"Giallo di sera" il giornale di Centri Socio-Educativi del comune di Milano

a cura di Nicola Rabbi

Intervista ad Alberto Dubini, direttore del Centro Diurno Barabino e a Federica Persico e Patrizia Allegri, educatrici e redattrici

Come nasce Giallo di Sera?
Patrizia:
“Giallo di sera” nasce nell’aprile del 1985 come attività di laboratorio di un centro territoriale riabilitativo (come allora venivano chiamati questi centri), subito dopo è stato coinvolto un altro centro. Nell’86 l’esperienza redazionale è stata aperta a tutti i centri di Milano, alcuni hanno aderito e il giornale è decollato.
E’ nato come un giornalino di 56 pagine in formato A4, ciclostilato, fatto in parte all’interno del centro e in parte da uno sponsor; usciva in 5mila copie e veniva spedito in tutta Italia.
Intorno agli anni ’90 l’educatore che si era occupato di questo progetto cambia lavoro e lascia nelle nostre mani questa iniziativa.
Con il tempo sono aumentati i centri che hanno aderito alla redazione del giornalino e abbiamo cambiato anche formato passando all’A3 che ha più la forma di un giornale.

Qual è il vostro progetto editoriale oggi?
Federica:
Attualmente “Giallo di sera” coinvolge nel lavoro 14 centri di cui 6 gestiti direttamente dal comune di Milano e altri 8 convenzionati con il privato sociale. Il giornale, per cui lavorano 80 ragazzi, esce 4 volte all’anno e viene stampato in 1500 copie; mediamente di queste 100 copie vengono spedite in tutta Italia.
Le attività per gestire “Giallo di sera” si possono suddividere in due parti; come redazione centrale, infatti, da un lato dobbiamo coordinare questi 14 centri e dall’altro dobbiamo lavorare anche con i ragazzi del nostro centro.
Come redazione centrale in corrispondenza dell’uscita di ogni numero organizziamo un’assemblea di redazione dove partecipano tutti i centri coinvolti, sia gli operatori che gli utenti. Ogni centro porta il proprio articolo e ogni ragazzo legge la parte che ha scritto. L’assemblea ha un valore più educativo che operativo per la costruzione del giornalino, dato che è importante per i ragazzi leggere quello che hanno scritto. In questo momento, visto il numero delle persone coinvolte, non si riesce ad organizzare più di tanto il contenuto del giornale.
Qui vengono comunque raccolti gli articoli e costruiamo il menabò. Abbiamo strutturato il giornale in diverse sezioni come la “cronaca interna”, dove sono raccolti gli articoli scritti all’interno dei centri e la “cronaca esterna” per tutti quegli interventi che riguardano realtà esterne; abbiamo anche uno spazio per le “interviste” e così via. Una volta pronto il menabò diamo tutto il materiale ad un operatore esterno pagato dal comune di Milano che lo impagina con il computer; infine lo si manda dallo stampatore.
Una volta stampato il giornalino arriva al nostro centro di via Barabino dove, coinvolgendo gli utenti anche di altri centri, viene fascicolato dai ragazzi e dagli operatori. “Giallo di sera” viene distribuito alla zona di appartenenza del nostro centro, agli utenti, in parte viene spedito e il resto viene consegnato alla Circoscrizione. Il giornale viene spedito per lo più ad altri centri diurni o a esperienze editoriali come la nostra che esistono in varie parti d’Italia. Le copie date alla Circoscrizione vengono poi distribuite nelle biblioteche, portate ai vigili urbani, alle associazioni, al servizio materno infantile e così via. A volte distribuiamo le copie direttamente ai passanti e ai negozianti.
Patrizia: Inizialmente il discorso della distribuzione è stato un discorso molto faticoso. Quando portavamo il giornale fuori dal centro ci guardavano in modo strano, la gente aveva un atteggiamento pietistico e dentro di sé pensava: “Poverini questi ragazzi cosa possiamo fare per loro, cosa possiamo offrire?”. Ma adesso non è più così, l’iniziativa è stata capita; anzi adesso se la distribuzione è in ritardo ci chiedono quando arriva il giornalino; si è infatti costruito un rapporto con la popolazione, con i negozianti principalmente e anche con gli uffici del comune: questo è un aspetto molto importante. La distribuzione è un momento molto gratificante per il ragazzo, perché le persone li fermano per strada e chiede loro qual è la pagina che hanno scritto, di cosa hanno parlato e così via.

Come viene scritto il giornale, come gli utenti vi collaborano?
Federica:
E’ nell’incontro di redazione il luogo dove tutti esprimono un’idea a proposito dell’articolo da fare; programmiamo spesso delle interviste a persone esterne come i vigili del fuoco, i negozianti, i semplici passanti… Inizialmente il primo contatto con queste realtà è telefonico, li avvisiamo prima e il più delle volte veniamo ben accolti.
Un altro momento fondamentale è quello della rielaborazione; qui i ragazzi scrivono quello che hanno vissuto. E’ un momento molto delicato che dipende dalle capacità dei singoli ragazzi; noi dobbiamo mettere insieme tutte queste situazioni, rielaborarle e far si che ne esca un articolo che rappresenti bene i ragazzi, dato che si capisce benissimo se un articolo viene aggiustato da un operatore. Poi i ragazzi sono bravissimi a trovare nuove parole, ad esempio lo stesso nome del giornale deriva da un lapsus di un ragazzo che invece di dire il noto proverbio “Rosso di sera bel tempo si spera”, ha detto “Giallo di sera bel tempo si spera”.

Qual è il significato di un giornale come questo? E’ più uno strumento interno indirizzato all’utenza o ha anche una sua funzione verso l’esterno, come momento in cui i centri socio-educativi si raccontano?
Alberto:
Tutto viene fatto in funzione di una migliore condizione di vita sociale degli utenti; questo è un lavoro altamente socializzante, dato che è un lavoro di gruppo in cui il disabile partecipa alla redazione, all’impaginazione, alla diffusione del giornale. Quando i ragazzi escono con gli educatori per loro è una gioia perché viene riconosciuto il loro lavoro, si sentono riconosciuti attraverso un manufatto che loro hanno fatto.
Ma attraverso questa iniziativa si fa anche conoscere il lavoro dei centri socio-educativi agli altri; questo serve alle persone per rendersi conto che anche un disabile può essere un giornalista. La prima volta che ho portato a casa mia un numero di “Giallo di sera”, i miei figli hanno detto: “Ah fanno anche un giornalino”, questa constatazione a me è servita per capire l’importanza di questo prodotto editoriale. In questo modo la gente si rende conto di ciò che un disabile può fare e comunicare.
Patrizia: Per me ha un grande valore di comunicazione esterna; la disabilità non viene vista come qualcosa di chiuso o una realtà difficile da affrontare ma viene vista quasi come una sorta di normalità. Questo giornale serve anche a far arrivare all’esterno le attività dei centri dato che questi articoli parlano di noi, di quello che facciamo. Addirittura da qualche anno nell’ultima pagina del giornale c’e’ un piccolo spazio dove il nostro direttore scrive un articolo su una serie di realtà che il comune di Milano promuove, vengono date delle notizie insomma.
Alberto: Nel giornale si è anche pensato di creare uno spazio, riservato alla direzione centrale, dove si parla di tutte quelle iniziative che il Comune fa per i centri per i disabili. In questo modo i servizi possono comunicare con le famiglie dei disabili e anche con le altre realtà territoriali.

Come il privato sociale partecipa alla costruzione del giornale?
Patrizia
: La maggior parte dei centri partecipanti sono gestiti da cooperative che lavorano in convenzione con il Comune.
Alberto: Il privato sociale è contento di questo iniziativa che è sostenuta economicamente dal Comune, solo per la tipografia spendiamo 6.816 Euro all’anno, poi ci sono le altre spese di spedizione; noi al privato sociale non chiediamo nulla, è un servizio che il Comune offre al privato sociale.

Per il futuro intendete fare dei cambiamenti al progetto editoriale?
Federica:
“Giallo di sera” è una iniziativa sempre in movimento; la novità di quest’anno è stata l’aggiunta di due pagine (che sono passate da 12 a 14) per permettere ad altri centri di partecipare con materiale da pubblicare. Intendiamo allargare sempre più la redazione. Vogliamo fare anche degli speciali con una tiratura limitata (e fotocopiata da noi): quest’anno ne abbiamo già fatti due, uno dedicato alle attività svolte sui computer fatte all’interno del nostro centro e uno dedicato al torneo di calcio.

Per informazioni
Centro Diurno Disabili Barabino
via Barabino 4, Milano
tel. 02/539.53.60