Sport agevoli - Le pagaiate al buio di Luciana

27/09/2011 - di Tommaso Romanin addetto stampa CIP

Risalire la corrente al buio con una pagaia e una piccola canoa gialla. È la storia di un record. Per la prima volta in Italia, infatti, un’atleta non vedente, Luciana Bonaiuti, ha partecipato a una gara ufficiale di canoa, nella specialità “slalom”. È successo domenica 5 aprile nelle acque del fiume Reno, a Casalecchio (Bologna). La cinquantaduenne bolognese, che con la sua originale e coraggiosa impresa sportiva è ora neo-campionessa italiana del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), ha tagliato il traguardo delle due manches della gara, aiutata dalla voce di Pietro Camporesi, nazionale italiano e suo istruttore. Sono tre anni che Pietro la segue e le fa da guida. Le sua urla di incitamento sono gli occhi di Luciana.
“Ho provato un’emozione enorme – ha detto la Bonaiuti appena uscita dalla canoa – credo di aver fatto un po’ di confusione, ma sono soddisfatta”. Tanta volontà, tanta passione, e allenamenti meticolosi. Nulla è lasciato al caso. “Ieri – ha raccontato la neocampionessa – io e Pietro siamo stati in fiume per oltre due ore e avevo sbagliato solo una porta. Oggi invece... ne ho sbagliata qualcuna in più. Ero molto tesa. La gara è tutta un’altra cosa”. Tutti i debutti portano con sé una parte di durezza. E il vero campione è quello che non si accontenta mai.
Tensione o no, quando Luciana scende in acqua, sulle sponde del Reno piomba il silenzio assoluto. Tutti gli occhi sono puntati su di lei. Persino lo speaker tappa il microfono, per non disturbarla. Restano solo il rumore della pagaia nel fiume e la voce chiara e forte del suo istruttore: “Avanti, Luciana, avanti. Sinistra, sinistra Lucianaaaa”. Ci sono le porte verdi, da imboccare nel verso del fiume, da monte a valle. Ci sono quelle rosse, poi, da infilare nel senso contrario, dopo una complicata inversione a U. In qualche caso Luciana sbaglia, ma non si perde d’animo. Con determinazione si ferma, torna indietro e ripete il passaggio. Nessuno pensa al cronometro o ai secondi di penalizzazione che vengono inflitti quando si tocca o si salta una porta. È in scena, infatti, una sfida ben più importante. Un sogno coronato in un giorno di aprile.
Centralinista all’Agenzia delle Entrate, Luciana era ipovedente fino a sei anni fa, quando un glaucoma le ha tolto completamente la vista, a lei che ha sempre amato fare sport. Quattro anni fa ha provato la canoa in un viaggio in Honduras e ha capito che c’era un mondo nuovo per lei. Il resto l’ha fatto l’incontro con il Canoa Club di Bologna e con Pietro Camporesi, 21 anni, talento e grinta come i suoi. “Sono molto contento per la prestazione di oggi”, ha commentato lui, appena finita la seconda manche. “Con Luciana oggi era l’esordio in una competizione. Ma avevamo già provato diverse volte, anche in altri fiumi”.
In Italia sono quattro o cinque i non vedenti che si dedicano alla canoa, ma solo nella “velocità”. Luciana è l’unica che si è messa in testa di fare lo slalom. Uno sport dove si assiste a qualcosa di simile è lo sci per non vedenti, dove ogni discesista è assistito da una guida che gli indica a voce quando curvare. “Sì, ma l’acqua di un fiume – spiega la Bonaiuti – è tutta un’altra cosa rispetto alla neve”.
E ora che ha compiuto un’impresa storica, in lei vince ancora la voglia di migliorarsi. “Siamo solo all’inizio dell’avventura. Il mio obiettivo – ha raccontato – era semplicemente far sapere a tutti i non vedenti che una cosa del genere è possibile. Si può fare. Spero che adesso ci provino altri”.
Nella soleggiata domenica di inizio primavera le rive del Reno hanno fatto da palcoscenico, oltre che alla gara di Luciana, anche al Campionato Italiano Paralimpico di canoa. Una trentina gli atleti disabili, divisi in tre categorie e provenienti da diverse città d’Italia. La canoa non è ancora riconosciuta come disciplina nei giochi paralimpici, anche se verrà presa in considerazione per Londra 2012. Ora, grazie in particolare ad alcune società, praticare questo sport in regione è una possibilità reale anche per persone diversamente abili.
In ogni caso, un pubblico giovane e colorato non ha smesso di incitare gli atleti, disabili e non (era infatti in programma anche un trofeo regionale per normodotati), che si sono dati battaglia a colpi di pagaia.

   

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