Leroy Moore, in lotta con tutti i miei sensi

Di Stefano Bettini, collaboratore di "Alias" supplento de “il manifesto” 

Leroy Franklyn Moore è uno dei personaggi maggiormente attivi per la causa dei disabili negli Usa, lo abbiamo incontrato.

Chi è Leroy Moore e che relazione ha con l’hip hop?
Sono un disabile, un poeta, un ricercatore, uno scrittore e uno storico della musica. Dopo aver ascoltato e aver fatto ricerche sul blues e sul ruolo che in quel campo giocarono artisti ciechi/diversamente abili, sono voluto andare a scoprire se e dove vi erano artisti disabili nell’hip hop. Analogamente alle donne, le persone disabili sono oggetto di testi e ritratti negativi da parte dei rapper mainstream. Gli artisti disabili nell’hip hop underground stanno portando avanti le loro cose individualmente senza sapere che molti altri stanno, a loro volta, combattendo da soli. Ho voluto contribuire a creare una piattaforma unitaria per fare sì che questi artisti potessero trovarsi insieme su un cd. Allo stesso tempo voglio sensibilizzare l’industria musicale su quelle che sono le attitudini nella nostra comunità e sul nostro linguaggio. Come produttore radiofonico so di avere un canale privilegiato per farlo.

Dicci qualcosa di più su come hai portato a compimento la mixtape.
Da tanto penso al progetto "Krip Hop" che ha potuto in effetti svilupparsi solo dopo che un collettivo radiofonico chiamato Pushing Limits ha accolto la mia idea di realizzare una trasmissione in tre parti dedicata all’argomento. Ho anche messo un workshop “Black Blind Blues to Crip Hip-Hop”, che mi ha consentito di costruire un’unica biblioteca di CD, libri e articoli che trattano questi temi. Con il mio co-produttore, Safi wa Naboria, abbiamo semplicemente preso il meglio del Krip Hop e l’abbiamo diffuso in radio con tre interviste a artisti hip hop che sono sordi, o camminano con le stampelle o sono su una sedia a rotelle. Durante le trasmissioni ho contattato molti di loro attraverso internet attraverso myspace, i siti web o le e-mail di coloro che già conoscevo. Il progetto ha raggiunto una portata internazionale il giorno in cui ho inserito su Google i termini di ricerca “hip-hop” e “Africa”.  Mi sono imbattuto nel rapper dello Zambia C.R.I.$.I.$. e ho scaricato il suo brano Good Foot in cui lui esalta i diversamente abili. In seguito C.R.I.$.I.$. mi ha spedito il suo CD e questa esperienza ha contribuito ad ampliare la mia visuale mostrandomi che il krip hop è internazionale ed esiste da un sacco di tempo. Il mio folder di myspace da allora si è allargato ad artisti del New Mexico, spagnoli, tedeschi e inglesi. E’ stato difficile escluderne qualcuno dal Volume 1. Le risposte che ho ricevuto mostrano che devo continuare in questa direzione.

La cosa che più sorprende è il fatto che vi sono dei rapper non udenti. Generalmente ci si chiede “ma come fanno a rappare se non sentono” ?
Qualche mese prima di fare la serie radiofonica di “Krip-Hop-Hop” ebbi modo di incontrare il drammaturgo, attore e ballerino Fred Beam. Questi mi parlò come i ballerini della sua troupe, The Wild Zappers, ballassero l’hip hop sentendo la musica attraverso i piedi. Un mese più tardi conobbi ancora una volta grazie a Internet, Sho Roc e L.Y.F.E. dell’unico gruppo rap composto da sordi: gli Helix Boyz di Washington DC. Sebbene siano sordi possiedono la capacità vocale di rappare e, nelle loro performance, accompagnano il rap con la lingua dei segni. Beam mi disse che a Washington DC stava crescendo un movimento di “Hip hop dei sordi” (Deaf hip-hop). Questo è il motivo per cui adesso organizziamo l’Anansi Show, che è il primo spettacolo teatrale per bambini fatto da un cast in parte udente e in parte non udente che fa base a Washington.

Vi sono artisti attivi in altre aree della cultura hip hop come lo spray painting o il djing?
Sì. Il dj cieco Professor Blind F8 fa scratch, missaggi e rappa. Ci sono molti dj che non sono su questo album ma che sono bravissimi. Come Dj Boogie Blind o Dj Shortness, che si sbattono un sacco e sono in circolazione da un bel po’ di tempo. Mi sarebbe piaciuto vedere qualche donna sulla mixtape e nel campo dell’hip hop. Questo è uno degli obiettivi da raggiungere per il Volume 2.

Uno degli aspetti più interessanti del mixtape è il suo significato sociale. Cosa pensi rispetto alle liriche e come ti rapporti con i puntini di censura di molti rapper mainstream?
Vedi io sono così: mi piace soprattutto la musica che comunica qualcosa. Credo che gli artisti krip hop debbono cambiare la loro immagine dentro l’industria dell’hip hop…

Cosa puoi dirci del tuo lavoro con “Poor Magazine”?
Ho cominciato a scrivere per Poor Magazine nel 1998 con una rubrica che si chiama “Illin-N-Chillin”. Poor Magazine è stata una delle poche pubblicazione che non solo ha pubblicato i miei scritti sul tema della giustizia sociale dei diversamente abili nella comunità black ma ma che ha realmente compreso come quei temi fossero ignorati dai media ufficiali. Nel mio primo articolo denunciai il ferimento da parte della polizia di una donna nera senza fissa dimora con problemi di sanità mentale. Da allora ho scritto articoli su politica, arte e povertà e sono diventato una delle voci più rilevanti riguardo alla violenza di strada e alla brutalità poliziesca nei confronti dei disabili. Poor Magazine mi ha fornito l’opportunità di produrre un programma radiofonico a Kpfa, ha pubblicato il mio primo libro di poesie, Black Disabled Man with a Big Mouth & High I.Q., e ora ha ideato la copertina di Krip-Hop Mixtape Vol. 1. Attualmente scrivo ancora per Poor e sono entrato a far parte del loro consiglio d’amministrazione. Vi è una connessione fra povertà e disabilità visto che i diversamente abili sono il gruppo minoritario più povero del mondo. Con il suo attivismo attraverso i media e le arti, Poor Magazine si è rivelato veramente appropriato ai miei scritti. Lo dimostra anche un volume recentemente pubblicato, Criminal of Poverty: Growing up Homeless in America. L’autrice, Lisa “Tiny” Garcia è una delle direttrici di Poor Magazine e narra la sua esperienza personale di senza casa con una madre con problemi di salute mentale.

( intervista pubblicata su "Alias", N. 9,  3 MARZO 2007)

Per saperne di più
Su "Leroy Moore" e "Poor Magazine":
www.leroymoore.com
www.poormagazine.org