Integrazione scolastica, un contributo dal vivo (1° parte) - Superabile, Luglio 2011 - 2

05/09/2011 - Federica Pasin
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Spesso si presentano nella nostra biblioteca del Centro Documentazione Handicap di Bologna studenti/esse e insegnanti di tutti gli ordini di studi con la speranza di trovare, per una volta, non l'ennesimo libro che teorizzi o affronti ad un livello "distaccato" qualche tema relativo alla disabilità, ma materiale "vivo", sperimentato sul terreno, quindi per lo più prodotto da altri docenti o figure che a vario titolo operano nel mondo del sociale; materiale dal quale possano trarre spunti per elaborare a loro volta progetti e programmi relativi all'incontro con la persona disabile, al rapporto con la stessa o tecniche e suggerimenti per un insegnamento più mirato e attento alle specifiche esigenze di uno studente. Per quanto la nostra sia una biblioteca molto attrezzata, in proporzione questo tipo di materiale è fortemente minoritario. Sarebbe auspicabile che, in qualche modo, queste esperienze educative venissero condivise quanto più possibile, anche rivolgendosi ai C.D.H. che esistono in tante parti d'Italia come luoghi privilegiati per la loro catalogazione e conservazione. Segnalo che, in questa direzione, lavora egregiamente il Laboratorio di documentazione e formazione di Bologna.

Comunque, anche per le ragioni esposte sopra oltre che per quelle intrinseche, pongo all'attenzione dei lettori il resoconto di un progetto svolto quest'anno per la prima volta, ma con l'idea di replicarlo e arricchirlo in futuro, presso una scuola del vicentino. La relazione è scritta da Federica Pasin, insegnante referente per questo progetto, sviluppato concretamente con altri insegnanti di diverse materie. Chissà che non possa fungere da incentivo per la condivisione e la resa pubblica di altri progetti. (Claudio Imprudente)

Intervento Formativo di Educazione all'Integrazione: l'Esperienza Concreta della Scuola Secondaria di Primo Grado dell'Istituto Comprensivo Statale "Don Carlo Frigo" di Cogollo del Cengio (VI)

PRIMA PARTE: I Fondamenti Teorici e le Fasi del Progetto.

Il concetto di integrazione implica la relazione tra un Sé e un Altro su un terreno che permetta loro di incontrarsi anzichè di scontrarsi. In un processo di integrazione, quindi, la visione di un Sé isolato dagli altri che conosce se stesso nel momento in cui pensa viene superata da un'immagine di un Sé che diventa tale nella relazione con l'Altro, come suggerito da pensatori quali Buber e Levinas. Prima di arrivare ad un'integrazione intersoggettiva però, è necessario, per ciascun Sé, raggiungere quello che Jung definisce lo stadio di maturità, ovvero la fase in cui le tensioni esistenti tra Ego e Altro a livello intrasoggettivo vengono non solo accettate, ma comprese nella loro complessità. Il raggiungimento dello stadio di maturità implica la riduzione della tensione antitetico-contrastiva tra i due elementi a favore di un'armonizzazione-integrazione degli opposti.

E' a partire da questa riflessione che si è ipotizzato un intervento mirato di educazione all'integrazione da sviluppare nelle classi prime della scuola secondaria di primo grado di Cogollo del Cengio (VI). In questo percorso, che ha coinvolto 54 studenti, tra i quali 3 alunni con verbale di accertamento e 4 con diagnosi di DSA, si possono individuare due momenti. Innanzitutto, lo spunto per l'azione formativa è stato offerto dall'adesione della scuola al Progetto Kairós del Lions Clubs International (http://www.lions-kairos.it/) che si prefigge di migliorare l'integrazione scolastica e, quindi, sociale delle persone con disabilità; i Lions hanno fornito gratuitamente un manuale operativo con risorse da applicare nella didattica finalizzata alla sensibilizzazione nei confronti della disabilità. A partire dal manuale operativo è stata progettata un'attività ludico-riflessiva, dal nome "Non sento, ma ascolto", che permettesse ai ragazzi di fare esperienza concreta della disabilità-diversità e di operare delle riflessioni sulle proprie emozioni a riguardo, grazie ad un questionario. Il gioco favorisce l'interiorizzazione e permette ai ragazzi di far incontrare il proprio Sé con l'Altro a livello intrapersonale o, come direbbero i teorici post-coloniali, di sintetizzare (in senso hegeliano) mondi diversi in un unico corpo. Solo se avviene prima a livello intrapersonale, l'integrazione può realmente avvenire a livello interpersonale. L'intervento formativo ha riguardato una forma di disabilità sensoriale (il deficit uditivo) non presente nelle tre classi. Dall'analisi dei dati contenuti nei questionari finali emerge la propensione a distinguere tra se stessi - fortunati e "loro"- disabili, diversi e quindi sfortunati. Inoltre, si nota la tendenza a sottolineare l'importanza della presenza di "altri" che aiutino la persona disabile-diversa. In entrambi i casi spesso manca la consapevolezza del fatto che la diversità è la normalità della vita e che quegli "altri" chiamati ad aiutare chi è in difficoltà siamo tutti noi. E' per favorire l'acquisizione di questa consapevolezza che nasce il secondo momento del progetto che ha previsto la compilazione di un questionario chiamato Abilità - Disabilità finalizzato alla riflessione sulla propria percezione di competenza e sul ruolo non solo di successi ed insuccessi ma anche dei commenti di chi ci circonda nell'influenzarla. I questionari, raccolti in due fascicoli, sono stati appesi in aula come promemoria per l'intero gruppo classe. In un secondo momento si è riflettuto sul potenziale positivo che ogni persona può offrire alle persone che incontra e, a questo proposito, sono stati allestiti dei cartelloni. Ciascun alunno si è autorappresentato con un'immagine che i compagni hanno arricchito con le qualità che gli riconoscono. Nonostante le linee guida comuni, ogni docente ha sviluppato un intervento formativo originale, sulla base non solo della propria personalità, ma anche degli stimoli offerti dalla disciplina curricolare insegnata. (Federica Pasin)

(25 luglio 2011)