Giorno 5 - il diario di Savigno

Alle 9.30 del mattino io, Roberto, Lucia e Mattias siamo saliti velocemente in macchina,
pronti per andare in tutta fretta a Savigno, tra le colline bolognesi, per incontrare una classe della scuola elementare del paese, nell’ambito del percorso “Bambini di Farina” di cui siamo stati animatori.
Salendo, piano piano, dalla città alle colline si poteva ammirare un paesaggio sempre più bello ad ogni curva…fiori di tutti i colori, prati verdi, file e file di alberi da frutto, albicocche, ciliegi…in breve tempo ci siamo ritrovati catapultati nella primavera. Era davvero tanto, ho pensato, che non vedevo un cielo così azzurro! Quest’aria diversa e leggera, ce lo dicevano le nostre risate, ci stava rendendo diversi e mi ha dato una sensazione di estremo relax. Chissà chi avremmo incontrato di lì a poco?
Arrivati a Savigno, stavano ancora finendo di allestire il mercato, tutto il paese sembrava concentrato lì e faceva un gran caciara, un allegro vociare molto simile a quello che ci ha invaso le orecchie non appena varcata la soglia della scuola. Cominciavo a sentire anche in me un po’ di confusione, un po’ di dubbi e di panico…era da un pezzo infatti che non entravo in una classe, ne sarei ancora stata in grado? Sapevamo in più che per il nostro primo incontro le donne del Semenzaio non avrebbero potuto essere presenti e che questo avrebbe modificato l’andamento dell’incontro stesso. La sfida perciò era quella di trovare un aggancio giusto per introdurre il tema della diversità del pane e delle culture attraverso l’esperienza diretta della nostra diversità… sapevamo che non sarebbe stato facile.
E adesso che cosa succede? Ho pensato, una volta di fronte ai bambini.
La classe, una quarta elementare decisamente vivace, noncurante della campanella e delle grida della maestra, al nostro arrivo si è improvvisamente fermata a guardarci. E da lì, da quel momentaneo istante di silenzio, ci siamo sentiti pronti a cominciare. Una volta trasferiti in aula, in cui ci siamo messi subito in cerchio, pur nel baccano che era già ripreso, un lieve alone d’incertezza si era sparso per il gruppo.
Per sbloccarci abbiamo cominciato così il gioco della carta d’identità, un gioco semplice, il cui scopo è proprio quello di iniziare a conoscersi e a capire che noi diversabili abbiamo dei gusti e degli hobby come ognuno di loro. A questo punto non sono mancate le domande attraverso le quali io e Mattias abbiamo raccontato la nostra storia.
Un altro aspetto interessante, emerso nel gioco, è stato il fatto che alcuni bambini hanno indicato come paese in cui avrebbero voluto vivere proprio il loro paese di origine (Marocco e America Latina), elemento che sapevamo ci sarebbe tornato utile in seguito. A me invece, che sono bolognese, sarebbe tanto piaciuto vivere in Africa, pensate un po’!
Dopo che ci siamo conosciuti, siamo partiti così con un’attività chiamata “scommessa” che ho condotto io stessa. Con l’aiuto di Roberto abbiamo diviso la lavagna in due colonne, scrivendo da una parte ‘’uguale’’ e dall’altra ‘’diversa’; poi ho lanciato la scommessa ai bambini chiedendo loro: Secondo voi io sono uguale o diversa da voi? Tutti hanno risposto “Uguale!” eccetto un bambino di colore, David, la cui mamma proveniva da Santo Domingo. Abbiamo scritto cinque voci per parte e una volta capito che io non ero uguale o diversa ma uguale e diversa dagli altri e che questo vale per tutti, abbiamo preso la palla al balzo dalle parole di David, per cominciare a parlare del pane marocchino Mmsemmen, che prepareremo la prossima volta con le donne del Semenzaio.
“Che tipi di pane conoscete?” Questa la domanda lanciata da Roberto che ha scatenato un girotondo di risposte a mani alzate finché ad un certo punto un bambino ci ha dato la ricetta del pane arabo dicendo che lo mangiava tutti i giorni.
Siamo tutti diversi come le diversità del pane ad esempio quello senza lievito, ragione per cui viene fatto nel caso qualche ospite si trovi a casa tua all’improvviso e ci sia poco tempo per preparare da mangiare.