La sottotitolazione intralinguistica per i sordi sentire con gli occhi”

di Milena Di Silvio

Nell’era della globalizzazione, dell’interattività multimediale, in un mondo in cui tutto ruota intorno alle parole, alle immagini e al messaggio televisivo o pubblicitario, si fa ancora poco per abbattere le barriere della comunicazione e rendere accessibile l’informazione alle persone sorde.

Persone “normali”, con capacità intellettive e interessi socio-culturali pari agli udenti, ma che hanno rare occasioni di integrazione nella vita sociale e culturale delle proprie città.

Purtroppo è una questione culturale: tutto si evolve, tranne la cultura dell’handicap. Il paradosso è che si sviluppano sempre nuovi modi e mezzi di comunicazione ma non si eliminano le barriere culturali e di pensiero che impediscono la comunicazione e di conseguenza l’integrazione.
Nonostante negli ultimi anni si senta molto più parlare del problema Handicap, molte tesi universitarie hanno come tema la sordità, si sviluppano nuovi sistemi per la sottotitolazione dei programmi, persiste ancora questo divario storico e il cinema, il teatro, l’arte sono ancora privilegio degli udenti.

I sottotitoli sono tra i mezzi di comunicazione più importanti che aiutano i sordi a “sentire con gli occhi” e che interrompono il silenzio che li circonda. Lo sviluppo intellettivo e culturale dei sordi, come degli udenti, passa attraverso la comunicazione. Al di là del concetto “essere colti”, i sottotitoli costituiscono per i sordi un’ottima opportunità per stimolare il loro sviluppo culturale e lessicale, un sussidio all’apprendimento dell’italiano. La lingua è una cultura e la sottotitolazione esprime la natura multiculturale della comunicazione di massa.
Per esempio, pochi pensano che in rapporto ci siano più sordi che leggono i giornali rispetto agli udenti. E’ ovvio che per loro, i sordi, il canale visivo sostituisce quello uditivo. “I sordi sentono con gli occhi”. Infatti, indipendentemente da quale sia il deficit uditivo, tutti leggono sulle labbra di chi parla.
Ed è per queste ragioni che la fedeltà linguistica è importante nelle sottotitolazioni: fedeltà quantitativa e qualitativa, ovviamente quando i vincoli tecnico-linguistici di tempo e di spazio lo consentono.

Queste mie considerazioni sono state elaborate in base all’esperienza lavorativa e di vita con le persone sorde, segnanti e oraliste.
Non conoscendo i sordi, la loro cultura, le loro reali capacità intellettive, il loro “modus” di recepire ed elaborare “la lingua” , è naturale cadere nell’errore. Di solito i sottotitolisti hanno molte nozioni di teoria sul grado di comprensione dei testi da parte dei sordi, ma poca pratica ed esperienza di relazione con essi.
Nonostante ci sia molta letteratura tecnico-scientifica in merito, non si trova mai il consiglio utile di conoscere i sordi, confrontarsi con loro, per meglio capirne le necessità. Vi assicuro che relazionandosi con loro si apre un mondo nuovo, fatto di mille sfumature linguistiche ed espressive e, col tempo, si scopre che è reciproco! anche per i sordi, il “mondo” degli udenti è da scoprire, per molti aspetti.

Una riflessione per chi opera nel settore: come è possibile realizzare servizi e prodotti senza conoscere il cliente? Le regole del marketing sono passate dalla carta al web, dall’azienda privata a quella pubblica, ma sono sempre valide e la mia esperienza mi ha dimostrato l’importanza, l’utilità, l’efficacia e validità di questo rapporto, relazione e confronto.
Ancora oggi, ci sono persone che pensano che i sordi siano anche muti, non conoscono la realtà e le differenze che ci sono tra i sordi, e la logica conseguenza è che i sordi non capiscono. Ci sono ancora molti preconcetti e pregiudizi sull’argomento sordi e sordità. Pochi sanno che i sordi, “guardando”, possono capire molte cose che agli udenti sfuggono.
Nel silenzio, “leggendo” un’espressione sul viso o negli occhi di qualcuno, loro ne intuiscono lo stato d’animo.

Da oltre dieci anni mi occupo di sottotitolaggio per la tv, il cinema, video multimediali e mi sono specializzata nella versione per non udenti.
Quando inizia nel 1994, le scuole di pensiero e operative erano diverse, e notavo alcune sostanziali differenze quando guardavo i sottotitoli per sordi prodotti dalla RAI e da MEDIASET: invece di capire come meglio procedere nella trascrizione del testo ero disorientata.
Esigenze professionali e curiosità mi spinsero ad approfondire l’analisi e quindi mi recai all’Ente Nazionale Sordomuti di Milano e di Roma, per sapere direttamente dalle persone sorde cosa pensavano dei sottotitoli e, in generale, quali fossero le loro esigenze per migliorarli.

- La prima cosa di cui tutti si lamentavano era: la fedeltà linguistica.

- La seconda cosa che chiesero fu: perché il testo è ridotto?

- Infine mi dissero: la durata dei sottotitoli è troppo breve.

La domanda “generazionale” che si pone chi fa questo lavoro è:
semplificazione o integralità ?
In ogni caso, che siano sottotitoli pre-registrati, in tempo reale, la risposta è: il più fedele possibile al parlato.
Un compromesso tra integralità e limite temporale.
A dimostrare che questo sia possibile c’è il lavoro degli Interpreti-traduttori, Operatori e Mediatori della comunicazione che utilizzano la Lingua Italiana dei Segni (L.I.S.) per i sordi. Il loro lavoro è proprio come quello del traduttore, interprete, sottotitolatore, respeaker o dello stenotipista: entrambi pensano ed elaborano, in tempo reale, un discorso espresso da altri in una lingua “straniera”.
Per gli Interpreti LIS, è indispensabile conoscere, oltre alla cultura, anche le caratteristiche proprie dei sordi per meglio “interpretare”, per loro e per conto loro, un discorso. Così come per gli “Interpreti-traduttori” normali è indispensabile conoscere la cultura di un paese straniero per meglio tradurne le espressioni linguistiche tipiche.

Poiché ci sono diverse tipologie di sordi ci sono state e ci sono diverse modalità di rieducazione al linguaggio, di espressività, di produzione e comprensione della lingua, è quindi necessario conoscerli e relazionarsi con essi. Per esempio, i tempi di lettura di una persona sorda sono molto più veloci di quelli di una persona udente ma erroneamente e frequentemente, nei film festival si leggono sottotitoli “per udenti” con tempi di durata minimi. Tempi di permanenza più lunghi sono necessari e di certo facilitano i sordi nella lettura e nella comprensione, quando il dialogo è più complesso o serrato, ma aiutano anche agli udenti, che non sono di certo abituati nella vita quotidiana a vedere trasmissioni sottotitolate.
Il tono del parlato è l’elemento significativo di cui tener più conto: traduce le emozioni, è quello che più caratterizza i dialoghi e di conseguenza esprime il carattere degli interlocutori, la tipologia di linguaggio, l’essenza emotiva di un’espressione, di una parola, di una situazione.
Il lavoro del sottotitolista richiede, oltre a buone abilità tecniche, flessibilità e creatività, per inventarsi modalità diverse per trasmettere le sfumature che arricchiscono un discorso. Un piccolo esempio, banale ma significativo: l’uso del punto esclamativo insieme al punto interrogativo (?!-!?) fa capire che la frase è interrogativa ma include stupore o viceversa.
Si pensi ai dialetti. Pochi sanno che anche la lingua dei sordi “segnanti” presenta delle differenze, da regione a regione. Come la lingua italiana, la Lingua Italiana dei Segni si è sviluppata caratterizzandosi dei tratti culturali e sociali del luogo.
Per un sordo è più difficile comprendere le forme grammaticali e verbali complesse che non le espressioni degli aggettivi e avverbi. E’ buona prassi conservare la terminologia e il lessico, eliminare le ridondanze e, dove necessario, semplificare la sintassi.
Per realizzare sottotitoli in diretta utilizzando i sistemi di riconoscimento vocale, la stenotipia, la velotipia o la LIS, durante i programmi d’intrattenimento, i telegiornali, i talk show, le interviste, i dibattiti, le telecronache sportive, le conferenze, etc…, dove il discorso è improvvisato, il lavoro è più complesso ma è possibile arrivare al giusto compromesso.
L’esperienza di lavoro e di vita con i sordi aiuta molto in questo lavoro, solo conoscendo i sordi si possono comprendere quali siano le loro potenzialità e i loro limiti rispetto alla lingua e alla comunicazione.
Nel tempo ho elaborato una mia teoria sui sordi: essi maturano, sviluppano e interiorizzano una capacità di analisi e di risposta più neutrale, meno condizionata, diversa, rispetto agli udenti.
E’ una caratteristica innaturale, acquisita, che loro potrebbero considerare una “diversità” ma che io considero una qualità.
Ovviamente, i sordi, (soprattutto quelli profondi), se non prestano attenzione con gli occhi, non sentono i discorsi, i ragionamenti, i commenti, i dialoghi, e quindi… possono porsi in modo obiettivo nei confronti dell’oggetto della conversazione o degli interlocutori.
Loro non si rendono conto di avere questa fortuna rispetto agli udenti…che spesso vorrebbero non sentire…qualcosa o qualcuno.

Solo frequentando i sordi si può comprendere il loro modo di essere e quindi capire come è meglio comportarsi perchè “sentano” anche loro.

Relazione presentata al “Primo seminario internazionale sulle nuove tecnologie per la sottotitolazione intralinguistica in tempo reale” Forlì, 17 novembre 2006