Il Festival delle Abilità Differenti di Carpi

di Nicola Rabbi

Il presente lavoro vuol analizzare il lavoro di comunicazione svolto dalla cooperativa Nazareno in occasione del Festival Internazionale delle Abilità Differenti (edizione del 2006) che si tiene annualmente a Carpi; il festival consiste in una serie di eventi artistico-culturali che si susseguono per sei giorni. Ci vogliamo occupare solo della comunicazione esterna fatta verso i mass media e si analizzerà il caso concreto, cioè come il gruppo si è organizzato per comunicare l’evento e i risultati raggiunti.

Descrizione dell’evento
Il Festival Internazionale delle Abilità Differenti è un evento annuale ideato dalla cooperativa Nazareno fin dal 1992 (anche se la numerazione del Festival viene fatta a partire dall’edizione del 1999). Il tema dell’evento che dura sei giorni cambia ogni anno e nelle ultime edizioni ha riguardata la relazione, la bellezza, la dipendenza, la libertà…. Ma al di là dell’argomento prescelto i vari Festival sono accomunati da un unico strumento, l’espressione artistica, declinata nei suoi più diversi generi (musica, teatro, cinema, pittura…). E’ attraverso l’espressione artistica di persone disabili (ma non solo loro) che l’argomento annuale viene trattato in una serie di eventi e incontri pubblici.
Il Festival da una dimensione ristretta si è via via sviluppato nel corso degli anni, coinvolgendo sempre più artisti e spettatori. Dall’edizione del 1995 s’introduce la novità dell’ospite famoso e dopo quella edizione sarà sempre presente (anzi non sarà uno solo a volte). Un ulteriore passo in avanti avverrà dopo l’edizione del 2003 con una professionalizzazione più accentuata del gruppo che se ne occupa.
In queste pagine faremo considerazioni solo sull’evento del 2006 (visto che si hanno tutti i dati necessari) intitolato ““Cara beltà””, caso comunque significativo visto la complessità e i buoni risultati avutosi in quella edizione.
L’evento è durato dal 10 al 15 maggio 2006 per un totale di sei giorni in cui si sono succeduti la proiezione di un film (e l’incontro con il regista e l’attrice principale), quattro spettacoli teatrali, due convegni, una presentazione di un libro con l’autore, due eventi musicali, due work-shop. Personaggi famosi intervenuti a vario titolo sono stati Gene Gnocchi, Milva, Teresa De Sio, Candido Cannavò. Complessivamente gli spettatori intervenuti in questa edizione sono stati 4 mila.

Le risorse destinate dall’organizzazione all’ufficio stampa
Per l’organizzazione dell’evento “Cara beltà” sono stati stanziati dalla cooperativa circa 170 mila euro; di queste risorse una parte sono state destinate alle persone che si sono occupate delle comunicazione esterna.
All’interno del gruppo esiste un responsabile di ufficio stampa che viene coadiuvato da un’altra persona; in sostanza sono solo due le persone che se ne occupano. Sia la responsabile che la sua collaboratrice provengono dall’interno della cooperativa; la responsabile è un’educatrice che durante tutto anno fa quel lavoro e solo part time diventa un addetto stampa. Negli anni passati ci si è rivolti anche ad un giornalista esterno per realizzare questo lavoro ma i risultati non sono stati soddisfacenti (a detta dei responsabili).
Dalle interviste realizzate all’interno della cooperativa appare chiaro come l’elemento di appartenenza al gruppo e la condivisione dei suoi valori siano un elemento importante e in definitiva, a detta dai responsabili della cooperativa, questa “appartenenza” fa si che la comunicazione sia appropriata e vincente.
Alla domanda se si sente la necessità di dedicare appositamente una persona a ricoprire questo ruolo i responsabili, ma anche la diretta interessata, concordano nel dire che dal punto di vista economico la spesa non è sostenibile e si preferisce dedicare queste risorse a iniziative diverse (“La costruzione di un nuovo centro diurno… anche se in prospettiva sarebbe bello un giorno poterlo fare”).
Alla fine di ogni evento si propone già l’idea per quello dell’anno successivo e si comincia a incontrarsi settimanalmente già da luglio. Da dicembre gli incontri si infittiscono mentre due mesi prima del festival due persone sono dedicate a tempo pieno per l’organizzazione dell’evento (in questo periodo vengono coinvolte anche altre persone part time che si occupano dell’organizzazione).

Il problema della formazione
Non si pone nella cooperativa il problema della formazione adeguata per un addetto alla comunicazione verso i media; l’addetto stampa impara facendo. Nel nostro caso l’addetto stampa non ha seguito corsi di formazione o gli si è dato un tempo per l’autoformazione ma ha iniziato il suo compito semplicemente attraverso un passaggio di consegne con chi l’ha preceduto. Questo non deve stupire più di tanto visto che la comunicazione efficace viene considerata, all’interno del gruppo, solo quella comunicazione fatta da persone che condividono i valori, hanno una medesima identità culturale e azione sociale. Questa vicinanza di valori (“del sentire”) fa si che il lavoro di addetto stampa sia svolto con precisione, determinazione e attenzione nella trasmissione del contenuto che si vuole proporre. Se chi comunica è convinto del messaggio di cui è portatore, se ne è addirittura entusiasta, questa fa si che il suo compito sia svolto bene: in queste poche parole potrebbe essere riassunto l’idea fondamentale di comunicazione presente all’interno della cooperativa.

Gli strumenti e i metodi di lavoro utilizzati
Gli strumenti utilizzati da chi comunica sono principalmente il comunicato stampa e la conferenza stampa.
Nel caso del festival viene inviato un comunicato stampa a più riprese agli indirizzari di giornalisti; questi indirizzari sono contenuti in fogli di excell divisi per tipo di mass media (giornali/periodici, radio/televisioni, siti internet). Il contatto con il giornalista è personale, nel senso che non si manda un’e-mail in redazione ma si cerca sempre di stabilire un rapporto con un giornalista in particolare, telefonando più volte (“Anche 10 finché non si riesce ad avere una conferma”). Questa vicinanza, questo contatto con il giornalista sembra essere un risultato molto importante in questo lavoro visto che, come si dirà in seguito, “Gli articoli migliori sono scritti da chi partecipa direttamente all’evento”.
Di conferenze stampa se ne fanno due; la prima a Roma in una sala stampa a Montecitorio, in cui viene fatta la presentazione dell’evento, la seconda a Carpi e consiste in un aperitivo con gli artisti che intervengono alla manifestazione (che è anche una buona occasione di intervista per i giornalisti).
Sempre con collaborazioni interne e/o con persone vicine alla cooperativa vengono preparati due spot, uno televisivo e l’altro radiofonico che vengono poi proposti capillarmente a radio e televisioni.
Per promuovere l’evento vengono anche stampate e spedite 5 mila brochure e 15-20 mila depliant che sono invece distribuiti a mano da operatori, volontari, amici. Se il depliant consiste in un pieghevole a tre ante in cui vengono riportate le indicazioni precise sugli eventi, la brochure invece è una pubblicazione di una ventina di pagine a colori che contiene delle schede di presentazione degli artisti, dei gruppi teatrali, degli eventi e dei film che vengono presentati.

Risultati quantitativi di diffusione nei media
Per quanto riguarda questo aspetto la valutazione è stata abbastanza semplice in quanto l’ufficio stampa della cooperativa ha condotto un’accurata rassegna stampa di tutti i mezzi di informazione sui quali è apparsa notizia dell’evento.
Da questo materiale risulta che hanno dato l’informazione:
• otto televisioni di cui quattro televisioni regionali, una nazionale e tre satellitari. In particolare segnaliamo il servizio apparso su Rai2 nella rubrica Costume e società del 5 giugno
• quattro radio di cui una nazionale (Rai1 nel programma Diversi da chi? del 13 maggio) e tre regionali
• nove agenzie stampa
• 3 quotidiani nazionali (Avvenire, Il Resto del Carlino, L’Unità)
• 2 quotidiani locali (Il Resto del Carlino nelle varie edizioni locali, La Gazzetta
• 7 settimanali (tra cui l’inserto de La Repubblica Salute)
• 14 periodici specializzati
• 74 siti internet.

Inoltre la cooperativa aveva prodotto anche uno spot promozionale televisivo apparso su 16 televisioni locali e uno spot radiofonico andato in onda su 18 radio (nazionali, regionali, locali).
Considerato lo spazio ridotto che i mass media dedicano alle notizie sul sociale e considerato che non si tratta di una notizia di cronaca nera o di un’emergenza (casi in cui la notizia sul tema della disabilità ha più probabilità di passare), i risultati sopra riportati sono senza dubbio consistenti.

Qualità del materiale pubblicato sui media e rispondenza al proprio messaggio
Un altro indicatore che possiamo utilizzare per valutare il rapporto che l’ufficio stampa è riuscito ad intrattenere con i mass media, è analizzare il contenuto degli articoli che sono stati poi effettivamente pubblicati. Il riscontro quantitativo di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente è si significativo ma da solo non basta, occorre vedere più da vicino se il contenuto del messaggio che si voleva comunicare è stato rispettato.
Per farlo ci limitiamo ad un piccolo, ma significativo campo; prenderemo in esame tutti gli articoli pubblicati sui quotidiani nazionali e ne vedremo il taglio (la posizione avuta nel giornale), il titolo e il contenuto dell’articolo.
L’edizione del 2006 “Cara beltà”, era dedicata alla bellezza e il messaggio ultimo che voleva comunicare era questo: la cultura contemporanea riduce il concetto di bellezza a degli stereotipi (l’attrice, l’attore, la forza, la prestanza fisica in generale), quando invece la bellezza è qualcosa di più e che è direttamente collegata con l’amore; se c’è “una disponibilità a vedere” questa bellezza si può anche cercare di raggiungerla e l’arte offre la possibilità di farlo. Gli artisti disabili che partecipano all’evento ne sono una prova tangibile.
Un messaggio dunque complesso, difficile da comunicare, anzi di cui ragionevolmente ci si può aspettare al massimo che trapeli dietro alla notizia degli eventi che si sono susseguiti in quelle giornate.
Il primo articolo intitolato Disabili, Festival alla ricerca del bello appare su Avvenire a pagina 11 il 3 maggio; si tratta di un testo di poche battute dove sia il titolo che il corpo del messaggio riescono a passare il messaggio fondamentale oltre alle indicazioni degli eventi in sé.
“’Vi faremo divertire e pensare’: va in scena il Festival dei disabili”, questo il titolo della segnalazione apparsa sul Corriere della Sera a pagina 21 il 3 maggio, titolo con quel “Festival dei disabili” sicuramente meno felice, e con un testo in cui il messaggio base scompare e, oltre alle informazioni di servizio, rimane il binomio arte/disabilità, dove la prima è vissuta anche come forma di terapia.
Sull’Avvenire del 13 maggio (pag. 12 e 13) compare invece un servizio dettagliato (titolo: “Quando la disabilità diventa una vittoria”) che racconta varie storie positive di artisti disabili presenti al festival. Anche nel secondo articolo pubblicato sul giornale si punta sull’idea che la disabilità non significa negazione della vita e della possibilità di essere felici.
Il Resto del Carlino invece parla, nel servizio apparso il 13 maggio a pag. 32-33, soprattutto di una storia esprimendo un concetto già presente nel titolo (“L’arte che aiuta a ritrovare la vita”).
L’Avvenire ritorna sul festival il 14 maggio (pag. 14, “Quelle riserve di energia strappate all’invalidità”) presentando due storie.
Infine L’Unità che il 16 maggio a pagina 18 pubblica “’Disabile’ e arruolato, ma sul palco”, dove si sottolinea il fatto che gli spettacoli sono di buon livello e che la disabilità può essere una risorsa.
Come si vede da questa sommaria descrizione, il messaggio di base è riuscito a passare; gli articoli non cadono mai in uno stile pietistico (difetto in cui si cade spesso in casi come questo), solo a volte si indugia in toni troppo ottimistici e si ricorre spesso all’uso delle storie significative (che è un criterio di notiziabilità tra i più importanti per chi fa il giornalista).
Per spiegare questi risultati è significativo riportare l’atteggiamento che si ha nei confronti dei giornalisti; “Cerchiamo di avere un rapporto diretto – dice Sergio Zini, presidente della cooperativa – quello che comunichiamo non è sempre semplice e per cercare di far accogliere questo messaggio cerchiamo di farli venire dentro a quello che stai facendo”. Conoscenza diretta, rapporto personale, condivisione di idee e anche “del sentire”, la dove il giornalista risulta disponibile, sono alla base di questa comunicazione efficace supportata dall’entusiasmo di chi ci lavora.

Elementi di criticità
Il bilancio che si può fare su un’iniziativa di comunicazione come questa non può che essere positivo; i risultati, qualitativi e quantitativi, ci sono ma si possono indicare ad ogni modo dei punti di debolezza che si possono far sentire in prospettiva di un ampliamento dell’evento.
La decisione di usare del personale interno e di non affidare ad un’agenzia la promozione verso i media dell’evento si è dimostrata una scelta, in questo caso – di forte motivazione del gruppo – utile, ma la scelta di attivare una figura di addetto stampa solo in previsione dell’evento del festival può essere riduttiva. Avere a disposizione una figura professionale di questo tipo aiuta a migliorare costantemente la qualità del festival ma anche serve alla cooperativa in generale per gestire i suoi rapporti verso l’esterno; i compiti dell’addetto stampa in questo caso non si limitano all’evento ma a tutto quanto riguarda l’attività della cooperativa durante l’anno, ne cura i rapporti verso l’esterno (anche verso le istituzioni). Una figura di questo tipo aiuta a migliorare anche la comunicazione all’interno del gruppo con i soci lavoratori, i soci, i volontari, gli utenti…, attraverso la creazione di strumenti di comunicazione come houseorgan, bollettini telematici…
Un altro aspetto che potrebbe essere migliorato è il sito (www.nazareno-coopsociale.it) al cui interno troviamo anche la sezione dedicata al festival. Una documentazione più approfondita di quanto si è fatto potrebbe servire a più scopi. Ad esempio se oltre alla locandina del festival e ai comunicati stampa ci fosse la possibilità di avere del materiale audio o video di quanto è successo durante i giorni dell’evento, questo materiale potrebbe servire ad altre persone, oppure essere trattato o riprodotto in altri contesti (televisioni, radio, eventi teatrali simili…).
Infine un ultima considerazione: abbiamo visto in più punti di questo scritto come la condivisione dei valori, il sentire comune, l’entusiasmo per quello che si fa sia la base dell’azione comunicativa (ma sicuramente di tutto l’operato della cooperativa), ma se questo stato di cose entrasse in crisi o fosse solo momentaneamente in difficoltà che riflessi ne avrebbe sulla comunicazione? In questo caso una figura professionale specifica potrebbe essere una garanzia in più.

(*) L’articolo, qui in parte modificato, è apparso su AA.VV, Generare mondo. Il progetto Quality Time: azioni per lo sviluppo dell'impresa sociale, Milano, Franco Angeli , 2008