Introduzione

di Luca Baldassarre

Di cosa parliamo quando accostiamo la disabilità all’immigrazione? Di due condizioni di svantaggio che si addizionano? Di un accresciuto fertile potenziale scambio di differenze? O di cos’altro? Fin dalla prima riunione di redazione di questo numero è parso chiaro che lavorare sul tema non sarebbe stato facile. L’argomento è di quelli tosti: riscuote interesse, preoccupazione, ispira dibattiti. Permea tutti i settori del nostro vivere quotidiano: il lavoro, la sanità, la scuola, i servizi sociali. E se ne parla molto ma quasi sempre su un piano emotivo. Come molti fenomeni sociali emergenti anche questo riposa sulle percezioni, i sentito dire, i credo che. E in fondo, non c’è nulla di male in questo: è un destino comune a molte manifestazioni che non riusciamo subito a inquadrare, a informare di una connotazione precisa e rassicurante. Ciò non toglie che questa modalità, utilissima in una prima fase di orientamento del cosa ci si trova a fronteggiare, debba successivamente lasciare il testimone a un’analisi più incisiva, che aiuti a pianificare il da farsi. Prima di agire però bisogna conoscere. E conoscere vuol dire interrogarsi. Con curiosità. Allora emergono quesiti; leciti per altro. Si rende necessario circoscrivere il fenomeno indagato: qual è la sua dimensione quali-quantitativa? Isolarne alcune peculiarità: come si vive e come viene vista una persona che assomma a sé disabilità e condizione di migrante? A quali servizi territoriali può accedere e in che modo? Come vengono rilevati i suoi bisogni? Che modalità operative vengono messe in atto per favorire processi inclusivi?
Non è nient’affatto semplice rispondere a queste domande. Soprattutto quando, come in questo caso, si constata l’estrema penuria (o addirittura l’assenza) di dati quantitativi e di studi al riguardo. Un’importante eccezione viene dall’INAIL che ha potuto fornirci il dato nazionale aggregato degli infortuni sul lavoro, che hanno prodotto una disabilità, liquidati nel triennio 2004-2006. L’ampia letteratura disponibile sullo status di migrante e la presenza di disabilità, si riduce drasticamente quando le due condizioni, anziché essere assunte separatamente, vengono abbinate. Questa carenza di informazioni sembra accomunare tutto il panorama dei soggetti interessati: i servizi privati, la Pubblica Amministrazione, il Terzo Settore, gli Enti di Ricerca e l’Università. Per superare questa difficoltà senza eluderla abbiamo cercato spaccati, esperienze, progetti di ricerca locali fiduciosi che possano fornire suggestioni e indicazioni da approfondire.
Questo lavoro è quindi solo un primo, speriamo apprezzabile, tentativo di innescare ulteriori riflessioni e ricerche sull’argomento, del quale anche noi, torneremo presto a occuparci.