di Sandra Negri

L’emozione di un NOI.
L’emozione di mescolare IO e TU e farlo diventare un NOI.
Credo non esista altra espressione che meglio renda l’idea di che cosa sia l’integrazione: mescolare due entità distinte e farle diventare una terza entità ancora diversa e ancora nuova.
Il NOI prevede una serie di passaggi che racchiudono una quantità di operazioni incredibili.
Termini come “passaggi” e “operazioni” portano a pensare ad un percorso, ad un processo. Ed è proprio di questo che stiamo parlando. Al NOI non si arriva solo perché lo si decide. Ci si arriva con una scelta, sì, ma anche con delle azioni. Azioni precise che richiedono una certa messa in gioco dell’IO, del TU.

È questa, credo, una delle maggiori ragioni per cui il raggiungimento del NOI, l’obiettivo dell’integrazione è difficile. Non perché ci sono tante cose da fare, non perché non c’è tempo, non perché non ci sono le risorse o perché per certe situazioni di handicap “c’è ben poco da fare”.
Il NOI è difficile perché per mescolare l’IO e il TU entrambi dobbiamo necessariamente rivedere alcune rispettive certezze, alcune rispettive comodità. Dobbiamo entrambi uscire dall’IO e dal TU per metterci in una situazione che è altro da quella che conoscevamo prima di incontrarci.
È questo che fa l’handicap, è questo che ci richiede l’integrazione, a questo ci porta la ricerca del NOI. A buttarci. A fidarci. Ad abbandonarci. A lasciarci condurre da qualcosa che prima non conoscevamo. Che prima non ci serviva. Prima, quando eravamo in un terreno conosciuto, dove tutto funzionava secondo i nostri canoni, le nostre abitudini, le nostre normalità.

Proprio da questo parte allora il nostro percorso: dal noto, il conosciuto. Le nostre abitudini, le cose che ci piacciono, che ci fanno stare bene. La modalità con cui solitamente ci poniamo nelle relazioni e le aspettative che solitamente abbiamo. È fondamentale che conosciamo queste cose di noi.
Perché è solo attraverso questa conoscenza, questa consapevolezza che sappiamo quali parti di noi metteremo in gioco. E quali parti non vorremo mettere in gioco perché ci faremmo male, perché non saremmo in grado di stare in quella situazione.
Senza questa consapevolezza sarebbe come intraprendere un viaggio e non sapere su quale mezzo stiamo viaggiando, quale direzione, quale carburante, quale velocità, quali tempi di percorrenza.
Una volta mi è capitato. Mi sono trovata su un treno che non era quello che dovevo prendere. Per un lungo attimo mi sono ritrovata completamente disorientata. E’ stata una bruttissima sensazione perché mi sono mancati punti di appoggio, punti di riferimento. Non avevo idea di come sarebbe stato il resto della mia giornata. Poi mi sono guardata intorno, ho avuto bisogno di ricreare un itinerario, un programma, una rete di riferimenti.
Probabilmente è proprio questo che ci accade quando ci troviamo in una situazione nuova e inaspettata, abbiamo bisogno di ricreare una mappa, nuovi punti di riferimento.

In molte situazioni capita di spaventarsi, di scendere alla prima fermata e tornare indietro. Perché l’ignoto spaventa. Abbiamo paura di farci male, di non avere gli strumenti per sperimentare un nuovo tragitto. E a volte facciamo proprio bene a reagire così. Se sentiamo di metterci in una situazione di pericolo abbiamo la responsabilità verso noi stessi di proteggerci, di tornare indietro.
Ma a volte sentiamo o possiamo sentire che siamo attrezzati. Che abbiamo la possibilità e le risorse per provare. E ci buttiamo. E cominciamo a fare conoscenza di alcune nostre parti che non credevamo di possedere. Cominciamo a prendere le misure con elementi nuovi, fuori e dentro di noi. E ogni volta la relazione costi-benefici migliora.
Allora la novità, la diversità, la difficoltà ci spaventa meno e ci attrae di più.
A quel punto il gioco è fatto. Uscire e rientrare nell’IO per creare un NOI con chi incontriamo diventa l’unico modo che ci fa stare bene nelle relazioni.
L’emozione di un NOI…

Per approfondire

Paolo Onelli, La loro storia è la mia
L’Ancora del Mediterraneo, Napoli, 2004

Maurizio Ambrosini, Scelte solidali
Il Mulino, Bologna, 2005

Caterina Arcidiacono (a cura di), Volontariato e legami collettivi
FrancoAngeli, Milano, 2004

Paola Di Nicola, Amichevolmente parlando
FrancoAngeli, Milano, 2002

redazione Una Città (a cura di), Almanacco delle buone pratiche di cittadinanza
Una Città, Forlì, 2004

Costanzo Ranci, Il volontariato: i volti della solidarietà
Il Mulino, Bologna, 2006

Ivo Lizzola, Valter Tarchini, Persone e legami nella vulnerabilità
Unicopli, Milano, 2006

Vanda Blanc, Luciano Tosco, Tra progetto individuale e progetto di comunità
In: Animazione sociale n. 6-7/2000

Roberto Ghezzo, Monica Tassoni (a cura di) A che comunità appartieni?
In: HP Accaparlante n. 3/2002

Maurizio Colleoni, Roberto Medeghini, Valter Tarchini (a cura di), Per un approccio sociale alla disabilità
In: Animazione sociale n. 5/2005.