Integrazione scolastica, un contributo dal vivo (2° parte) - Superabile, Agosto 2011 - 1

05/09/2011 - Federica Pasin
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Il progetto svolto nelle classi prime della scuola secondaria di primo grado di Cogollo del Cengio (VI) si inserisce in un percorso da sviluppare nei tre anni di scuola secondaria di primo grado. I primi due anni prevedono attività ludico-riflessive svolte da insegnanti curricolari di qualunque materia per sottolineare come qualsiasi docente abbia una funzione non solo didattica ma anche e soprattutto educativa e formativa nei confronti dei propri alunni e come qualsiasi disciplina possa diventare strumento di riflessione per la vita reale e soprattutto per l'acquisizione di competenze come quella di un agire integrante. Il percorso si dovrebbe concludere al terzo anno con l'insegnante di Lettere, poichè il tema della disabilità, e della diversità in generale, fa parte della programmazione di Antologia. Le attività svolte nei primi due anni di scuola sono propedeutiche alla riflessione finale che avverrà all'ultimo anno attraverso la lettura di testi o la visione di film. Quest'ultima fase ha funzione metacognitiva e favorirà, a partire dalle esperienze precedenti, l'acquisizione di una migliore comprensione e consapevolezza in merito alla complessa tematica della diversità. La finalità ultima dell'intervento è quella di dare un carattere di normalità alla disabilità-diversità, quindi, tutto il percorso avverrà nelle normali ore di lezione, cercando costanti connessioni con la programmazione didattico-formativa o con la struttura epistemologica della disciplina interessata e, in terza, l'intervento sarà all'interno dell'ordinaria programmazione di classe. L'aderenza alla programmazione didattica vuole sottolineare come vita scolastica ed extra-scolastica siano interconnesse, nonostante molto spesso gli studenti le percepiscano come parallele e, quindi, senza punti di contatto. L'intero percorso è da considerarsi un progetto aperto, ovvero da strutturare di volta in volta a seconda dei bisogni delle classi in cui si sviluppa e sulla base delle competenze umane e disciplinari dei docenti che prendono parte all'attività. Di conseguenza, nonostante il Piano di Lavoro preveda gli stessi interventi e gli stessi obiettivi, ogni classe seguirà un proprio percorso in modo del tutto originale. La scelta di un progetto aperto permette anche di sfruttare quelli che possono essere percepiti come ostacoli in modo proficuo e produttivo. Quest'anno per esempio, durante lo svolgimento della seconda parte del progetto previsto per le classi prime, l'improvvisa richiesta di partecipare ad un progetto per i festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità d'Italia ha creato dei problemi a due delle tre classi interessate. In una classe, l'insegnante di riferimento ha deciso di apportare delle modifiche al proprio piano di intervento in modo tale da inglobare il progetto per i 150 anni dell'Unità d'Italia all'interno del Progetto di educazione all'integrazione. Il lavoro per i 150 anni dell'Unità d'Italia è diventato un'ulteriore occasione per riflettere sulla diversità e sul suo essere condicio sine qua non di un arricchimento umano e sociale. Si è riflettuto sul fatto che l'unità della nazione italiana affonda le proprie radici proprio sull'integrazione delle diversità (dall'incontro tra persone provenienti da diverse regioni a quello tra gli Italiani "di vecchia generazione" e i cosiddetti "nuovi Italiani" che vengono da altri stati o continenti). Inoltre, per poter realizzare il prodotto finale, l'insegnante è riuscito a coinvolgere altri docenti che hanno cooperato assieme per la realizzazione del cartellone. Nell'altra classe in cui è stato avvertito il problema, purtroppo, per limiti di tempo si è dovuto rinunciare alla seconda fase del progetto. Tuttavia, l'anno prossimo l'attività sarà recuperata e permetterà di capire se, crescendo, i ragazzi eliminino eventuali atteggiamenti di leggerezza verificatisi occasionalmente quest'anno nelle altre due classi durante la seconda fase del progetto. (Federica Pasin)

(8 agosto 2011)