La musica è fantasia e i musicisti sono fantasiosi

di Claudio Imprudente

La musica è fantasia. La fantasia è musica. I musicisti, allora, sono fantasiosi (o almeno ce lo possiamo augurare).
Giorni fa mi ha scritto una lettera Paolo Falessi, membro dei “Ladri di Carrozzelle” (www.ladri.com), storica e sovversiva filiale dei “Ladri di biciclette”, da quasi vent’anni attiva in studio e dal vivo. Il nome della band lascia spazio a pochi dubbi, ma per chi non li conoscesse vale la pena tracciarne un po’ le caratteristiche.
I Ladri infatti sono un gruppo di musicisti diversamente abili e non, che propone un progetto volto a fornire un’immagine diversa della disabilità. Lo fanno calcando in prima persona scene e palcoscenici, e questo già potrebbe bastare; registrando dischi (quasi venti, sinora) e anche questo sarebbe sufficiente; proponendo nelle scuole progetti formativi nei quali l’aspetto musicale non è che una componente, forse un addolcente come il miele di Lucrezio…
Il lato più interessante di questa attività di formazione parallela è che la maggior parte degli argomenti affrontati non ha niente a che fare con la disabilità e con l’ esperienza diretta dei componenti della band in questo senso.
Ma siccome la musica è fantasia e i musicisti sono fantasiosi, questo non deve stupirci più di tanto. Anche se sospetto che non sia solo una questione di sensibilità musicale, artistica o di inclinazione alla creatività…
Piuttosto, infatti, sembra esserci alle spalle l’idea per cui argomenti apparentemente distanti hanno effettivi legami, magari sotterranei e non immediatamente palesi, ma ad una seconda analisi davvero evidenti.
Cosa lega, infatti, disabilità, pace, nonviolenza, musica e ambiente? O, meglio, cosa consente di affrontare gli aspetti critici relativi a questi campi con un approccio organico, per cui tutto possa tenersi insieme?
Non vorrei semplificare troppo il discorso, ma ho il sospetto che un filo unisca tra loro tanti aspetti problematici, discriminatori e di ingiustizia che caratterizzano il mondo odierno. E’ immaginabile risolverne e ricomporne alcuni trascurandone altri?
Un percorso che parta dall’esperienza della disabilità e dalla riflessione su temi ad essa correlati può trovare naturali prosecuzioni, incursioni in altri “contenitori di criticità”: la tutela ambientale, la nonviolenza, la politica di pace sono sicuramente tra questi. Mi spiego meglio: non c’è forse un nesso tra la precarizzazione del lavoro sempre più spinta, la riforma della scuola pubblica, l’allentamento delle maglie della “vita” sociale, la competizione come modello delle relazioni sociali e l’esclusione di chi non ce la fa o il fastidio per chi ce l’ha fatta al posto nostro? E’ come se il mondo fosse tendenzialmente “dominato” da logiche di un certo tipo che determinano uno sviluppo simile per cose anche distanti tra loro; ed è esercitando, praticando logiche di segno diverso che possiamo cercare di ribaltare dei modelli consolidati. Un sentire di segno diverso che ci consenta un approccio comprensivo ai problemi.
I “Ladri di Carrozzelle” da anni ragionano attorno ai temi legati alla disabilità e all’handicap: hanno così maturato strumenti, formazione e sensibilità per affrontare problematiche altre, ma non estranee.
Hanno costruito uno modo di guardare alle cose del mondo, e ne propongono all’esterno la validità. Potremmo descrivere questo sguardo sulle cose come un atteggiamento nei confronti del prossimo (e dell’ambiente a noi “prossimo”) che sia inclusivo, rispettoso delle unicità diverse e consapevole dell’interdipendenza tra gli esseri e le cose.
Ecco perché chi vive e condivide la disabilità, avendone già fatto tema “d’indagine”, può proporre un approccio “trasversale” ai problemi in modo credibile e senza rischiare di semplificarne e sminuirne la portata.
Se vedete i “Ladri di Carrozzelle”, allora, non chiamate i carabinieri: non sono briganti, ma solo musicisti fantasiosi. E non è poco…