Spazio Calamaio - Uno strano caso. La tua impressione è solo un punto di vista

27/09/2011 - di Roberto Parmeggiani

Siamo nella villa di Annibale, vecchietto simpatico, un po’ sordo.
Da circa una settimana sono lì raccolti i suoi parenti più cari.
C’è Sergio, il figlio cieco a causa di un incidente e sua moglie Costanza, eccentrica artista sempre in giro per mostre e vernissage.
Viola, secondogenita di Annibale, è una bella ragazza che si crede brutta. La sostiene in questa convinzione il fatto che fino ad ora non è riuscita ancora a trovare marito.
Lucrezia, sorella e socia in affari di Annibale, vive in città ma è lì per festeggiare, come ormai da vent’anni, il suo compleanno.
Sono inoltre presenti il maggiordomo Manfredo, affetto da tic da nervosismo e la governante Silvana, resa zoppa da una strana caduta parecchi anni prima.
Un altro ospite è presente, Walter, un viaggiatore al quale si è guastata la moto (un poco di buono, ha trascorso alcuni mesi in carcere per una presunta rapina).
La sera la festa di compleanno.
Mentre il maggiordomo e la governante servono da mangiare e da bere, gli altri ospiti parlano, chiacchierano, bisbigliano…
Vengono consegnati i regali: Viola dona una collana di perle, Sergio e Costanza un prezioso grappolo d’uva di smeraldi e Annibale un bracciale di corallo, rosso fuoco.
L’entusiasmo un po’ per volta cala e i famigliari si ritirano nelle loro stanze.
Rimangono Lucrezia e Annibale, parlano fitto mentre Silvana riordina.
Annibale chiude la discussione ed esce velocemente, seguito dalla governante.
Lucrezia si siede sul divano, come stremata dalla discussione e si addormenta sbadigliando smisuratamente. La mattina dopo la zia viene trovata morta.
Alla luce degli indizi che raccoglierete, dovrete scoprire il colpevole!

Questa è la missione dei 160 bambini che parteciperanno quest’anno a un centro estivo nella provincia di Bologna. E tale missione verrà presentata dagli animatori sotto forma di spettacolo teatrale. Ognuno di loro diventerà un investigatore, un commissario, un esperto dei R.I.S. e dovrà raccogliere indizi per riuscire a scoprire il colpevole, l’assassino che ha fatto fuori la zia Lucrezia.
Avranno la possibilità di guardare il caso da più punti di vista e dovranno cercare il modo più creativo per superare le difficoltà che uno strano delitto come questo gli porrà davanti.
Infatti i vari protagonisti della storia saranno portatori sia del loro personale punto di vista, attraverso il quale offriranno indizi utili alla risoluzione del caso, sia di diverse difficoltà che, nei giochi come nei laboratori, saranno occasione di divertimento e scoperta.
Gli investigatori impareranno, almeno se lo augurano gli animatori del centro, che il punto di vista di ognuno è importante però non è l’unico, dovranno costruirsi il proprio, non contrapponendolo a quello degli altri bensì integrandolo. In questo modo potranno scoprire che la verità è una sola ma ha molte facce e tutte quante sono giuste.

Tutto questo viene organizzato per dare concretezza all’idea pedagogica che guida il centro estivo, un’idea che si basa su alcuni punti forza: la pluralità di esperienze formative degli animatori, la teoria del dis-equilibrio educativo e il concetto di co-divertimento.
Sono punti forza che non trovano fondamento in una particolare teoria pedagogica, sono idee nate e cresciute nel grembo dell’esperienza di tanti animatori che hanno lavorato estati intere, svolgendo attività, ascoltando e riprendendo bambini, relazionandosi con genitori ansiosi e affrontando le difficoltà del fare educativo.

A proposito di animatori, da sempre quelli che hanno svolto servizio al centro estivo vengono da esperienze formative ed esperienziali piuttosto varie: studenti di ingegneria, filosofia, lettere, farmacia, scienze naturali e del territorio,… Una pluralità formativa che, se in un primo tempo potrebbe apparire come un limite o una difficoltà, durante gli anni si è rivelata una delle peculiarità principali del lavoro di gruppo valorizzando sia questo che il singolo.
Obiettivo degli organizzatori è quello di permettere a ogni animatore di offrire il massimo a partire dalla loro professionalità, portando quindi un valore aggiunto al lavoro educativo. Dall’altro lato vuole offrire a ognuno la possibilità di sperimentarsi in un’attività educativa che, nella maggior parte dei casi, non diventerà il loro principale lavoro, ma che potrà offrirgli un’altra impressione sul mondo, un secondo punto di vista che non può far altro che arricchirli personalmente e professionalmente.
Marco che studia ingegneria gestionale ha creato un sistema per la gestione delle prenotazioni e poi delle iscrizioni, Chiara che diventerà un’educatrice di nido ha mostrato quanto la cura di ogni singola emozione sia importante dall’accoglienza al saluto, Paola invece è una designer e il suo contributo è sia di contenuto che rispetto all’estetica e quindi ha sottolineato agli altri animatori quanto la cura dei particolari e della precisione siano segno di attenzione all’altro mentre Alfonsina, ragioniera da sempre prestata all’educazione, ci tiene ad avere tutto sotto controllo ma spesso sottolinea che la responsabilità di questo lavoro nasce da una scelta di libertà: quella dell’educatore che decide di mettere in gioco le proprie abilità e il proprio tempo ma anche quella del bambino che riporta continuamente al ruolo educativo. Roberto invece, che educatore lo è di mestiere, è un buon punto di collegamento tra le varie esperienze

Il secondo punto forza è il dis-equilibrio educativo cioè la necessità di vivere il servizio educativo come la continua ricerca di un punto di equilibrio, non dando mai nulla per scontato. In fondo il processo dell’educazione è una ricerca e, sentirsi in disequilibrio, ci spinge a ricercare, a cambiare punto di vista, a individuare soluzioni o possibilità diverse.
Succede quindi che, se proviamo a osservare le situazioni attraverso questo particolare punto di vista, ci rendiamo conto che le scelte – organizzative, gestionali, laboratoriali o di contenuto – realizzate in un anno, devono essere messe in crisi per poter essere riscelte o cambiate l’anno successivo; non risulterà strano che le regole, fondamentali sia per la gestione pratica che per l’azione educativa, a volte possano o debbano essere trasgredite per poter raggiungere gli obiettivi stessi o, semplicemente, perché la situazione specifica lo permette; succederà anche che in corso d’opera si cambi direzione o si sposti l’obiettivo, individuandone uno o più di nuovi.
Per dis-equilibrio educativo si intende anche la necessità di essere se stessi e il più spontanei possibile perché l’educatore non è una persona avulsa dalla realtà e sprovvista di sentimenti o emozioni. Al contrario è chiamato a mettere tutto se stesso nel lavoro, senza mentire o negare quello che sente e che vive; se un bambino fa una battuta divertente, magari anche al momento sbagliato (ci sono poi momenti più o meno giusti per fare battute?), perché non si deve ridere insieme a lui, invece di liquidarlo con un banale “Non fare il pagliaccio?”; se è un giorno storto, invece di scaricare inconsciamente aggressività, malessere e insofferenza sui bambini, perché non provare a dire semplicemente “Guardate bambini, oggi è una brutta giornata, per favore state tranquilli perché non sto bene!”. Probabilmente si scoprirebbe che anche i più piccoli sono capaci di identificarsi con un altro essere umano e che quindi adatterebbero il loro comportamento al vostro stato.
Si tratta quindi di una continua ricerca dell’equilibrio che risulterà, per certi versi, più faticosa, ma indubbiamente renderà il lavoro molto più efficace e soddisfacente.

Con la soddisfazione ha a che fare anche l’ultimo punto forza cioè il co-divertimento, il quale ha un significato molto semplice, riassumibile nella frase che gli educatori si dicono ogni volta che rimettono in moto la macchina organizzativa: se scegliamo, organizziamo, proponiamo attività, gite, esperienze che ci fanno divertire, che ci mettono in gioco, che ci soddisfano e ci convincono sicuramente riusciremo a far divertire, mettere in gioco, soddisfare e convincere anche i bambini.
L’esperienza di tanti anni ha insegnato che questo è vero, e che se segui questa regola il lavoro risulterà più semplice e molto più divertente. Attenzione: non si tratta di obbligare i bambini ad avere gli stessi gusti degli animatori, bensì di riuscire a svolgere in pieno il ruolo educativo, che per certi versi assomiglia a quello di un buon maître. Infatti un buon educatore è colui che prepara la tavola con i contenuti e le attività che vuole proporre in modo impeccabile e il più accogliente e interessante possibile, lasciando poi ognuno libero di mangiare ciò che più gli fa gola. Maggiore sarà la passione e il piacere nel preparare questa tavola, maggiore sarà l’abbuffata!

Ecco allora che i tre punti forza diventano elementi caratterizzanti del centro estivo sia per gli animatori che per i bambini.
In fondo anche loro sono portatori di una pluralità di esperienze – familiari, amicali, personali – che, se integrate, non possono far altro che arricchire la crescita e l’esperienza di tutti; anche loro viaggiano alla ricerca di un continuo equilibrio tra ciò che desiderano e ciò che gli viene proposto, tra il rispettare una regola e il trasgredirla, tra il conformarsi a uno stile e l’arricchirlo della loro spontaneità; infine loro sono oggetto e soggetto del co-divertimento, attori principali della riuscita del progetto, desiderosi di potersi abbuffare allegramente al tavolo dell’educazione.