni patetici prendono il sopravvento. In spazi come YouTube invece è possibile informarsi e fare informazione sulla disabilità in un modo diverso, saltando certe imposizioni esterne e basandosi solo sulle proprie capacità personali e sui propri desideri di conoscenza.
È chiaro che questo sistema incontra alcuni limiti: innanzitutto la platea a cui si rivolge un filmato su YouTube è solo potenzialmente planetaria ma di fatto viene visualizzato da un numero di persone sicuramente minore rispetto a quelle che lo potrebbero vedere su un canale televisivo come la Rai o Mediaset. Poi sulla qualità di ciò che vediamo, sulla sua correttezza, dobbiamo fidarci della persona o del gruppo che lo propone; questa fiducia la si può costruire in rete solo attraverso delle ricerche e dei confronti con altri utenti (oltre che basarsi sulla propria capacità critica).

Una tivù solo sulla disabilità
Proviamo adesso a costruire un canale televisivo solamente con del materiale video riguardante la disabilità, ed escludiamo per questa volta una produzione nostra; mettiamoci nei panni di produttore televisivo che vuole creare un canale tematico ad hoc, senza doverci preoccupare delle spese per il copyright, visto che i video sono presenti in rete e noi li segnaliamo semplicemente creando una compilation che un nostro “telespettatore” può seguire a piacimento.
Cominciamo fin da subito con una ricerca avanzata mettendo come parola chiave “disabilità” e come requisito la lingua italiana.
Il risultato ci dà ben 2.590 video pubblicati su YouTube: solo come numero, anche facendone una selezione accurata guardando la congruità dei filmati e la loro qualità, ce ne sarebbero a sufficienza per fare una programmazione tutta diversa per alcune settimane di visione continua.
Il primo risultato ci racconta in un modo diretto e non enfatico le difficoltà che una donna romana in carrozzina incontra negli spostamenti quotidiani con propri mezzi per la città. I filmati successivi trattano ancora di barriere architettoniche, domotica, diritti dei disabili, sport, fatti di cronaca, politica... Si deve tenere presente che la ricerca iniziale può essere modificata e possono essere usate parole chiave come “disabili”, “handicap”, “diversabilità”... ; queste ricerche generano risultati simili ma sicuramente troveremo anche dei nuovi filmati.
A questo punto decidiamo di organizzare il materiale per tema; costruiamo un canale tematico solo sulle barriere architettoniche e cominciamo a segnalare tra i preferiti all’interno del nostro profilo i video che ci sembrano migliori. Questi video li possiamo organizzare dandogli un rilievo diverso (in cima a una lista o più sotto). Per adesso non è possibile con YouTube creare delle sottocartelle o organizzare meglio i propri video, ma in futuro le cose possono cambiare.
Adesso ripetiamo la ricerca, però selezionando non i video ma i canali (channels, ovvero utenti con un profilo come il nostro). Facendo così arriviamo a conoscere delle raccolte di video già organizzati a cui possiamo iscriverci e che appariranno visibili anche sul nostro canale.
Con un po’ di pazienza potremmo offrire un servizio informativo di un certo livello a cui i nostri “telespettatori” potranno accedere quando vogliono; infatti sul web non vale più la programmazione oraria ma è come se si avesse una videoteca sempre presente (basta essere on line) a cui attingere liberamente e nel momento in cui possiamo farlo.
Per completare il nostro lavoro basta solo una buona promozione del nostro canale, affinché possa essere ritrovato non solo attraverso una ricerca libera; questo risultato può essere ottenuto in modi diversi, ad esempio con la spedizione di un comunicato ai media e ai siti che si occupano del tema, oppure intervenendo nelle mailing list e nei forum specializzati, o creando delle pagine apposite sulle reti sociali come Facebook o Myspace.